un amore mai dimenticato

Un amore mai dimenticato

Un amore senza fine ma con un nuovo inizio

Sogni…fantasie…voglie…paure…ansie…e tutte queste sensazioni mi portano a te…sei dentro come l’ossigeno…mi fermo, ti penso e mi sento un fuoco che arde.

Perché ho dovuto vederti questa mattina, vederti che ti strusciavi a lei, quando sino a qualche mese fa eri dentro di me, nel più profondo delle mie viscere… se chiudo gli occhi posso ancora sentire il profumo della tua pelle e della mia, che sa di noi, dei nostri umori, della sensazione di vuoto nel non essere penetrata da te, dalla tua voce, dal tuo fuoco e dalla tua infinita “durezza”…

Piuttosto bastava dirlo che una “patata” non bastava al tuo “cetriolo”, bastava mettersi d’accordo… ecco… adesso te l’ho scritto… ti ho palesato i miei pensieri, la mia delusione, la mia interminabile attesa di te.

Oddio, vorrei essere una mosca per poter scrutare la tua espressione mentre leggi, carpire i tuoi pensieri, sentire il calore della tua pelle, mentre ti si fa duro nel realizzare che avresti potuto godere di più…

Ma vedo che non ti perdi d’animo…sei uno che agisce e…anche molto in fretta…

Squilla il telefono… che faccio rispondo? il tuo nome che insiste, uno…due…tre…quattro squilli… no, non rispondo, ti mando un messaggio… un unico sms con scritto: “ore 11:00 al solito posto, Elena”.

La nostra baita

Gioco d’anticipo… con la mia mountain bike salgo il sentiero ed eccola, sempre lì, ad aspettarmi… ad aspettarci come l’ultima notte di passione… meravigliosa la nostra baita.. ma non voglio pensare ad un ieri che non c’è più!

Non era altro che un cubo di legno la nostra baita, dentro non c’era nulla, quando la scoprimmo era disabitata, vandalizzata… piano piano ce ne siamo appropriati, l’abbiamo pulita, sistemata e personalizzata… faceva parte di quel “noi” che avevamo costruito, noi insieme a lei… e adesso a distanza di mesi, capii quanto mi mancasse.

Non feci in tempo ad assaporare questi pensieri, che la malinconia fu scacciata dalla vista del letto, il nostro letto, quell’asciugamani lasciato sul cuscino nella fretta, sapeva ancora di noi… cazzo che ricordi, mi ci fiondo e chiudo gli occhi, voglio assecondare quei ricordi, riviverli nel silenzio, nell’attesa…

Non riesco a pensare a quanto tempo trascorsi con quei pensieri, ma ad un tratto mi ritrovai senza maglietta, con i capezzoli che mi dolevano per quanto fossero turgidi, mi sedetti e sentii l’interno coscia umido… intrufolai una mano sotto il vestito e mi scoprii bagnata e calda… ero eccitatissima, ma dovevo darmi una calmata, non potevo fargli vedere il mio lato sentimentale, dovevo rimproverarlo, punirlo…

Non finii in tempo, che dal rumore capii che era arrivato, allora mi alzai, sistemai velocemente e feci per raggiungere la porta… aprii…..

Quasi mi prendeva un colpo! Non era solo…

Cominciai ad agitarmi, ma non potevo farglielo capire, dovevo inventarmi qualcosa…

Sorpresa

Ebbene, lui prese la balla al balzo, in questo momento di imbarazzo e ci presentò… cazzo che sorriso, disarmante… ho notato che è un’unica cosa con gli occhi… ridono anche loro… Mirella si chiama.. bel nome, adatto alla sua delicatezza…

All’improvviso non la vidi più come una nemica, anzi! Mi piaceva…. mi piaceva troppo!

E lui? Roberto il solito stronzo, sorriso inebriante e occhi penetranti.. Stava di fronte, seduto nella sua solita sedia e mi guardava, mentre mi raccontava i successi degli ultimi mesi, lei in silenzio, quasi annoiata…

Faccio il caffè e lei mi segue, con la scusa che voleva vedere il piano cottura… io ero occupata, con le mani bagnate nel lavare le tazzine e le chiedo il favore di prendermi lo zucchero nello sportello in alto. Lei si butta su di me e sento i suoi seni sulla schiena e mi assale un brivido forte, sconosciuto, mi giro di scatto, le infilo la mano sotto la maglia e le afferro un capezzolo… lei ammicca con le labbra, leccandosele, mi guarda e mi sorride…allora capisco che le piace…e anche lei annuisce… si ricompone…scompare nella stanza… raggiunge Roberto e dopo due minuti li raggiungo anch’io, beviamo il caffè e mentre la mia scarpa scivola via, il mio piede è sui suoi pantaloni, cerco il suo pene e dallo sguardo capisco che gli piace… abbasso lo sguardo… e senza pensarci…. mi alzo e vado verso il letto, mi siedo e chiedo a Mirella di raggiungermi.

Mirella, un desiderio particolare

Lei non se lo fa dire due volte… sembra come quei cagnolini che capiscono che gli stai per dare il premietto… quanto é bella, nelle sue forme…l’osservo e mi piace sempre di più, le sorrido mentre le faccio vedere delle foto, le racconto di Roberto e delle uscite con i soliti amici e lei ascolta interessata…

Ad un tratto, le mie gambe dentro al vestito si allargano mentre guardo Roberto, poi riguardo lei, cerco la sua approvazione ancora una volta… lei si alza, timidamente, non capisco cosa stia per fare, é lenta, delicata ma, a sua volta, seducente, ammaliante, profumata.

Chiusi gli occhi, per sentire meglio questa sensazione e all’improvviso sentii dentro la gonna una mano che mi sfiorava le caviglie, delicata, morbida.. aprii gli occhi.., era Mirella, in ginocchio davanti a me, e con le mani saliva sulle mie gambe e io trasalivo, sentivo meno la salivazione, ingoiai una o due volte e guardai Roberto.

Sorrideva mentre Roberto si avvicinava… era dietro di lei, le chiese di sbattermi contro il letto e di aprirmi il vestito…

Ai suoi ordini

Dai Mirella, spoglia Elena, piano piano”, diceva.

E così fece, uno a uno i bottoni furono aperti e io ero un fuoco .

Roberto continuava a darle ordini, facendomi spogliare ancora e, mentre mi toglieva il reggiseno, era quasi su di me, con una gamba tra le mie e il suo seno ancora vestito quasi sulla mia pancia… avevo la pelle d’oca e respiravo il suo profumo, il suo alito era sul mio collo.

Cominciò a leccarmi le labbra, mentre Roberto le scendeva la gonna e insinuava le dita tra le sue mutandine.

Le sue labbra erano caldissime, morbide, carnose, e la sua lingua…cosa non era quella lingua che dal collo scendeva sui seni, e mi stringeva i capezzoli succhiandoli e mordendoli lentamente, piano e poi vigorosamente… girava tutto intorno a me, lei era molto provocante e la sua lingua sapeva muoversi…

Lei, emozioni nuove

Roberto le aveva tolto le mutandine, ormai fradicie dei suoi umori e le aveva tolto la maglia e staccato il reggiseno.

Io la guardavo, cazzo mi attizzava da morire, Roberto quasi era diventato trasparente, inutile in quel contesto, per me in quel momento esisteva solo Mirella.

E lei doveva averlo capito, perché all’improvviso, mentre la lingua di Roberto era nella sua vagina, la sua iniziò a scorrere più giù, mentre con le mani mi toccava e con le dita mi sfiorava… io ansimavo di piacere, non avevo mai provato delle emozioni così forti… mai con una donna…. Ed ecco che la sua lingua fu dentro la mia vagina, lunga, dura e come si muoveva….succhiava il mio clitoride e leccava, stavo impazzendo…

Quando Roberto….

Elena mettiti a pecorina, che voglio giocare anch’io”, ordinò.

E feci di più, coinvolsi Mirella, mi misi a leccarle la vagina, le entrai con tutta la lingua, mentre Roberto m’infilava le dita dentro la vagina e poi nel buchetto del culo, leccava e con le dita entrava, vagina e culo… culo e vagina… ininterrottamente, fortemente… mi succhiava il clitoride e m’infilava prima uno, poi due… fino a quattro dita e il mio piacere era alle stelle…

”Dai Elena”

Dai la mia porcellina Elena, fammi vedere che sei sempre la mia porcellina Elena, dai ficca le dita nella vagina di Mirella e succhiale fortemente il clitoride, lasciala senza respiro… Dai Elena, dammi il tuo culo, guarda come ti penetro, lo senti quant’è duro il mio pene, dai che spingo e le tue grosse tette ti sbattono, dai che ti sbatto forte il culo, adesso in vagina, dai lo senti tutto dentro? senti quant’è lungo?”

Io non capivo più nulla, mi misi sopra Roberto dandogli la schiena… Lui continuava a penetrarmi forte, era maestoso, si sentiva la sua grandezza e Mirella mi succhiava i seni e mi toccava fortemente il clitoride… piangevo per quanto forte era il piacere….

Ancora Mirella, dai continua a succhiarmi il clitoride e con le dita penetrami la vagina mentre Roberto m’incula, dai forte così, non fermarti, poi continua con le dita, sali con la lingua e succhiami i capezzoli… Tu Roberto scopami, scopami come scopavi la tua Elena, la tua porcellina, dammi il tuo penne, fammelo sentire tutto dentro, forte, dai spingi… spingi… così…. spingiii, non ti fermare, vai… vai…dentro… tutto… daiiiiii così….. bravissimo, sei immenso….”

Un piacere infinito

Il piacere era immenso, unico, tutt’e tre eravamo un’unica anima, un unico piacere….

Continuando, chiesi a Roberto di coricarsi, così da potergli succhiare il pene… nel frattempo…

Mirella mettiti dietro di me e con le dita aprimi la vagina e ficcami la lingua dentro, stringimi forte il clitoride e continua a leccare senza fermarti”, le chiesi.

Contemporaneamente, presi il pene tra le mani, era caldo, non troppo duro… cominciai a leccarglielo da sotto a sopra, scendevo leggermente la cappella, sfiorandogli il filetto e sentivo gli spasmi… glielo stavo succhiando, prima piano e poi più forte…adesso era durissimo, gli massaggiavo le palle, gliele leccavo… risalivo con la lingua e succhiavo… succhiavo… scendeva la sua linfa e io la leccavo, poi ne prendevo un po’ con le dita e massaggiavo le labbra di Mirella per condividere la meravigliosa linfa di Roberto, stessa cosa faceva Mirella con me e Roberto…

Non mi sarei mai fermata…

Lei con la lingua e le dita prendeva la mia linfa che scolava dalla mia vagina… Mi baciava e le dita le infilava nella bocca di Roberto… adesso Roberto non ce la faceva più, era eccitatissimo e il suo

pene aveva gli spasmi ad ogni risucchio… ecco che stava per sborrare… stringevo con le mani e lo segavo mentre continuavo a succhiare…

Siiii Elena continua così, dai che sborro, siii ancora, non fermarti, dai che vengo, daiiii…..” urlò di piacere.

Ecco che accoglievo il suo latte caldo, lo sentivo in gola…caldissimo, buonissimo, poi gli ultimi schizzi sui capezzoli….I suoi schizzi caldi, eccitanti, che me l’indurivano ancora di più e Mirella leccava vogliosa, senza freni, con tanta fame… mentre la mia vagina era un mare di piacere, calore…

Non mi sarei mai fermata…. il mio amore per Roberto era senza fine e con Mirella ero ancora all’inizio.

 

racconto di Elena 176 , chiamala per altre storie piccanti allo 0695541845 oppure all’ 899626217

 

i casi della vita

I casi della vita

Ylenia

I casi della vita a volte ti piombano addosso all’improvviso…Voglio raccontarvi un emozionante situazione, alla quale non avrei mai creduto dar seguito…
Come al solito di corsa, un giorno come un altro, il lavoro, mille cose da sbrigare. Appena sveglia voglio solo caffè e sigaretta ma, sorpresa, il caffe è finito e la spesa ancora da fare.
Doccia al volo, m’infilo il primo vestitino che mi capita sotto mano, le Converse e corro al supermercato.

Ethan

Mi sveglio presto anche se non lavoro oggi. Questa casa mi sta stretta. Esco per godere di una parvenza di fresco, almeno la mattina. Salgo in auto, non ho meta ma tanti pensieri. È giornata di compere oggi. Lo so già che presto mi chiamerà perché manca questo o quello. Non ho voglia di sentirla perciò l’anticipo e mi dirigo al supermarket…

Svogliatamente navigo per le corsie e…la vedo! Accucciata a leggere una scatola di cereali, nel suo cestino solo caffè. Le gambe scoperte ma serrate. Le forme evidenti in quella posa composta.
Spalle nude, fa caldo. I capelli raccolti evidenziano la linea del collo…molto sensuale. Scarpe slacciate, in modo disordinato. Con noncuranza la sorpasso per vederla di fronte e, col volto rivolto ad uno scaffale, noto la scollatura e lo splendido viso. I capelli spettinati le coprono un occhio.
Mi accorgo che la sto fissando. Ho una scatola in mano ma sono voltato verso di lei. Non riesco a toglierle gli occhi di dosso. Decido di andarmene ma lei alza lo sguardo e mi pianta il suo sguardo addosso. Non è infastidita, di certo lo sa che la stavo spogliando con gli occhi, ma anzi, sembra compiaciuta!

Ylenia

Mi sento il suo sguardo addosso, mi volto e lo vedo lì in piedi davanti allo scaffale, mi scosto la ciocca che mi copre in parte gli occhi e incrocio il suo sguardo. Mi sembra imbarazzato, ma scelgo ugualmente di rivolgergli la parola perché ha un non so chè…alto circa 1.80, barba biondiccia e testa completamente liscia, intrigante…uno sguardo al suo corpo e nemmeno quello è male, nessun eccesso ma il fisico di un uomo tra i 40 e 45, in forma.

Ethan

Sto per andarmene quando lei mi chiede: scusami, ho un crampo, sai la posizione (civettuola), mi aiuteresti ad alzarmi?

Ylenia

Gentile mi risponde e dio mio quando sento la sua voce mi viene un brivido dentro, mi piace molto e mi intriga.

Ethan

Le tendo la mano e con l’altra l’accompagno nel movimento sfiorando la schiena. Alzatasi, sente un dolore alla coscia e sorreggendosi a me, alza un piede e si massaggia. Sento il suo profumo, la sua testa all’altezza del mio torace. Inspiro e mi nutro.
La provoco con una goffa battuta…”Non credevo di arrivare a toccarti così presto…”
Quando riabbassa il piede, e si sistema il vestito, d’istinto le aggiusto una ciocca…”cazzo, sto facendo??”

Mi sta guardando mentre completo il mio gesto, “cazzo che occhi ha”! Mi trema la mano ma il suo sguardo mi chiede di continuare. Continuo, le sfioro l’orecchio e le passo le dita sul collo, protendendomi verso di lei. Le lancio un occhiata alle labbra, lei le schiude per un istante…la bacio. Un bacio veloce, che non le da il tempo di reagire…
mi scosto…
la guardo…
mi aspetto un ceffone ma…
…sorride e se ne va, con la faccia da stronza e un sorrisetto malizioso che me la farebbe sbattere su quello scaffale per limonarla duro incurante delle conseguenze. Resto un momento a guardarla andar via per poi ultimare il mio giro.

Esco dal supermercato, senza aver comprato nulla e con stupore la vedo lì, appoggiata con la schiena ad una colonna del parcheggio che si fuma una sigaretta! Non ci credo, che mi stia aspettando? Provo a mascherare il sorrisetto che sento nascere e mi avvicino, l’auto parcheggiata da quelle parti…”ci rincontriamo!?!” le dico e lei, nello sfumare quell’ultimo tiro di sigaretta, mi risponde con una domanda “lo vuoi un caffè?”

Dove cazzo mi sto cacciando? La testa fa mille viaggi al secondo, uno sguardo rapido al cellulare, ci sono notifiche non lette ed è tardi ma rispondo di si! È più forte di me e ci avviamo. Lei abita qui vicino e lascio l’auto nel parcheggio; mi fa strada. Arrivati al portone del suo palazzo lei sale e io, dietro, la guardo: come

si muove salendo, mi sento avvampare, quei tre piani di scale sembrano interminabili…ma eccola tirar fuori le chiavi e la sola cosa che mi va in loop nel cervello è “ci siamo! Che cazzo sto facendo?!”
Entrando do un rapido sguardo alla casa ed eccoli i mille pensieri al secondo riaffiorare nella testa.

Ylenia

Vieni accomodati… il tempo che la macchinetta sia pronta e prendiamo il caffè. Dimmi fai sempre così con tutte? Una gentilezza per un bacio?

Ethan

Mi sorride e mi spiazza, non attende una risposta e va a prendere il caffè, torna e si viene a sedere sulle mie gambe! Non ci penso su un istante e le faccio posto per accoglierla proprio dove la volevo dal momento che l’ho vista. La sua bocca sulla tazzina, bagnata dal caffe, la lecca e si morde le labbra. Il mio lo butto giù alla goccia manco fosse uno shot di rum, ho caldo, poso la tazzina sul tavolo e le mie mani sui suoi fianchi per sorreggerla. Inizio ad accarezzarla leggermente, lei mi si spinge, mi monta a cavalcioni e mi osserva per un attimo soltanto, fiondandosi letteralmente sulla mia bocca e strappandomi il fiato.

Ricambio immediatamente, attirandola ancora di più a me, sento il suo seno sotto quel sottile e leggero vestitino, caldo sodo…e quei capezzoli turgidi che mi strusciano addosso. Le mie mani che ora, meno dolci, la palpano, stingendo e pizzicando tra le nocche quel capezzolo grande e chiaro che non chiede altro se non essere leccato, mordicchiato. Non posso aspettare, lo succhio come un lupo affamato e, mentre la mia bocca è piacevolmente occupata, le mie mani la scrutano.

Di scatto mi alzo, con lei aggrappata, le sue calde cosce mi stringono in vita, con le braccia al mio collo e il seno libero, fuori dal vestito, mi si stringe addosso e nel sentirla cosi la bacio ancora. La saliva continua a mischiarsi con la sua, in un turbinio di sapore ed eccitazione. La mia mano sulla sua coscia e sorreggerla e a godere della sua carne calda, pulsante…La sento vibrare sotto il mio tocco e la voglio. La voglio più di quanto abbia mai voluto nessuna, questa fata appena incontrata. È assurdo quanto stia accadendo, mi salgono mille castelli e allento la presa…lei se ne accorge e porta una mano sul tavolo, l’altra stretta al mio collo.

La siedo afferrandola per le cosce la tiro verso di me. Mi ci spingo e struscio sopra e….cazzo se è calda! La sento, ho ancora i pantaloni addosso anche se per poco, le sue mani mentre mi toccano salgono a slacciarmi la cintura, la sua lingua che scorre sul mio collo e anche se ho sempre disprezzato piercing e tatuaggi lei… mi sta facendo crepare con quella pallina in acciaio sulla lingua! Come mi lecca, premendo con le sue labbra bagnate e polpose sulla mia pelle, tremo.. non resisto, le stringo di più le cosce e per un instante temo di farle male. Le sollevo e lei scorre indietro con la schiena. I suoi gomiti sul tavolo la sostengono. Mi guarda con quegli occhi penetranti e mi vuole quanto la voglio io. Le sue mani sfiorano i seni, mi afferra un lembo di maglia e tirandomi a se mi sussurra ..”fammi morire”!

Nemmeno so come mi sono levato le mutande, ma posso affermare che come appoggio la cappella su quelle labbra gonfie, mi sembra di sentirla scoppiare! Mi devo calmare, ma cazzo mi cola sopra e lei me lo afferra proprio alla base, accarezzandolo, me lo fa scivolare dentro. È bollente! Scorro con una mano sotto la sua coscia, l’altra dietro al collo e succhio le sue labbra, lecco il suo collo, i colpi aumentano e lei si muove sotto di me…trema…vibro e la sento tutta. Allenta con le cosce lasciandosi scivolare giù da quel tavolo, mi abbraccia, mi bacia ancora e me la godo…mi prende un polso e se lo porta in vita mentre si gira dandomi la schiena.

Fa cadere in terra il suo vestitino oramai sgualcito, le mutandine ancora su e scostate da un lato. Mi fa impazzire vederla cosi e non perdo tempo! Dal bacino scivolo sul suo clitoride gonfio…la masturbo e con l’altra mano mi afferro il cazzo per penetrarla ancora. Lei da stronza mi blocca la mano e mi dice: “lascialo, trova da solo la strada”
Sorride e si muove contro di me facendomi crepare mentre scorro in mezzo ai suoi glutei e aveva ragione! Scivolo dentro di lei e mi perdo sulla sua pelle bianca come il latte, quel tatuaggio che le prende 1/3 di schiena improvvisamente mi sembra la cosa più eccitante al mondo!

Avverto le sue cosce tremare, rigate e colanti dei suoi umori. La sento godere più e più volte, in orgasmi che mi schizzano addosso! Sono inondato letteralmente del suo piacere, non resisto più…i colpi sono più profondi, forti, bestiali…voglio scoparla nell’anima e godo! Cazzo se godo ..dentro di lei … la paura che finisca tutto è tremenda ma durata poco o niente, quella mattina, ho guadagnato tempo… e trovato più di un amica…i casi della vita!

Racconto di Ylenia 122 e Ethan . Chiamala allo 0695541845 oppure all’899626217

puoi ascoltare l’audioracconto di Ylenia e Ethan nella pagina ASMR

 

sesso d'estate

La mia estate infuocata

Un sogno eccitante

Ero nascosta, respiravo appena…non volevo mi trovasse subito… non volevo che Lui notasse il mio imbarazzo, il mio cuore che stava sussultando, il mio calore, la mia ansia…allora mi arrampicai, arrivai al solaio del fienile e mi adagiai tra l’odore inebriante del fieno, chiusi gli occhi e cercai di concentrarmi sui suoi passi lenti… Più si avvicinava quel rumore, più il mio cuore accelerava e il respiro si fermava. Sentivo che lo volevo, lo volevo fortemente dentro di me, volevo sentire le sue turgide labbra sfiorarmi le gambe, sentire il suo calore, l’umidità della sua lingua che saliva, le sue dita che mi sfioravano ovunque…sentivo la pelle d’oca, i seni mi dolevano e sentivo caldo…ovunque… A questo punto mi sfioravo e poi sempre più forte, più violento…il mio fiore intriso di rugiada, che filava come fosse miele… le mie dita sulle labbra da cui succhiavo nettare ancora caldo, saporito…non volevo fermarmi…mi girava la testa…persi i sensi…

All’improvviso il silenzio.

I miei pensieri confusi accompagnavano questo momento, sentii chiamarmi due…tre volte… e poi la sua risata, così come l’avevo memorizzata nei miei occhi… nel mio cuore…

– “Elena lo so che ci sei, sento il tuo odore, percepisco la tua presenza, fatti trovare, fammi catturare la tua sensualità”.

Ma sognavo…ogni singola parola, perché era ciò che avrei voluto dicesse…. e invece no… svegliandomi da questo torpore realizzavo di trovarmi nel fienile e fuori la nonna che continuava a chiamarmi a squarciagola…

Cercai di darmi una sistemata, ero sudata, avevo i capelli arruffati, il vestito bagnato… spostai tre balle di fieno, dovevo dare l’idea di essere stata all’opera, dovevo giustificare il mio rossore sul viso.

Quindi la raggiunsi, ansimando come se avessi trasportato un carico da soma, ma dentro ero ancora tutt’un fuoco…

Una sorpresa sgradita…

– “Ma dov’eri finita, è un’ora che ti cerco, devi andare a fare una cosa per me. Tieni i soldi, devi andare alla bottega del Signor Chiellini, devi prendere tutto il necessario per la cena di stasera, abbiamo ospiti, lo sai che vengono i Signori Martinez con il figlio, sai quello che si è appena laureato in filosofia. Lo conosci, ci giocavi insieme quando venivi da piccola”.

Come no? pensai…. avevamo io sette e lui dieci anni…. Giorgio, questo il suo nome, aveva gli occhiali così spessi che non percepivo nemmeno il colore dei suoi occhi e poi…come dimenticare le sue lucertole che dal barattolo finivano nella mia testa…o quando svitò tutte le luci e mi rinchiuse nella cantina al buio…e quando entro in bagno e mi nascose i vestiti… potrei continuare all’infinito, solo al pensiero di rivederlo mi metteva i brividi, quindi balbettai soltanto qualche sillaba.

– “si…siii. non…na”.

La nonna mi guardò stralunata, non capiva e tornò in casa borbottando sui giovani di oggi, sulla loro stranezza.

Quel pomeriggio di agosto passò in fretta, così come avrei voluto finissero quei giorni. Ero stanca della campagna, desideravo ritornare alla mia vita, alla mia libreria, ai miei studi e ai miei sogni…

Aiutai la nonna a preparare tutte le prelibatezze che si era decisa a portare in tavola, doveva fare bella figura per poter attrarre i Martinez, le servivano i loro soldi per il galà di beneficenza. Un grande evento che si teneva tutti gli anni alla tenuta.

Poi, dopo essere andata a vestirmi, uscii fuori. Era quasi tramonto e mi sedetti nella panchina accanto alla fontana, accarezzavo le papere, dando loro del pane. M’inteneriva il loro verso, sembrava mi stessero ringraziando.

…che si trasforma in pura sensualità

Il vento dominava, i miei capelli ballavano al suo soffio e fu allora che lo vidi.

Il più bel ragazzo che avessi mai visto, avete presente quelle statue altissime di nudo, che vi emozionate solo a guardarle? ecco questo era… ma chi era?

Pensai a cosa dire, si stava avvicinando verso di me, con un sorriso di sfida, di chi sapeva… cazzo, pensai, sa chi sono, eppure io non avevo davvero idea di chi potesse essere…

Mi guardai attorno, speravo ci fosse la nonna ad anticiparmi, invece il nulla: dovevo arrangiarmi!

Pensai, ora gioco d’anticipo, salutandolo…no, meglio di no…aspetto che si presenti, in fondo è lui che sta venendo qui, ma…mentre mi facevo tutte queste seghe mentali, notai che era scomparso, mi girai a destra e a sinistra non vedendolo più e quasi mi sentii sollevata, ma nello stesso momento ero dispiaciuta, perché era davvero molto bello, mi sarebbe piaciuto capire chi fosse.

Decisi di entrare in casa, affrettai il passo e più mi avvicinavo, più sentivo il chiacchiericcio di mia nonna e delle voci estranee ridere di buon gusto. Mi lasciai la porta alle spalle, entrai nel grande salone e fu lì che incontrai per la prima volta i suoi occhi, mentre il suo sorriso appena accennato stava già facendo capolino dentro di me.

Vecchi amici…nuovi giochi

La nonna sorridendo fece un cenno e mi presentò.

– “Carla e Francesco carissimi, vi ricordate di mia nipote Elena? adesso è una donna e una grande studentessa di antropologia alla Sapienza di Roma… vieni Giorgio, ti ricordi? suvvia, giocavate sempre insieme”.

In quell’istante morii…sentii il mio viso un fuoco… lui era l’adone che avevo visto in giardino, il bronzo di Riace che mi aveva destabilizzato…poteva mai essere il tipo di dieci anni che mi faceva tutti quei dispetti? quello che mi aveva vista in mutande, che mi aveva rubato i vestiti? Oddio che vergogna! Magari anche lui starà ricordando e dentro di sé starà ridendo di me…aiutooo!!!

Ad un certo punto , credo si sia reso conto del mio imbarazzo e guardandolo meglio anche lui lo era, forse stava ricordando i suoi improponibili occhiali, quindi decisi di sfoderargli uno dei miei sorrisi per alleggerire la tensione. Ovviamente si iniziò a parlare tutti dei vecchi tempi, di quando noi eravamo cuccioli e io non riuscivo a togliere i miei occhi dai suoi, ero affascinata dalla sua voce che nulla aveva a vedere con quel bambino di quindici anni prima, sentivo la necessità di ascoltarlo e ascoltarlo e… ascoltarlo ancora, ero inebriata del suo profumo, ero perduta nei suoi discorsi… Era colto, interessante, e stranamente umile e io ero già su un altro pianeta.

Ad un certo punto, fu la nonna a riportarmi sul pianeta terra, chiedendo a me e Giorgio di andare a fare un giro, si vantava con i genitori di quanto io fossi capace nell’aiutarla nei campi, con le viti, di quanto fosse importante il valore del suo vino, insomma, ci guardammo e lui esclamò:

– “Perché no Elena, dai, ritorniamo a quindici anni fa, quando ti rincorrevo nei filari o nel fieno per farti vedere le lucertole” .

E rideva … e come rideva. in fondo era ciò che volevo, lo avevo desiderato tutta la sera, poterlo avere a due centimetri da me…

La sfida

Iniziammo a passeggiare, parlavamo delle nostre vite, dei nostri interessi, del mio mancato fidanzamento e del suo quasi matrimonio, che stava addirittura abbandonando gli studi… della sua passione per le lumache. In famiglia avevano un terreno nelle vicinanze e lui aveva creato diversi allevamenti di specie diverse.

Anch’io mi ero aperta, sebbene spesso pensassi di non avere una quotidianità così brillante, ma più parlavo, più lo sentivo sempre più vicino.

Adoravo la sua voce, volevo che non smettesse di parlare, mi eccitava il suo timbro, mi piaceva la sua cadenza così calma e affascinante.

Ero emozionata e il fuoco dentro di me stava divampando, ormai era un incendio indomabile, la salivazione si era azzerata, ma avevo paura se n’accorgesse e magari ridesse di me. E non potevo permettere che accadesse.

Allora lo sfidai.

– “Dai, facciamo come hai detto tu Giorgio, rincorrimi come quando avevi dieci anni, vediamo se riesci a prendermi”.

E corremmo… corremmo come se si stesse svolgendo la corsa campestre del paese… a volte mi giravo e i miei capelli volavano e, tutte le volte, scorgevo il suo sorriso su di me…

Una corsa a perdifiato

Arrivammo sul campo, le balle erano già sistemate, c’era poco fieno in giro, ormai l’estate era agli sgoccioli e si sentiva anche dall’aria fresca, un po’ pungente…

Io non sentivo freddo, anzi con la corsa ero abbastanza accaldata, ma c’era qualcosa di più forte che manteneva costante questa caloria sulla mia pelle: la presenza di Giorgio.

Lo guardavo meglio adesso, con la luce della luna e la penombra creata dalle luci dei magazzini. Vedevo i suoi capelli sul lungo, spettinati dalla corsa e i suoi immensi occhi cielo, aveva la pelle chiarissima ed era altissimo.

Aveva le mani sulle sue cosce e respirava affannosamente, io ero presa da lui, in maniera davvero assurda. In fondo era per me uno sconosciuto, ma mi piaceva questa sensazione, era molto intrigante.

A quel punto, mi guardò e sorrise. io lo assecondai sorridendogli, ma non contenta con uno scatto mi rimisi a correre.

Conoscevo molto bene quei campi, ogni estate andavo ad aiutare la nonna nel suo lavoro, c’era sempre molto da fare e io ne approfittavo per beneficiare del sole e del lago e staccare un po’ con la città.

– “Ah sì, non sei ancora stanca? adesso ti faccio vedere io, appena ti prendo”, mi disse con aria canzonatoria e di sfida.

Ad un tratto, era vicinissimo e io correvo sforzandomi di aumentare la velocità, mentre gli ripetevo:

– “Non mio prendi, io sono più veloce di te”.

Ridevo, perché ero felice, pervasa di emozione: non c’era alcun altro posto dove io volessi stare!

Toccami

All’improvviso, però, persi l’equilibrio e caddi a terra, ma non sentivo nulla se non il mio respiro, quindi mi girai e chiusi gli occhi.

Giorgio arrivò concitato, preoccupato, mi accarezzò il viso, pensava stessi male. Chiamò il mio nome con dolcezza, chiedendomi come stessi e io aprii gli occhi e gli sorrisi.

– “Sto bene, adesso sto bene”, gli dissi ansimando.

E continuai a guardarlo negli occhi, non dicendo più nulla, non avevo più parole, ero emozionata, lo avevo così vicino per come avevo desiderato tutta la sera.

Anche lui non disse altro, i nostri respiri erano un’unica sinfonia e la musica delle nostre emozioni stava prendendo il sopravvento. Eravamo tra due balle di fieno e lui era accanto a me, con gli occhi tra i miei, aveva afferrato la mia mano per la paura che mi fosse successo qualcosa e non me l’aveva più lasciata. Sentivo pulsare la vena del suo polso, i suoi battiti erano a mille e dentro di me ormai ogni centimetro lo desiderava.

Allora sentii la sua mano afferrarmi leggermente la caviglia e sentii le sue dita salire sulla mia gamba. Ero pietrificata ed avvertivo la pelle d’oca, lo guardavo e mi mordevo le labbra, lui aveva capito e mi aveva abbracciata forte, come fosse l’ultimo.

Bagnata, eccitata e pronta a tutto

E poi iniziò a baciarmi dolcemente, piano, a più riprese, sentii la sua lingua cercare la mia e mordermi piano tutte le labbra, si sentiva che mi voleva, si sentiva cazzo…

Allora riprese da dove si era fermato e le sue dita iniziarono a salire, erano sulle mie cosce e diventarono mani, meravigliose grandi mani che mi sfioravano dalle gambe alle cosce, mentre mi baciava fortemente, con passione.

Le sue mani oltrepassarono il mio vestito, e raggiunsero i miei slip e da come erano bagnate, Giorgio capì quanto fossi eccitata, perché il suo sguardo me lo fece capire…

E io annuii.

Allora con uno scatto me le strappò e cominciò a massaggiarmi con tutta la mano la figa, stimolandomi con un dito il clitoride, poi infilò le sue dita… uno alla volta e, il tempo di guardarmi e sorridermi, e la sua lingua era tutta dentro di me.

La muoveva con maestria, spingeva a fondo, la metteva tutta dentro, ci sapeva fare eccome! mi leccava e con le labbra mi mordeva e succhiava e… io non capivo più nulla… io godevo come se non ci fosse un’altra volta, ero in un’altra dimensione, e godevo…godevo…e orgasmo fu e mi sentivo alle stelle.

Ma non era finita! Mi persi nei suoi occhi e capii che era solo l’inizio….

Un orgasmico 69

Mi sfilò pian piano il vestito e mi guardò tutta, come se volesse memorizzare ogni centimetro del mio corpo, sfiorò la mia pelle, mi tolse il reggiseno e toccò i miei seni, i miei capezzoli erano turgidi e vogliosi, infatti iniziò a succhiarli sempre più forte, allora io ebbi il bisogno di toccarlo, volevo sfiorare la sua pelle, baciarlo ovunque… decisi di assecondare il suo corpo che aveva degli spasmi al passaggio delle mie labbra e della mia lingua. Mi misi in posizione sessantanove e con le mie mani, iniziai a massaggiargli i testicoli e con le dita a sfiorargli il pene… tra le mie dita si faceva sempre più duro, le mie labbra lo sfioravano, baciando la sua punta e sentivo i suoi spasmi; lo stringevo tra le mani prima piano e poi forte e sentivo quanto gli piacesse e con la lingua facevo movimenti rotatori, mentre lui mi allargava con le dita la figa e mi infilava la lingua, tutta in fondo, cazzo che momento, l’eccitazione a palla…

Allora mi alzai e mi misi seduta su di lui e iniziai a strusciare la figa sul suo pene, mentre continuava a succhiarmi i capezzoli. A quel punto il suo pene era alle stelle e fu dentro di me e io spingevo…spingevo come non mai, lo sentivo forte e grosso. E’ più godeva, più forte mi succhiava i capezzoli e con il dito mi stringeva il clitoride, poi mi metteva due dita nel sedere e io continuavo a spingere… il suo pene pulsava dentro di me, era caldo e io lo volevo sempre più forte.

Eravamo così eccitati e vogliosi l’una dell’altro che sembrava non ci fosse mai fine…

Stava per avere un orgasmo, così io uscii e glielo presi in mano e con la bocca continuai a succhiarlo forte. Lui penetrava a fondo con la lingua nella mia figa, mi mordeva il clitoride e mi sfondava con le dita e il suo pene lo sentivo in gola…

E orgasmo fu.

E ancora più a fondo…

E fu più forte del primo, infinito, perché Giorgio continuava senza fermarsi, perché era eccitato e…. Giorgio stava bene, stava godendo e io mi sentivo di dominarlo, stava bene grazie a me, alle mie labbra…allora continuai  sino a che non sentisse la necessità di venire…e quindi sentii fortemente il suo calore e il suo sapore, ingoiai il suo seme, mentre stringevo il suo pene e lo sentivo schizzare nella mia bocca. Presi le dita della sua mano, me le misi in bocca succhiandole, gli presi il polso e gli feci mettere le mani sui miei capezzoli, avevo tutto il suo sapore addosso, ed ero eccitatissima, non mi bastava e nemmeno a Giorgio…

Il suo pene schizzava ma era ancora duro. Giorgio mi guardò e mi penetrò ancora a fondo, con fermezza, mentre mi sussurrava che voleva fossi sua, tutta la notte… mi rigirò, mi aprì le cosce e mi penetrò dominandomi mentre mi mordeva le orecchie. Entrava e usciva ed era ancora durissimo…si strusciava nel mio sedere… così mi mise a pancia in giù, si abbassò e cominciò a spingere dentro il mio culo la lingua mentre con le dita mi sfondava la figa.

Mi girava la testa, quando il suo pene penetrò il mio sedere e con la punta entrava ed usciva, era delicato, tenero…. mi sedetti su di lui e spingevo. Era bellissimo perché mentre mi penetrava il culo, le sue dita toccavano la mia figa e con le labbra mi  succhiava forte i capezzoli.

Inondata del suo seme

La sua eccitazione continuava e si sentiva, il suo pene pulsava, era caldo e durissimo, lo sentivo dentro di me in tutta la sua grandezza e lunghezza. Mi rigirò, mi penetrò di nuovo nella figa e iniziò a scoparmi prima piano e poi fortemente tenendomi le braccia bloccate… poi mi abbracciava, mi sfiorava e mi abbracciava, mi guardava, sorrideva e mi baciava…

Avemmo un orgasmo insieme, stavolta venne in figa e io lo sentii davvero fortemente mio… Mi guardò e non ebbe fretta di uscire.

Restò così, continuando a baciarmi il viso, il collo e le labbra per un po’…

Mi sentivo sua e lo sentivo mio… ero grata per questo e sarei potuta morire così perché era tutto ciò che desideravo.

Adesso non avevo più tanta fretta che finisse l’estate.

 

racconto di Elena 176 . Chiamala allo 0695541845 oppure all’ 899622217

 

 

i peccati di due novizie

I peccati di due novizie – la retta via –

La novizia arriva a Roma

E’ forte il desiderio in Halena, una ragazzetta di un paese lontano, dove il suo credo è decisamente in minoranza di riuscire a realizzare la sua vocazione religiosa.
Bella, alta, capelli neri come la notte e occhi azzurroverde, e con un corpo decisamente da urlo. Nulla da invidiare ad una modella ma il suo cuore è puro e il suo corpo incontaminato.
Grazie ai contatti giusti arriva a Roma nel convento che la renderà ciò per cui è nata, il suo destino è scelto…Ecco l’occasione della sua vita , quella che le permetterà di realizzare il suo più grande desiderio, essere una suora vera.

Il diavolo e l’acquasanta

A condividere la stanza con Halena c’è un altra ragazza, anche lei molto giovane, di nome Miriam. Una moretta di Roma, dagli occhi scuri e profondi. Una bellezza mediterranea tutta Italiana. Miriam, a differenza di Halena, è sempre stata una ragazza frivola, tutta tacco 12, minigonne e gloss. Una vita dissoluta tra i festini nella Roma bene e troppi vizietti che le avrebbero garantito certamente una vita incasinata. Così, in cerca di ritrovare se stessa e la retta via soprattutto…viene accolta in questo luogo lontano dalla perdizione, ma sappiamo bene quanto certi vizi siano difficili da lasciare andare.
Tra le due ragazze ci fù da subito una forte intesa. Così diverse ma affini come se si compensassero, alla vista erano il diavolo e l’acquasanta. Ma divennero subito amiche in questa realtà dura, fatta di preghiere, regole, privazioni e reclusione.

Dure giornate e piccoli segreti da novizie

Le giornate erano tutte uguali, iniziavano alle 5:00 con preghiere e meditazione, la messa delle 8:00, poi la colazione frugale, compiti e mansioni da svolgere fino alle 12:00 e  poi il pranzo, altrettanto frugale. Subito dopo si ascolta in rigoroso silenzio la lettura di un testo spirituale, si lavora ancora fino alle 18:00 , la cena(forse), si prega di nuovo fino alle 22:00 e poi si dorme. Il rapporto tra Halena e Miriam si fa più forte, le ragazze sono complici, e Halena mantiene i piccoli segreti di Miriam per se. Come quei rumorini che la svegliano in piena notte, i fremiti e gemiti strozzati sul cuscino di Miriam che si masturba freneticamente ogni santa notte. Halena che non ha mai sperimentato nella sua vita i piaceri della carne proprio non comprende come sia possibile lasciarsi andare in quella maniera.

Amore saffico tra le due amiche

La ragazza, un giorno, durante i lavori nell’orto decide di affrontare l’argomento con la sola amica che ha e Miriam scoppia a ridere incredula.
“Sei così bella e non hai mai preso il cazzo? Non ci credo! Nemmeno una leccatina a na bella cappella?”
Halena, con il viso rosso di vergogna scuote la testa ad occhi bassi, confermando che non ne sa proprio nulla di maschi.
Inconcepibile per Miriam, che le si avvicina, dolce e maliziosa. Lei con quella vocina innocente e quello sguardo da zoccoletta eccitata, le accarezza le forme nascoste dall’abito casto. Halena in quell’istante sente un brivido che mai ha provato prima, lo sente nascere nel ventre ed esplodere in qualcosa di bollente che le pervade il grembo. Scivola sulle cosce che le tremano, il tocco di Miriam si fa più intenso e mentre scende con le mani le si inginocchia davanti intrufolandosi sotto le vesti.

Halena crede di morire per l’emozione che sta provando con la lingua di Miriam e quelle dita che vanno a stuzzicarle ogni punto li sotto, sente come quell’intenso momento stiaa per scoppiarle tra le cosce. Quelle cosce pure, fino a prima della bocca di Miriam e di quelle dita sottili e affusolate che l’ accarezzano da dio. Halena non sa come fermarsi e la sua carne pulsa, trema e schizza nella bocca di Miriam che beve di gran gusto tutti quegli umori, per poi uscire da quelle cosce tremanti e baciare sulla bocca la sua amica, facendole sentire il buon sapore che ha il sesso.
Le ragazze da quel momento furono più unite e complici che mai e le lunghe notti non erano più così fredde, le grandi leccate di quelle giovani fichette gonfie e sempre bagnate le rendevano notti bollenti e piacevoli.

I piaceri dell’orto

Miriam, un pomeriggio nell’orto, ebbe l’idea di chiedere ad Halena se voleva provare qualcosa di più eccitante, che le avrebbe dato un piacere molto più intenso.
Il desiderio che aveva Miriam era quello di penetrare e farsi penetrare da Halena, povera Miriam, lei senza cazzo non sapeva davvero stare ma Halena che non ne aveva mai preso uno non poteva capire di che piacere si stava privando da una vita.
“Dai Ale, appoggia le mani su quel tronco e apri le gambe, vieni, spingi fuori sto culetto che ora la mia lingua ci fa magie…Tranquilla che sarai vergine come tutte le spose, vergini in fica sfondate nel culo!”

Miriam inizia a leccarla e Halena se la gode dilatandosi tutta, sempre più gonfia e aperta inizia a sentire qualcosa che le si appoggia in quel buchino…si proprio quello nel suo culetto. Miriam le spinge una piccola carota, si fa spazio, le apre quel culetto dolcemente con un gioco da maestra di lingua e rotazioni, scivolamenti dentro fuori e ancora lingua tra culo e fica, tutto va per il meglio, è fatta. Ormai Halena è aperta, può prendere qualcosa di più grosso come una di quelle zucchine chiare, lunghe e strette.
Una volta dentro Halena, Miriam si infila dentro l’altra estremità della zucchina  per scoparsi la figa mentre incula la sua amica, il piacere è così forte che i gemiti sono incontenibili, tanto da richiamare l’attenzione della madre superiora che impazzisce alla vista di questo spettacolo osceno e perverso.
Prese per il collo e staccate l’una dall’altra dalla madre superiora che, senza perder tempo, le prende a colpi di canna di rattan che la vecchia aveva sempre con se, perchè le punizioni non mancavano mai, per un motivo o per l’altro.

Punizione

I primi colpi sulle cosce delle ragazze, i successivi sul culo, prima una e poi l’altra sulle ginocchia della Superiora a farsi fare il culo rosso da innumerevoli sculacciate. Quelle natiche dai cordoni rossi, bollenti, dovevano espiare le colpe della lussuria ma, per la madre superiora, la vista di quei buchini spanati era inaccettabile. Bisognava estirpare il seme della lussuria da queste piccole puttane.

Arrivate le alte sfere, dopo essere state informate dell’accaduto, vengono accompagnati in una grande aula dove li attendeva la Badessa con le due ragazze. Private dell’abito che ormai non meritano più, nude, umiliate e in ginocchio attendono con terrore la punizione imminente.
Gli alti prelati, alla vista di queste due cagnette addestrate al suono del clicker in mano alla badessa, si alzano e si inginocchiano a seconda dei click-clack che sentono, si rendono conto che la punizione deve essere esemplare. Per colpa di queste due puttanelle i loro cazzi sono di pietra, i pensieri annebbiati dal peccato della carne…si insomma se le voglio fottere.

Pene corporali a colpi di cazzo

Il più alto in carica prende l’iniziativa avvicinandosi alle ragazze e porgendo la mano destra per farsi baciare l’anello. Le due, spaventate, baciano timidamente l’anello, ma la Badessa furiosa con le due, le afferra per i capelli intimandogli di tirare fuori per bene la lingua come le cagne che sono e spingendole sulla mano dell’uomo le obbliga a leccare l’anello.
Alla vista di ciò anche gli altri si avvicinano come lupi affamati, mostrando le loro cappelle gocciolanti che sotto gli abiti talari erano ormai ben visibili. Accerchiate da questi uomini non hanno scampo e dovranno subire le punizioni che verranno loro inflitte senza pietà.

Uno di loro, con in mano una vecchia paletta di legno, inizia a colpire le tette gonfie e turgide di Halena mentre un altro pizzica e torce quelle di Miriam per poi schiaffeggiarle entrambe sulle bocca. Le labbra ora gonfie, rosse e colanti di saliva e quei faccini rigati dalle lacrime rendono ancora più eccitati e violenti gli inquisitori che, uno a uno, spingono il membro duro e gonfio nelle bocche delle ragazze. La suora preme con forza le teste delle giovani, schiacciando quei nasini contro quei peli ricci e folti ingozzandole di cazzo fino a fargli girare gli occhi al contrario.

Ritrovare la retta via

Ma le ragazze nell’orto si scopavano con i frutti della terra e certo non poteva finire così la punizione, un click e le troie erano in piedi ,un altro click e subito a pecora. I cazzi che le due prendevano a ripetizione ormai non si contavano più e la suora esordisce con una saggia osservazione “luride troie,lo volevate dentro? ECCOVI SERVITE!!!”
Scopate in culo e in figa senza pietà, un solo attimo di tregua avviene quando uno degli esecutori scoppia in una risata sadica e crudele . “Questa puttanella era vergine” dice fiero di averle spaccato la fighetta per primo. Goduto nella fighetta violata di Halena e fiero della sborrata copiosa che le ha riempito il ventre, sfila il suo cazzo, glielo porta alla bocca e le ordina di ripulirlo tutto. “Guarda piccola troia cosa hai fatto ,volevi il cazzo? ora ne hai quanti ne vuoi”.

Ma ecco che mentre Halena ripulisce ubbidiente, l’uomo ride ancora e le piscia in bocca con la suora che pretende che non ne vada persa neanche una goccia. Le ragazze lavate dai peccati con il piscio vengono schiaffeggiate e sculacciate  con la faccia a terra mentre leccano nella pozza formatasi sotto di loro.
Con il culo e la figa colanti di sborra le ragazze hanno finalmente trovato la RETTA via.

racconto di Ylenia, chiamala allo 0695541845 oppure all’899626217

una serata alternativa

Una serata alternativa

Un incontro fortuito

Giuseppe insegna italiano in una scuola serale della periferia di una grande città. 35- 40 anni, occhi e capelli castani, fisico pallido e non allenato. Una sera, finite le lezioni, si imbatte in un ragazzo che aveva scorto già altre volte nel buio della via. Il ragazzo avrà circa 20 anni, carnagione scura, non proprio nera ma marroncina, capelli dread tinti di biondo, magro, vestito alla moda. Giuseppe intuisce che Henrique, così si chiama il giovane, è là per vendere fumo. Preso allora da un nobile istinto civico e morale, anche se un po’ impaurito, il nostro prof si avvicina e cerca di dissuadere il ragazzo dal compiere la sua attività. Henrique scoppia in una sonora risata, che presto si traduce in un sorriso: un bellissimo sorriso bianco tra le labbra carnose. Sembra così giovane Henrique, sguardo puro e sorriso dolce. Henrique è anche molto intelligente e sveglio e intuisce di piacere a Giuseppe.

Il ragazzo caffelatte dice allora al timido docente di seguirlo e quest’ultimo ubbidisce preso da un misto di paura, curiosità ed eccitazione. Mentre camminano, Henrique sferra una pacca sul culo a Giuseppe, mantenendo un furbo sorriso sul volto. Quando arrivano in fondo ad un vicolo, Henrique avvicina a sé il volto del mingherlino Giuseppe e gli dice “dame 50 e ti mostro il pitone”. Giuseppe non ha soldi al momento, un po’ è preoccupato, ma è anche molto curioso di vedere quel pene che si immagina essere lungo e grosso. E così concorda di prelevare del denaro al bancomat subito davanti. Ne prende un po’ di più mentre Henrique attende dietro e gli dà un altro schiaffo sulle chiappe.

Il piacere comprato

I soldi passano di mano. Henrique, alzando il capo in segno di dominio, si sgancia la cintura, si abbassa un pochino gli jeans, i boxer, e tira fuori un enorme cazzo moscio. E’ moscio, ma è già molto lungo e grassottello. Mai visto un arnese così possente e lungo. Una vena attraversa l’asta, al termine della quale spunta una rosea cappella. Davvero un bellissimo cazzo marroncino. “150” dice Henrique. Giuseppe capisce al volo, passa di mano altri soldi, si mette in ginocchio ed inizia a prendere in bocca la grossa verga. La sensazione orale è pazzesca: la bocca già riempita dal primo pezzo del cazzo. La cappella che spinge in gola, il volume che cresce, e il cazzo che pian piano si indurisce.

Henrique ama la figa, ma non disdegna nemmeno il sesso gay. La testa castana di Giuseppe, ormai umiliato, è tra le mani di Henrique che accompagna il movimento ritmico del capo lungo quel pezzo di lungo cazzo che la cavità orale può accogliere. “Andiamo a casa” dice Henrique quando il suo bastone risulta parallelo al terreno. Altri metri nel buio, Giuseppe da un lato è sempre più spaventato ma dall’altro il suo cazzetto è ormai duro negli slip. Henrique vive in una bella casa, il soggiorno è ampio, divani, poltrone, tappeti, piante.. Chissà come ha potuto permettersi tutto questo ben di dio. Si toglie la felpa e la t- shirt e compaiono degli splendidi addominali a tartaruga.

Preda di un giovane padrone

Il petto non è enorme, d’altronde Henrique è magro, ma il suo fisico nel complesso è bellissimo, dolce e selvaggio nel medesimo tempo: cosce affusolate, sedere sodo, piccolo e alto, sixpacks, fisico comunque atletico, un tatuaggio grande che diparte dal petto e ricopre il collo, un piccolo tattoo anche sulla fronte, di lato, labbra carnose, sorriso seducente, sicuro e dolce. Giuseppe non se lo fa chiedere due volte, come d’istinto inizia a leccare l’addome di Henrique, sembra una cagna, la sua lingua percorre pancia, e poi cosce, petto, le grosse palle, e poi risale, di nuovo l’addome, il petto, il collo, e quando arriva vicino alla bocca, la bacia… Parte un appassionato bacio alla francese, Henrique è meno preso, ma accetta, Giuseppe invece si bacia il suo giovane puledro ormai eccitatissimo. D’altronde Henrique ha un viso davvero bello.

Dopo un po’, il cioccolatino spinge via di forza Giuseppe, che sta quasi per cadere a terra. “Altri 200 e ci divertiamo”. Giuseppe esita, gli sembra di aver speso già troppi soldi, il suo pisellino è duro da un bel po’ e così eccitato che sente già di aver bagnato leggermente le mutande. Vuole tornare a casa e farsi una bella sega nel suo lettino. Ma Henrique si incazza, lo schiaffeggia sul culo e sul volto. Il suo corpo si ingrossa, il petto si gonfia, gli addominali diventano ancora più evidenti, e anche l’immane cazzo ciondolante sembra essere ancora più lungo e prorompente. Giuseppe cede, è troppo cotto, e in fondo si vive una volta sola. Riprende a spompinare il suo padrone dopo essersi denudato. Il suo pisellino eretto sfigura totalmente. Sembrano appartenere a due specie diverse di uomini.

Scopato senza pietà

Quando ormai il cazzone di Henrique è al massimo della potenza, ossia, nonostante la lunghezza che spesso limita la capacità ascensionale di chi ce l’ha molto lungo, punta verso l’alto, egli afferra Giuseppe e lo mette di schiena, un po’ in avanti, con le mani appoggiate sullo schienale del divano. E’ allora che il salamone di cioccolato penetra il buco del culo del prof, che si fa scappare il primo urletto: “ahi”. Henrique se ne fotte e inizia a trapanare Giuseppe come se non ci fosse un domani. E’ selvaggio, le sue treccine oscillano avanti e indietro al ritmo dei colpi, i suoi addominali son durissimi e sbattono sulle chiappe di Giuseppe provocando un suono “pac” “pac” “pac”; i suoi coglioni pieni e grossi sbattono sulla parte bassa di Giuseppe, che li sente, e si eccita ancora di più.

Henrique se lo sbatte, Giuseppe sente il cazzone che come un treno attraversa ritmicamente il suo culo e colpisce la pancia, le pareti calde dell’ano si contraggono attorno al cazzone vigoroso. All’ennesimo colpo in profondità, il pisellino sballonzollante di Giuseppe inizia leggermente a gocciolare di sborra. Henrique continua come un toro, o uno stallone, spinge ancora più in fondo, in modo che anche la base del cazzo che, data la lunghezza, era rimasta fuori, penetri l’interno. Le urla e i vagiti di Giuseppe sono ormai incontenibili, ma a questi ad un certo punto si aggiunge un verso animalesco del nero che sborra dentro a Giuseppe. Tira poi fuori il suo cazzo, barzotto ma sempre enorme, assomiglia a una proboscide scura e bagnata. La cappella è umida e di un rosso intenso. L’ultima leccata per Giuseppe prima di salutarsi con un tenero bacio.

racconto di Giuseppe

la schiava del marchese

Il marchese

Il grande seduttore

Il Marchese era un uomo decisamente sopra le righe. Di età indefinibile, potevi credere che avesse  quaranta, cinquanta o sessant’anni o persino di più. Di certo era un uomo incredibilmente affascinante. Ci sapeva fare e non era raro vederlo accompagnato da giovanissime ragazze su tacchi vertiginosi e gonnelline giropassera che sbavavano per la sua compagnia. Il marchese aveva un modo tutto suo di vestire, sembrava un uomo d’altri tempi, nei suoi abiti classici sempre chiari sulle tinte del beige e gli immancabili bastone da passeggio e borsalino calato sulla testa. Il suo corpo profumava di acqua di colonia e portava alla memoria una bellezza antica a cui era davvero difficile resistere. Diciamo che era la rappresentazione vivente della raffinatezza.

Quando conobbi il Marchese ne rimasi affascinata, come tutti. I suoi modi ti portavano a credere di essere stata catapultata in un’altra epoca storica. La prima volta che mi fece il baciamano ne rimasi sorpresa, poi mi guardò col suo sorriso scanzonato e mi disse ”lei, signorina, è una meravigliosa creatura, mi permetta di accompagnarla in questa serata”. Tutti sapevano, me compresa, che il marchese era un’inguaribile seduttore per cui decisi di stare al gioco e godermi una serata ”elegante” con Casanova. Camminammo a lungo nelle strade della ”dolcevita” romana fermandoci in quasi tutti i locali dove il marchese veniva letteralmente investito da uomini e donne totalmente affascinati da lui. E lui aveva una parola per tutti. La sua capacità di adattarsi alla persona di fronte a se era qualcosa di eccezionale. Lo osservai molto e non vi trovai nulla di innaturale o di forzato. Mi sentivo speciale poichè il suo sguardo, così desiderato da tutte, era caduto su di me.

”E’ deciso!”

Verso la mezzanotte ero decisamente brilla, il tour dei locali dove avevamo bevuto vini pregiati aveva di certo superato la soglia della mia capacità di reggere l’alcool. Il marchese mi sembrava ogni momento più giovane e più bello e cominciavo a desiderarlo in un modo talmente intenso da non capire più niente. Lui aveva quel piglio canzonatorio mentre sottolineava quanto fossi ancora più bella da brilla. Poi mi guardò per un lungo istante negli occhi e disse: ”è deciso!”.

”Che cosa è deciso?”. Lui non rispose se non con un largo sorriso, chiamò un taxi e continuammo a chiacchierare amabilmente nei successivi 20 minuti di strada. Improvvisamente mi appisolai con la testa sulla sua spalla così non sapevo dove fossimo nè per quanto tempo avevo dormito quando arrivammo a destinazione. Eravamo in collina ed era in una grande e magnifica villa quella in cui mi stava facendo strada. Accese le luci e osservai l’arredamento sontuoso mentre lui mi versava una coppa di un vino delizioso.

La testa mi fluttuava leggerissima, mi sentivo eccitata e senza alcun freno inibitorio. Confesso che iniziai a spogliarmi li all’ingresso senza alcuna vergogna. Il marchese mi fermò. Alle mie rimostranze rispose solo con un sibilante ”shhhhhh…seguimi”. lo avrei seguito anche all’inferno se me lo avesse chiesto. Invece scendemmo lungo una ripida scala dietro lo scalone principale. Nei film questo non sarebbe molto rassicurante ma non pensai mai di essere in pericolo. Al contrario, sentivo che stavo affidando a lui ogni decisione e mi sentivo sollevata da questo pensiero.

Il regno del Marchese

Entrammo in una stanza dal soffitto a volta coi mattoni a vista. Era un grande ambiente suddiviso in quattro ambienti più piccoli separati da archi. La luce era estremamente soffusa e molto bassa. Il Marchese accese, a quel punto, molto candele e potei vedere più chiaramente quel luogo che emanava erotismo, piacere e un’innaturale silenzio. In fondo all’ambiente principale vi era una poltrona antica e davanti ad essa molti cuscini. Sembrava il trono di un re magnanimo che permetteva ai suoi sudditi di sedere ai suoi piedi.

”Non ti farò alcun male e potrai fermare tutto in qualunque momento. Sappi che ciò che vedrai e farai non è un obbligo. Chi sta qui lo fa perchè desidera farlo.” mi disse con una voce suadente e profonda. ”E come sai che voglio farlo?” chiesi. ”Lo so. Nient’altro”. Ed era vero, voglio dire, sapevo senza alcun dubbio che quelle sale erano un inno alla perversione, ad una forma di sadomaso estrema che non avevo mai provato. Eppure lo desideravo. Iniziò a spogliarmi con estrema cura e lentezza e mi ritrovai nuda davanti a lui. Mi guardò assaporandomi. Poi mi legò i capelli e mi sospinse delicatamente verso una corda sospesa a cui mi legò per i polsi.

Iniziò a scorrere le lunghe dita sulla mia pelle e ad ogni suo tocco fremevo di piacere. Si inginocchiò di fronte a me annusandomi la figa. Io lo guardavo e sentivo il mio sesso colare dall’attesa del piacere. Il Marchese si alzò e si mise alle mie spalle. Mi bendò gli occhi e lo sentii frugare in un cassetto. Poi iniziò a far scorrere sulla mia schiena, giù fino alle natiche, una specie di bacchetta con qualcosa all’estremità. Quando la schioccò sulla mia pelle, con un colpo secco, sentii i brividi pervadermi. Non avvertii alcun dolore, solo una specie di scossa elettrica che mi attraversò il corpo.

Emozioni sadomaso

La piattina del frustino mi colpiva alternativamente i glutei e il clitoride, talmente gonfio da essere totalmente esposto. Colavo umori lungo le cosce, lui li raccoglieva con il frustino e me li portava alla bocca chiedendomi di leccare e assaporare il mio godimento. Quando decise che ero pronta al passo successivo prese un altro oggetto. Scoprii poi che era uno strapon da legare in vita che usò su di me al contrario. Me lo infilò lentamente nella figa e poi chiuse i legacci alla mia vita affinchè non uscisse. Mi legò anche i piedi tenendoli uniti e infine le ginocchia. Ero nelle sue mani, impotente eppure mi sentivo al sicuro.

Prese una candela accesa e me la mise vicino al viso per farmi sentire il calore della fiamma. ”metti indietro la testa” mi disse ed io ubbidii. La cera bollente colava sul mio corpo in piccole gocce di piacere misto a dolore. Ardeva sulla pelle come fuoco liquido . Sentivo i capezzoli urlare e, ad ogni goccia, la mia figa aveva uno spasmo violento e provava un piacere indescrivibile nel sentire il grosso cazzo duro che la riempiva. La cera arrivò anche fra le mie natiche, condensandosi su quel buco che si apriva e si chiudeva pieno di desiderio. Di nuovo lo sentii armeggiare e all’improvviso sentii il freddo del ghiaccio sulla pelle. Ad ogni goccia di cera corrispondeva il freddo su un altro punto del corpo.

Non capivo più niente, le sensazioni erano così intense e contrastanti che mi accorsi del primo orgasmo solo mentre violentemente mi raggiungeva. Mi sentivo esplodere di piacere mentre il mio corpo si dimenava. Poi, subito dopo, lo sentii appoggiare un altro strapon. Questa volta proprio sul quel culo che aveva così stranamente risvegliato. Era stretto e il cazzo premeva con forza per aprirlo. Sentii il dolore e poi il piacere. Ero piena. Legò in vita anche questo, poi prese qualcos’altro. Mi mise in mano questi due oggettini piccoli di metallo con del rivestimento morbido, sembrava velluto. Non capivo esattamente cosa fossero ma mi ricordavano delle mollette da bucato, solo più piccole e strane.

Orgasmi, dolore e piacere

Mi baciò la bocca mentre picchiettava sui capezzoli con quella molletta che si era ripreso. Poi sentii il morso della molletta sul capezzolo destro. Ero senza fiato e stringevo le natiche d’istinto ma il culo era pieno e lo sentivo enorme quel cazzo. Godevo senza riuscire a smettere. Dolore e piacere mischiati. Mi chiese se volevo anche l’altra molletta, mi disse che potevo sempre scegliere. Risposi si. La volevo, ne volevo ancora e aspettavo quel morso come una drogata aspetta l’eroina. Lui me la mise e iniziò a rotearle insieme, il dolore era folle ma il piacere nella figa e nel culo era talmente intenso e totalizzante da non poter dire basta.

Non so quanto orgasmi ho avuto ma so che si susseguivano senza tregua. La mia pelle veniva sferzata da una nuova frusta piena di innumerevoli fettucce di pelle. Tutto il corpo gridava e il Marchese godeva nell’infliggermi quel dolore e quel piacere. La figa colava copiosamente sulle gambe impregnando le corde e la pelle bruciava come se avessi le fiamme addosso. Era estremamente abile nel confondere i miei sensi. Non so quanto effettivamente durò tutta quella parte dell’esperienza ma, ad un certo punto, non avevo più la forza di reggermi sulle gambe e mi lasciai andare  a peso morto.

Il Marchese mi prese tra le braccia sostenendomi. Mi sciolse le mani e, prendendomi in braccio mi portò sul letto. Lentamente tolse le corde dalle mie gambe e sfilò gli strap-on. Le mollette furono le ultime a lasciare il mio corpo. Lui mi accarezzava pieno di passione e gratitudine. Mi aprì le cosce guardando quella figa spalancata, fradicia, soddisfatta. Sentivo il suo cazzo duro premere contro il mio corpo poi lo sentii mettersi sopra di me e infilarlo a fondo nella mia figa. Mi scopò con dolcezza continuando a baciare ogni segno sulla mia pelle. Arrivò in fretta un ultimo meraviglioso orgasmo. Il corpo era in preda agli spasmi e sussultava mentre lui inondava la mia figa di denso sperma.

Grazie, Marchese

Neanche mi accorsi che si era alzato e aveva lasciato la stanza perchè mi addormentai profondamente. La mattina dopo trovai la colazione sul letto e un biglietto che mi annunciava quando il taxi sarebbe venuto a prendermi. In fondo al messaggio le parole ”sei unica e meravigliosa, grazie.”. Mi guardai allo specchio e vidi i segni sulla pelle. Sorridevo al ricordo di tutto quel piacere provato e già pregustavo la volta successiva.

Ma non incontrai più il Marchese benchè provai più volte a contattarlo. Lo vidi una sera, per caso, in un locale mentre affascinava persone altrimenti scialbe. notai che in sua presenza tutti diventano più liberi, in un certo senso. Quella sera era in compagnia di una graziosa ragazza dell’est con un forte accento russo. Timida, avrei detto. Il Marchese mi lanciò un lungo sguardo poi tornò a dedicarsi alla giovane donna. La invidiai, sapevo che avrebbe avuto ciò che io ancora bramavo ma, allo stesso tempo, ero felice per lei.

 

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una scopata orgasmica e violenta

Una scopata orgasmica e violenta

Un buco nel muro

A quell’epoca ero molto giovane, certo avevo ben più di una scopata al mio attivo ma ero stata soprattutto impegnata con gli studi avevo. Appena finito la maturità e avevo tutta la mia vita davanti, mi dicevo, e anche l’essere scopata avrebbe avuto il suo tempo. Decisi, però, di riprendere una passione che avevo a 7 anni, il ballo. Quando ero piccola ero minuta ma molto agile ed in grado di eseguire passi con estrema eleganza di danza classica. Il mio istruttore Philip aveva papà svizzero e mamma italiana ed a soli 17 anni teneva sia corsi base che avanzati per donne fino ai 25 di età.

Era per me una tale gioia apprendere da un bel ragazzo come lui: Philip con occhi blu capelli biondi ed un perfetto italiano con un accento svizzero che ogni tanto ci faceva sorridere. Continuai fino agli 11 anni poi per via dello studio dovetti abbandonare. Ora decisa come non mai cercai la scuola e prenotai la mia prima lezione individuale per rimettermi in carreggiata.

Una sorpresa per me

Gli spogliatoi erano accoglienti proprio come allora, mentre mi sbottonavo la camicetta slim lilla udii un rumore e pensai alle vecchie tubature… Poi sentii improvvisamente una porta sbattere e davanti a me scivolò a terra un poster appeso, mi abbassai per raccoglierlo e con mia grande sorpresa vidi di fronte a me una fessura nel muro. Non capivo cosa stava succedendo ma ero molto curiosa e guardai dentro: era decisamente uno spogliatoio più piccolo dedicato al personale, di colpo usci una mano gentile che iniziò ad accarezzare il mio viso. La mia bocca istintivamente si aprì per baciare quella mano e subito le dita passarono dalle gote calde fino alla mia bocca. Ero spaventata ma eccitata e pensai ad un gioco. Di certo non pensavo che sarei stata scopata.

20 cm da gustare

Dissi “ti andrebbe di baciarci? Chiudo gli occhi così è più romantico”. L’aria era impregnata di un odore forte e della pelle bagnata strusciava sulla mia bocca, aprii gli occhi e mi ritrovai un cazzo di 20 cm duro e pronto all’uso. Certo sono rimasta scioccata ma non potevo assolutamente tirarmi indietro davanti ad un cazzo del genere. Anche se non avevo esperienza cominciai a baciare la cappella e sentii un piccolo gemito, la cosa mi fece arrapare di brutto aprii la bocca così tanto da farmi male mentre sentivo la sua asta farsi strada passando per guance lingua e gola. Andava su e giù molto forte e in profondità… Svenni per qualche minuto credo e al mio risveglio mi ritrovai nuovamente il cazzo. L’uomo era entrato nel camerino indossando una maschera che mi ricordava quel cane egiziano, come si chiamava? ah si, Anubis! Stava sopra di me e mi scopava letteralmente la bocca.

A stento riuscivo a respirare mentre tossivo presi le palle che mi sbattevano sul mento e cominciai a massaggiarle… L’uomo capì che non sarei andata da nessuna parte, si alzò e si mise in piedi: “Guarda come lo hai fatto diventare spogliandoti davanti al mio camerino. Adesso succhia”. Riconobbi dall’accento il mio insegnante Philip e non aspettavo altro in realtà da quando avevo 11 anni. La mia bocca era insaziabile, ad ogni gemito lo spingevo più in gola tossendo come una vera puttana. Mentre scivolava in gola pensai al buco nel muro… probabilmente mi aveva sempre spiato… Non avevo il coraggio di chiedere ora e, anche se avessi voluto, il cazzo riempiva totalmente la mia bocca tanto che non riuscivo spesso a respirare.

Una scopata violenta

Preferivo stare in apnea e farlo godere piuttosto che toglierlo dalla mia bocca. Mi misi a succhiare forte quella cappella mentre con la lingua facevo dei movimenti circolari giocando con filetto ed asta. Ero spalle al muro a gambe incrociate e dal tutù si intravedevano le mutandine rosa. Philip si teneva sulla parete con le mani e ad ogni sua spinta la mia testa sbatteva violentemente. Il ritmo accelerato mi fece credere per un momento che avrei preso il suo sperma ma ben presto mi resi conto che non era quello il piano. Mi intimò di girarmi prendendo quasi il mio corpo senza chiedere. Fermai il suo braccio dicendo cosa stesse facendo e lui disse “fidati questa sorpresa ti piacerà”. Ora ero a quattro zampe come una vera cagna fedele aspettando il suo padroncino…alla fine la maschera da cane egizio corrispondeva a come mi avrebbe scopata.

Philip giocava con la mia fica aperta strusciandomi la cappella in superficie, mi godevo il contatto del suo cappellone gonfio e pulsante contro le mie labbra cicciotte e fradice. Non desiderava altro che mi penetrasse ma lui continuava solo a farlo strusciare facendomi colar di voglia. In tutto il camerino si respirava solo odore di fica bagnata. All’improvviso non sentii più quel grosso cazzo premere contro la figa umida e mi voltai per un momento verso di lui ma lui, impetuoso, mi ordinò di girarmi verso il muro afferrandomi poi per i capelli. Tirava sempre più i miei capelli e facendomi inarcare poi, di colpo, sentii un forte dolore dietro. Si era bagnato per bene la cappella per aprirmi il culo. il colpo fu talmente forte, improvviso e doloroso che cominciò ad uscire un rivolo di pipì dalla mia figa lungo le cosce. Anche lui se ne accorse subito e mi disse ”brava cagna pisciami sui coglioni”.

Usata e abusata fino all’orgasmo

Gridai forte e iniziai a godere anch’io e lo volevo sempre più dentro ma non solo, mi sentivo completamente alla sua mercè, godevo del fatto che mi trattasse in quel modo. Scopata come una cagna i calore. Le spinte si facevano sempre più veloci e sbattevo il mio culo sulla sua carne. Il rumore dei nostri corpi sudati che sbattevano l’uno contro l’altro risuonava nel piccolo ambiente. Poi lui affondò il cazzo fino ai coglioni e premette le dita nella mia carne, affondando le unghie e lasciandomi i segni. Mi schiaffeggiò il culo tanto forte da lasciarmi le impronte delle sue mani sulla pelle. Si divertiva a tirare fuori il cazzo per vedere il buco del culo dilatato al massimo per poi ributtarlo dentro in un balletto senza fine. Sentivo gli spasmi del mio culo farsi sempre più intensi e frequenti e sapevo che l’orgasmo stava arrivando, violento e intenso come la scopata a cui mi ero sottomessa.

All’improvviso un fiotto bollente

E non mi sbagliavo, all’improvviso mi sento inondare. Una sborrata incontenibile e copiosa mi esplode dentro insieme al mio orgasmo. Mi sentivo inondata, piena e grondante di sborra e quando lui tirò fuori il cazzo mi ritrovai a spingere per far uscire tutta quella crema viscida. la sentivo scorrere fuori e scivolare fino alla figa fradicia e poi giù sul pavimento sporco. lui mi afferrò per i capelli e mi spinse la testa a terra, strusciandola sul pavimento e sulla sua sborra. ”tira fuori la lingua cagna e lecca tutto”. Ubbidii e leccai il pavimento e poi la punta della scarpa che lui mi mise sotto la bocca. Avevo la guancia e i capelli sporchi e appiccicosi, lui mi guardò e mi prese il viso tra le mani avvicinandolo a sè. Pensai per un istante che volesse baciarmi ma si limitò a ordinarmi di aprire la bocca e ci sputò dentro. Contento e soddisfatto mi guardò e mi disse “preparati, non vorrai mica fare tardi il primo giorno di lezione”. mi alzai e rivestendomi pensai che non vedevo l’ora di essere nuovamente scopata violentemente.

Racconto di Matilde 233, chiamala all’899626217 oppure allo 0695541845

 

 

 

un'amica tutta da scopare

La mia amica tutta da scopare

Lesbo ”wife”, un’amica per la vita

La mia amica del cuore, come ormai quasi tutti sanno, è Ylenia. Detta anche ”mia moglie” per gli amici! Tutti sanno che condividiamo molte passioni e che la carica erotica tra noi due è fortissima. Per forza, penso io, ha un corpo da sballo e una mente sopraffina e perversa al punto giusto. Lei è il tipo di persona che incarna il mio ideale sia di bellezza che di mentalità. Non fosse che ad entrambe piace il cazzo saremmo una felice coppia lesbo. Ma questo non ci impedisce di divertirci insieme tra un cazzo e l’altro. Al contrario, le nostre scopate sono sempre memorabili. Oggi voglio raccontarvi della nostra ultima sexual session perchè, in un certo senso, vi coinvolge. Giovedì scorso alcuni di voi avranno notato che ero assente da Rubyrouge. Quello che non sapete è che ero presente tra le cosce della mia amica! E lei non era ”assente”…

Sono andata da lei per pranzo. Avevamo deciso di cucinare qualcosa insieme e di passare un pomeriggio all’insegna del relax e del divertimento in una sorta di SPA casalinga. Quindi ci siamo procurate un po’ di ortaggi per cruditè e centrifugati, delle creme per il corpo e tutte quelle cose da donna che ci rendono belle per voi maschietti. Ma già mentre prendevo in mano il lungo cetriolo ho capito che la giornata avrebbe preso una piega decisamente più interessante… La mia stupenda amica, guardando il cetriolo, si avvicina e da una lunga, lenta e sensuale leccata su tutta la lunghezza dell’ortaggio! Scoppiamo a ridere ma vederla così mi ha risvegliato all’istante la figa. ”Certo che un cazzo così sarebbe perfetto!” -mi dice la mia dolce puttanella- ”sempre duro e pronto all’uso!”.

Succhia il cetriolo moglie!

Così le vado alle spalle e glielo poggio contro il retro della coscia facendolo scorrere delicatamente. ”Dici che è delle dimensioni giuste?”  -le chiedo- ”a me sembra fin troppo grande”. E inizio a spingerlo tra le due cosce lisce e sode. La mia bambolina scoppia a ridere, poi si gira e si mette in ginocchio davanti a me esclamando: ” c’è solo un modo per scoprirlo!”. Se fossi stato un uomo avrei schizzato all’istante nel vedere la bocca della mia sensuale amica avvolgere il mio ”cazzo”. Spompina alla grande e vederla è uno spettacolo. La voracità con cui lo ingoia e lo succhia è un qualcosa di eccezionale. Anche il cetriolo, a quel punto, voleva sborrare. E di sicuro la mia patatina era già decisamente cotta in umido mentre tenevo il cetriolo a due mani.

”Perchè non ti siedi sul tavolo?” mi chiede la mia adorabile zoccoletta. Detto fatto mi ritrovo a gambe aperte sul bordo del tavolo con le sue dita che scostano le mutandine e la sua lingua che inizia a scavare per allargare le labbra carnose della mia figa fradicia. In pochi minuti mi sono trovata col cetriolo piantato nella figa e la sua bocca che lo spingeva dentro tenendolo coi denti. Arrivato in fondo riprende a spompinarlo facendomi godere.  Lo tiro fuori dalla figa e lo rimetto dentro dall’altro lato per farle addentare quel succoso cetriolo al sapore di figa. ”E’ ora di pranzo…mangialo da li…” .  Senza smettere mai di sgrillettarmi il clitoride la guardo godersi quel salubre spuntino. Certo, mi dico, il nostro concetto di SPA è leggermente diverso da quello delle altre donne!

Inconsapevole sesso a tre

In quel momento squilla il telefono, una chiamata sulla linea Rubyrouge. Un cazzo da far sborrare. Le dico di non dire che sono li con lei. ”pronto? sono ylenia…” . Un uomo eccitato, a cazzo duro, con la voglia di sborrare che gli fa esplodere le palle. Mi rimetto in piedi e la faccio piegare sul tavolo. Le alzo la gonna e mi godo lo spettacolo della sua figa depilata e aperta. Le passo le dita e poi me le porto al naso per sentire l’odore del suo sesso. Le dita sono umide e sanno già della sua figa calda. Guardo quel suo culetto sodo e avrei voglia di morderlo. Le sussurro un ”non ti muovere” e vado in camera da letto a prendere la crema da massaggi e il nostro giocattolo preferito. Adoro indossare lo strap-on, mi piace scoparla con lo strap-on.

Torno in cucina e la trovo esattamente come l’avevo lasciata, col culo in aria e quello sguardo da troietta affamata. Sta parlando col tizio al telefono ed è eccitatissima, gli sta descrivendo in quanti modi saprebbe succhiargli il cazzo e lui sta sicuramente sparandosi un segone da paura. Poggio il barattolo della crema sul tavolo, lo apro e le prendo una buona quantità con la punta delle dita mentre le premo il cazzo sulle cosce. Inizio a spalmarle la crema sui glutei accarezzando e premendo. Le passo la mano di taglio tra le natiche arrivando fino al limite della figa che sta colando fuori una gocciolina di piacere. Con la punta dell’indice mi soffermo sul buchino stretto del suo culo e premo leggermente. Lei spinge indietro e il dito entra con molta facilità mentre lei emette un lungo sospiro. Godo all’idea che l’uomo al telefono pensi che lei si stia toccando da sola mentre sono io a farlo.

Double penetration for my wife

Le appoggio la cappella grossa e dura all’imbocco della figa e, mentre lei dice all’uomo che si sta sditalinando, gliela infilo prendendola dai fianchi. Lei geme e io affondo tutto il cazzo nella sua figa sbrodolante. Inizio a scoparla con un ritmo regolare perchè so che vorrebbe che me la scopassi duro. Vuole l’orgasmo e lo vuole in fretta ma a me piace torturarla un po’ così rallento ancora mentre lei geme di piacere e frustrazione. Spinge contro il cazzo cercando di prenderne sempre di più e io le ripunto il dito contro quel buchino stretto che si apre a stella. Con tutta la crema sulla sua pelle il dito entra scivolando facilmente senza nessuna resistenza. Credo che il tizio al telefono le stia chiedendo di prendere il cazzo in culo perchè lei dice ”siii sfondami il culo…scopami”. Amore mio…certo che ti scopo il culo se me lo chiedi con tanta veemenza!

Penserete che le abbia sfilato il cazzo dalla figa e glielo abbia infilato tra le chiappe sode…sbagliato! Chiudete gli occhi e immaginate la scena. Lei piegata a novanta con la figa piena di cazzo e grondante umori e la sua candida manina che afferra una zucchina dal tavolo e me la allunga. Il cervello mi si è spanato all’istante. Lei che dice inculami ti prego, lui che immagina il suo grosso cazzo sfondarle il culo, io che afferro la zucchina dalla sua mano. Prendo ancora un po’ di crema e la spalmo sulla zucchina prima di puntarla e iniziare a spingerla dentro. Guardavo il suo buco aprirsi per accogliere il nuovo giocattolo mentre tenevo fermo il cazzo nella sua figa. Lo sentivo penetrarle il culo e battere con il mio strap-on cercando di farsi spazio. Comprendo meglio la voglia di sborrare di voi maschietti…dentro la mia testa la stavo inondando di sperma!

Una zucchina nel suo adorabile culetto

La zucchina è entrata tutta e lei ha urlato. Così ho preso a scoparle la figa per farle rilassare il culo. E ha funzionato perchè ha iniziato a godere, ansimare, spingere col culo contro di me. La tenevo da un fianco mentre con l’altra mano muovevo e affondavo la zucchina nel suo culo. La tiravo fuori per guardare il culo restare aperto e la infilavo dentro rapidamente. Di continuo. Lei allunga la mano e inizia a sgrillettarsi il clitoride. Capivo che voleva già l’orgasmo ma io non ero ancora pronta a smettere e quel cazzo duro al telefono non voleva ancora sborrare. Così le ho preso la mano e gliel’ho tirata dietro la schiena, tenendola e  rallentando il ritmo dei due cazzi che la stavano martellando in tutti i buchi.

Sono passati molti minuti in cui ”mia moglie” mi ha odiata perchè non le lasciavo raggiungere l’orgasmo come voleva lei ma io mi divertivo troppo a scoparla così. Lui deve averle chiesto, a quel punto, di prendergli il cazzo in bocca perchè lei afferra un’altra zucchina dal tavolo e si riempie la bocca. Spompinava come un drago con la saliva che ricopriva il fallico ortaggio e colava giù. Beh, non ho capito più un cazzo. Ho preso a trapanarla come un uomo, la scopavo senza tregua mentre lei era quasi pronta all’orgasmo. Con la zucchina piantata in culo e la bocca piena le sfondavo la figa senza pietà fino a farla venire. Il suo orgasmo è stato dirompente. Un fiume in piena che mi ha bagnato le gambe e le scarpe. Anche l’uomo al telefono è venuto in quel momento, inconsapevole ma felice che lei avesse goduto così tanto.

E poi?

E poi potrei raccontarvi il resto della giornata, del modo in cui la mia dolce amante si è ”vendicata” scopandomi in tutti i modi possibili e immaginabili ma quella è un’altra storia e forse ve la racconterà lei la prossima volta. Resta solo una domanda…chi era al telefono mentre me la scopavo?

Racconto di Viola 199 e Ylenia 122. Chiamale allo 0695581845 oppure all’899626217 o, se vuoi parlare con entrambe contemporaneamente chiama lo 0695541832

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studentessa porca

Il collegio

La troietta va in collegio

Oggi scopriamo la storia di Angelica . Per i suoi genitori l’educazione dei figli è di fondamentale importanza. Decoro, istruzione, buone maniere sono la base essenziale per rendere una vera signorina la loro amata figlioletta. Ma diciamocela tutta, il padre di Angelica è un uomo d’affari sempre via per lavoro e la madre pensa più a farsi scopare che all’educazione della figlia – e d’altra parte è ancora una gran fica, la vera milfona che ti fa tirare il cazzo solo al pensiero – ed ecco perchè si rendeva necessario mandarla in collegio. La giovane Angelica ha preso tutta la troiaggine della mamma e ci mette davvero poco a fare amicizia con le sue compagne, specialmente con Letizia con cui lega davvero tanto. Parlano e si confidano tutti quei piccanti segretucci da teen, le voglie, i pruriti pensando al prof di mate, a quello di bio, al custode e persino al giardiniere. A quell’età non fa molta differenza, la voglia di cazzo è forte e se sei troia come Angelica tutto va bene. Se non fosse per quella stronza della direttrice, sempre vigile e severa, una vera rompipalle, con la faccia da porca – come se lei non avesse le stesse voglie poi – con lo sguardo arcigno.

Giochi lesbo tra collegiali

Per Angelica andrebbe bene anche farsi un ditalino con la migliore amica Letizia pur di godere. Ecco perché, durante le docce, appena si ritrovano sole le si avvicina con la scusa che ha finito il doccia schiuma. “Leti mi presti il docciaschiuma ? Il mio è finito…anzi me lo passeresti sulla schiena ? ti spiace? Dio mio che figata, hai le mani di un angelo, lascia che ti insaponi un pochino anche io, è divertente vero? Ti piace?”. Ovviamente piaceva anche a Letizia sentirsi toccare dalle mani di Angelica , che iniziano a scorrere dalle spalle lungo le braccia, risalgono  e sfiorano la curva delle giovani tettine. Una seconda scarsa, con areole sporgenti e rialzate, e quei capezzoli dritti come chiodi che vengono sfiorati dai polpastrelli di Angelica che, maliziosa, le sorride. Letizia inizia a sentire l’eccitazione salire e il caldo che le si concentra nel ventre e vuole esplodere, sente quelle mani scivolare sulla pancia piatta e il fremito si fa più forte. Letizia non si trattiene dal baciare Angelica pizzicando le sue labbra carnose e cercando la sua lingua, così si ritrovano sotto quella doccia piene di schiuma a limonare e sditalinarsi come due eccitate porcelline molto amiche.

Convocata dalla direttrice

Ma, siccome in  ogni classe che si rispetti la spia leccaculo di turno si trova sempre, proprio mentre Angelica e Letizia approfondivano e godevano della loro prima esperienza lesbo ecco che vengono sorprese dalla stronzetta della classe che non perde tempo e corre ad avvisare la direttrice, che si reca con discrezione a verificare la veridicità di ciò che le veniva riportato. Constatato che le due ragazze troieggiavano come due lesbiche innamorate sotto la doccia sditalinandosi con foga e lasciatele al loro piacere, la direttrice le convoca nel suo ufficio il giorno dopo, sottoponendo loro la domanda diretta: “cos’è successo ieri, durante le docce?”. Mentre Angelica cerca di negare , Letizia vuota il sacco confessando tutto e addossando la responsabilità totalmente sulla pelle dell’amica.  Angelica, che dopo averle fatto pulsare la fighetta come una vera troietta esperta, si sente tradita e sola resta nell’ufficio della direttrice. Impanicata pensando alla sospensione e a cosa avrebbero detto i genitori nel venire a scoprire che la loro amata figlioletta è talmente porca da scoparsi anche le compagne sotto la doccia…a stento guarda la direttrice che con aria severa la rimprovera, dalla sua poltrona.

Una ragazzina strafottente

Con quella gonna fino al ginocchio che le fascia il culo e lo spacco fino a metà coscia che lascia intravedere la balza dell’autoreggente nera, l’austera e rigida donna quarantenne si alza. Il suono dei tacchi di quelle decolletè nere dalla suola rosso fuoco riecheggia nella stanza, insieme ai rimproveri e agli sguardi di disapprovazione. La direttrice nel sentire le banali scuse e le risposte strafottenti da ragazzina spaccona di Angelica si accalda incazzata e sbottona i primi due bottoncini delle camicetta di seta color grigio perla.

Questa alunna va punita!

La direttrice del collegio è infuriata con Angelica, la vede solo più come un arrogante troietta che merita davvero una bella lezione. Eccola, la donna con il suo fare da pantera famelica che ha preso la sua decisione, alzarsi dalla sua poltrona con quel passo che fa aprire lo spacco della sua gonna e scoprire la balza dell’autoreggente, avvicinarsi ad un vecchio baule che Angelica credeva solo un complemento d’arredo antiquato e fuori moda. In realtà ecco rivelata la natura di quel baule, dal suo interno la direttrice estrae un massaggiatore vaginale enorme. Sembra un microfono agli occhi di Angelica che non capisce cosa stia per accadere. La direttrice la prende di forza per i capelli e la spinge sul divanetto al fondo della stanza schiaffeggiandola con violenza. La faccia di Angelica è rossa per le sberle e rigata dalle lacrime. Singhiozzando chiede scusa ma oramai è tardi per quello che riguarda la direttrice, ormai la punizione è iniziata.

Un culetto vergine per la direttrice

La donna le spalanca le cosce e inizia a passarle il massaggiatore alla massima potenza sul clitoride schiaffeggiandole la fighetta fresca e vogliosa. Gliela fa tutta rossa e tra uno schiaffo e l’altro capisce che non basta per una puttanella così, e allora eccola che infila subito due dita, poi la terza e senza preoccuparsene entra la quarta mentre il pollice si fa strada nel culetto vergine di Angelica. La direttrice scava la fighetta della sua alunna troia, le dilata il culo mentre lei gode e piange. La direttrice le chiede “che cazzo piangi? ti piace essere una troia, allora fai quello per cui sei nata! Nella mia scuola tutti devono comportarsi con decoro e disciplina e tu oggi imparerai qual è il tuo posto!”

L’alunna viene fottuta brutalmente

La direttrice molla per un momento Angelica, che crede sia finita qui, prende il telefono e digita qualcosa. Sembra stia mandando un messaggio a qualcuno, poi, posato il cellulare, torna al baule e prende due lembi di stoffa che, dalla tinta, sembrano le cravattine della divisa delle ragazze dell’ultimo anno. Ecco che le usa per legare i polsi della ragazza alla gamba della scrivania, poi le solleva la gonnella e riprende la lezione di buone maniere. Sculacciata, schiaffeggiata e in preda ai singhiozzi ecco aprirsi la porta dell’ufficio, sono i prof. Sono venuti ad aiutare si , ma non Angelica. La direttrice si accomoda alla sua poltrona e si gode lo spettacolo di questi cinque professori che danno una bella lezione del cazzo all’alunna più zoccola del collegio. Mentre Angelica viene fottuta brutalmente in ogni suo buchino, la direttrice allarga le cosce appoggiandole ai braccioli della poltrona in pelle poi scosta il perizoma nero e si masturba la figa con il massaggiatore mordendosi le labbra.

Colata di sborra su quel bel faccino

Si gode lo spettacolo di Angelica scopata in culo da un cazzo maturo e da un altro cazzo in figa. E gli altri tre che spingono a cappellate in faccia per entrarle in bocca. Quelle labbra sfruttate, rosse, sbavate, con la saliva che  cola sul mento e sulla gola di Angelica che viene scopata in bocca come se al suo posto ci fosse una fica. La ingozzano di cazzo per parecchio tempo, alternandosi , passando dal culo, una volta stretto, alla fica gonfia e spaccata ora capace di prendere due cazzi insieme. Uno dopo l’altro arrivano al punto di dover svuotare i coglioni tremendamente gonfi e pieni e questo la direttrice lo sa bene. Così ordina loro di scaricarsi sulla faccia di Angelica che viene ricoperta per bene di sborra calda e densa, tanto da faticare nel tener gli occhi aperti, le cola dai capelli e dalla fronte su tutto il viso.

Una troietta leccafiga

La direttrice la porta di fronte il grande specchio fissato ad una delle pareti dell’ufficio e le dice di guardare che razza di troia è, leccandole il viso e raccogliendo con la sua sapiente lingua tutta la sborra ancora calda da quel faccino, per poi baciarla quasi con amore. Angelica sfondata ormai non sa più cosa vuole né cosa fare se non limonare la lingua della direttrice piena di sperma gustoso. La donna spinge Angelica ad inginocchiarsi davanti a lei e le accompagna amorevolmente la testa sulla sua figa bollente di donna che sa bene cosa vuole. Se la fa leccare dalla troietta che ci mette passione succhiandola tutta fino a  farsi squirtare in bocca e bevendo di gusto. La lezione è stata necessaria per quella piccola puttanella che ora di cazzi ne ha presi per bene e non le resterà altro da fare che continuare la sua carriera di svuota cazzi. Questa è la storia di una cagnetta in carriera!

Racconto di Ylenia 122

chiama Ylenia allo 0695541845 oppure all’899626217

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il fidanzato di mia sorella, racconti porno

Il fidanzato di mia sorella

Come una sorella

Rebecca è una bella ragazza di 22 anni. No, non è una top model, questo no ma i suoi occhi neri e quelle movenze da felino la rendono bellissima. Ogni volta che la vedo provo un feroce tuffo al cuore perchè la desidero così tanto da star male. Purtroppo o per fortuna, per lei, sono solo un amico. Non credo abbia mai capito quanto io sia innamorato follemente di lei ma so che non mi vedrebbe, in quel senso, nemmeno se lo sapesse. Ma andiamo con ordine. Io e Rebi siamo praticamente cresciuti insieme, i nostri genitori sono amici da sempre. Vacanze sempre insieme, scuole sempre insieme e pomeriggi interi passati a giocare nel giardino di casa mia. Sua madre, Gianna, era grande amica della mia. E mio padre era il suo ginecologo. Così si erano conosciute, nello studio di mio padre dove, mia madre, faceva la segretaria. Fu proprio mio padre a far nascere Rebi…

La nostra è stata un’infanzia felice e l’adolescenza, per quanto complicata, fu un periodo altrettanto felice. A 14 anni ero già cotto di lei mentre lei perdeva la testa per tutti i peggiori disagiati in circolazione. Poi le spezzavano il cuore e io raccattavo e aggiustavo i cocci. Ho avuto tante storielle ma nessuna l’ho amata quanto lei.  Anche adesso, che sfortunatamente so la verità. continuo ad amarla e volerla. Il mio corpo la vuole, la reclama, la desidera. Beh, sappiate che ciò che sto per raccontarvi ha dell’incredibile e anche io fatico a crederci certe volte. Faremo un paio di salti temporali in questo racconto quindi…partiamo e arriviamo a sei mesi, per l’esattezza al 13 Marzo. Io e Rebi eravamo in camera sua a leggere fumetti e prenderci amabilmente per il culo. Lei era sexy da morire con quella tuta sformata e il cappuccio sulla testa, intravedevo la spallina del reggiseno e tanto mi bastava per procurarmi un’erezione pazzesca.

Un segreto lungo 22 anni

Presi la scusa di scendere al piano di sotto per un bicchiere d’acqua e con la chiara idea di andare in bagno a farmi una sega. Ma arrivato al penultimo gradino mi arrivarono le voci di Gianna e di sua sorella Ornella. Le due sono gemelle e  sono legatissime e spesso confabulano tra di loro. Solo che una frase mi colpì e mi misi ad origliare. ”Certo che Rebecca e Alex si somigliano proprio tanto…” diceva Ornella. ”Non farmici pensare, ogni volta che li vedo insieme mi prende un colpo e mi chiedo come fanno a non vederla gli altri” rispondeva Gianna. ”Non dovranno saperlo mai. E poi nessuno potrebbe perdonarmi, nè Ottavio nè tantomeno Davide a cui ho nascosto una figlia”.

Era assurdo quanto stavo sentendo. La mia Rebi era mia sorella. Mi fiondai in bagno sconvolto. non sapevo se piangere, se urlare, se spaccare tutto e correre da lei a raccontarle la verità. mi guardai allo specchio e per la prima volta mi resi conto di quanto ci assomigliassimo. Stessi colori addosso, stesso sguardo. Mia sorella. La ragazza che ho sempre sognato di sposare è mia sorella. Cazzo!!! Vi odio tutti cazzo, come avete potuto farci una cosa del genere?? Anzi, come ha potuto sua madre! E’ solo lei la colpevole. Ha tradito suo marito e mia madre scopando mio padre e facendosi mettere incinta e senza nemmeno confessarlo. Cazzooooo!!! E come faccio a dirglielo? Non voglio sconvolgere la sua vita, non voglio farla soffrire. Ecco, ora sapete come mi sentivo quel giorno e sicuramente comprenderete perchè, alla fine, decisi di non dirle niente. Avrei portato con me quel segreto fino alla tomba. E comunque non volevo nemmeno far soffrire i miei genitori e una notizia del genere li avrebbe devastati.

Il nuovo fidanzato di Rebecca

I tre mesi seguenti trascorsero un po’ sottotono, diciamo che mi tenevo alla larga e comunque Rebi stava uscendo con uno stronzo cosmico che l’aveva convinta a fare sesso senza preservativo. Già di per sé sarebbe un dettaglio da non sottovalutare, quel porco sarebbe stato da defenestrare all’istante ma lei era totalmente cotta e aveva iniziato a prendere la pillola. Indovinate chi gliela aveva prescritta? Esatto…nostro padre. Non sapevo se sentirmi peggio per il fatto che non mi dicesse con chi stava scopando oppure perchè nostro padre l’aveva necessariamente visitata. Come al solito tenni la bocca chiusa o avrei fatto solo danni…o almeno così credevo.

Insomma arriviamo al 13 giugno con le mie profonde crisi esistenziali e ormonali che mi facevano chiudere sempre di più. Avevo preso l’abitudine di andare a ”nascondermi” nello studio di papà, la sera. Per due ragioni, sostanzialmente. La prima era che i miei mi davano il tormento perchè uscissi di più, erano convinti che fossi depresso e in fondo avevano ragione e, la seconda, lo studio era vicino a casa e potevo fingere di uscire con gli amici senza andarmi a rintanare chissà dove su qualche panchina come un barbone. Mi rinchiudevo lì per un paio d’ore e poi tornavo a casa sapendoli sereni…ma soprattutto non mi facevano più domande sul perchè fossi depresso.

Mio padre e mia sorella

La sera del 13 giugno ero li, al buio, a pensare ai cazzi miei quando, improvvisamente, sento la chiave entrare nella toppa. Chi cazzo è??? Ladri? no scemo, i ladri non hanno le chiavi. La segretaria? Ero nel panico e mi andai a nascondere nella piccola stanza adibita ad archivio dentro lo studio ginecologico.  Lasciai la porta appena socchiusa così come l’avevo trovata e intanto il cuore mi stava scoppiando in petto. Sentii risuonare la voce di mio padre nel silenzio dello studio. ”Accomodati mia cara, dammi la giacca”. Ingenuamente pensai ad una visita d’emergenza, non so perché ma avevo questa fantasia sulla fedeltà reciproca dei miei genitori…era come se il tradimento che aveva creato la mia amata Rebecca non fosse mai accaduto.

Anche lui si tolse la giacca e lo vidi lanciarla sulla scrivania. La ”lei” era di spalle e non avevo idea di chi fosse ma ripeto, ancora non sospettavo potesse essere la sua amante. Finché non l’ho visto abbassare la testa per baciarla. Una fitta al cuore, quel padre che ritenevo perfetto si era portato una sgualdrina qualunque allo studio. Eh già, proprio una qualunque. Mi sentii morire quando vidi il viso di Rebecca, lei, la mia compagna perfetta, il mio unico amore e si, mia sorella, aveva la lingua di mio padre in bocca. No cazzo no…era la lingua di NOSTRO padre che le esplorava le tonsille! Non potevo crederci. Era lui lo stronzo cosmico che si fotteva la mia Rebi. Rimasi impietrito, in silenzio, immobile. Incapace di mettermi a urlare la verità e fermarli.

Il ginecologo visita la paziente

Lui cominciò a sfilarle il vestito facendo scivolare giù le bretelline di quell’abito corto e nero che le stava così tanto bene addosso che una volta, per strada, un tizio cadde a terra tanto era impegnato a spogliarla con gli occhi. I suoi seni perfetti puntavano verso l’alto e la bocca di mio padre ci si fiondò come un cane sull’osso. Li succhiava facendoli risplendere con la sua saliva. La mise a sedere sullo schienale del divanetto e io potevo vedere le sue natiche sode allargarsi sul cuscino e affondare mentre lui le leccava la figa e la faceva godere. Lei portò la testa all’indietro e vidi il suo dolce viso in preda al piacere e il cazzo mi venne duro come il marmo. Volevo uscire dal mio nascondiglio e piazzarglielo in bocca. E poi amen, quel che succede succede…ma ovviamente non feci nulla. Restai li a guardare, a cazzo duro.

Il mio papino la fece sdraiare sul lettino ginecologico e lei mise i piedi sulle staffe, lui le infilò due dita nella figa masturbandola lentamente mentre si segava il cazzo. Forse era prima volta che vedevo il cazzo di mio padre, non avevo mai spiato i miei, neanche volevo pensare al fatto che scopassero. Ora lo guardavo ed era come il mio. esattamente come il mio. Lui aveva i pantaloni e le mutande calati fino alle caviglie e mi fece pensare a quei vecchi film con la Fenech. Più lo guardavo più mi sembrava squallido ed eccitante insieme. Avrei voluto guardare da molto più vicino. Vedere il suo cazzo entrarle nella figa con tutta la passione che ci avrei messo io. Lui invece avvicinò il cazzo al clitoride con tutta calma, glielo strisciava sopra come fosse un pennello mentre lei lo implorava di scoparla ”fottimi Davide non resisto più…”

”La mia bambina puttana”

E lui non se lo fece ripetere e affondò il grosso uccello in quella figa morbida e madida di umori. La mia Rebi gemeva godendo di quel cazzo che non era il mio, i suoi urletti mi squassavano la pancia, incendiandomela. Lui la scopava come si scopa una gran troia e a lei piaceva essere scopata così, senza riguardo. Lui l’afferrò per la nuca trascinandola contro il suo petto, soffocandola mentre i colpi di cazzo non si fermavano neanche per un secondo. ”Ti scopo bambina, sei la mia troia, la mia bambina puttana”. Poi si portò le sue caviglie alle spalle e i colpi di mazza si facevano sempre più profondi e a lei mancava il respiro, si capiva che stava per godere. E infatti l’orgasmo arrivò con uno spruzzo colossale che bagnò tutto il petto di papà. Vedevo il suo squirt colare giù fino al suo cazzo mentre lei riprendeva fiato e ridacchiava felice.

”Allora, la mia puttanella è soddisfatta?” -disse mio padre- ”si paparino…hai fatto godere la tua bambolina. Ora è il tuo turno…”. Nel dirlo si mise in ginocchio e prese quel grosso arnese tutto dentro la bocca. Succhiava davvero come una troia consumata e io non riuscii a trattenermi dal cominciare a segarmi il cazzo. Era come se un po’ lo stesse succhiando anche a me. Ero eccitatissimo e stranamente calmo. L’unica cosa che mi aveva fatto trasalire era stato quando lei lo aveva chiamato paparino ma era ovvio che fosse un ”gioco”. E andò così, con lei che gli spompinava l’uccello mentre io me lo segavo. Venimmo quasi all’unisono, io e mio padre. La differenza fu solo che lui le sborrò in quella meravigliosa bocca che io avrei riempito di baci. Le schizzò dentro come un porco e lei bevve. Si, bevve proprio tutta la sua sborra mentre si strizzava le tettine.

Una fine, un nuovo inizio

Sapete qual è la cosa buffa? pochi minuti dopo iniziarono a litigare furiosamente. Lui le aveva promesso che sarebbero partiti insieme per il weekend e ora disattendeva la sua promessa. Rebecca urlava cose terribili e lui ricambiava insulti pesanti. Si lasciarono proprio li, davanti a me anche se non lo sapevano. L’aria diventò gelida e lui si offrì di riaccompagnarla a casa ma lei non volle e se andò correndo. Pensate, sentii anche, subito dopo, mio padre chiamare mia madre per informarla che era andato e tutto bene, il problema era risolto e stava rientrando prima del previsto. Non parlai mai con mio padre di ciò che era accaduto. Mi preparai soltanto a raccattare i cocci di Rebi.

E così feci. Raccolsi tutti i cocci del suo cuore infranto offrendole la mia spalla per la sua storia finita. Asciugai le sue lacrime e finii che la baciai. Un lungo e romantico e passionale bacio. Ci misi tutto me stesso e lei ricambiò con tutta se stessa. Che dirvi, lei non sa nulla ma io sono diventato il fidanzato di mia sorella.

 

Racconto di Viola 199

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