il fidanzato di mia sorella, racconti porno

Il fidanzato di mia sorella

Come una sorella

Rebecca è una bella ragazza di 22 anni. No, non è una top model, questo no ma i suoi occhi neri e quelle movenze da felino la rendono bellissima. Ogni volta che la vedo provo un feroce tuffo al cuore perchè la desidero così tanto da star male. Purtroppo o per fortuna, per lei, sono solo un amico. Non credo abbia mai capito quanto io sia innamorato follemente di lei ma so che non mi vedrebbe, in quel senso, nemmeno se lo sapesse. Ma andiamo con ordine. Io e Rebi siamo praticamente cresciuti insieme, i nostri genitori sono amici da sempre. Vacanze sempre insieme, scuole sempre insieme e pomeriggi interi passati a giocare nel giardino di casa mia. Sua madre, Gianna, era grande amica della mia. E mio padre era il suo ginecologo. Così si erano conosciute, nello studio di mio padre dove, mia madre, faceva la segretaria. Fu proprio mio padre a far nascere Rebi…

La nostra è stata un’infanzia felice e l’adolescenza, per quanto complicata, fu un periodo altrettanto felice. A 14 anni ero già cotto di lei mentre lei perdeva la testa per tutti i peggiori disagiati in circolazione. Poi le spezzavano il cuore e io raccattavo e aggiustavo i cocci. Ho avuto tante storielle ma nessuna l’ho amata quanto lei.  Anche adesso, che sfortunatamente so la verità. continuo ad amarla e volerla. Il mio corpo la vuole, la reclama, la desidera. Beh, sappiate che ciò che sto per raccontarvi ha dell’incredibile e anche io fatico a crederci certe volte. Faremo un paio di salti temporali in questo racconto quindi…partiamo e arriviamo a sei mesi, per l’esattezza al 13 Marzo. Io e Rebi eravamo in camera sua a leggere fumetti e prenderci amabilmente per il culo. Lei era sexy da morire con quella tuta sformata e il cappuccio sulla testa, intravedevo la spallina del reggiseno e tanto mi bastava per procurarmi un’erezione pazzesca.

Un segreto lungo 22 anni

Presi la scusa di scendere al piano di sotto per un bicchiere d’acqua e con la chiara idea di andare in bagno a farmi una sega. Ma arrivato al penultimo gradino mi arrivarono le voci di Gianna e di sua sorella Ornella. Le due sono gemelle e  sono legatissime e spesso confabulano tra di loro. Solo che una frase mi colpì e mi misi ad origliare. ”Certo che Rebecca e Alex si somigliano proprio tanto…” diceva Ornella. ”Non farmici pensare, ogni volta che li vedo insieme mi prende un colpo e mi chiedo come fanno a non vederla gli altri” rispondeva Gianna. ”Non dovranno saperlo mai. E poi nessuno potrebbe perdonarmi, nè Ottavio nè tantomeno Davide a cui ho nascosto una figlia”.

Era assurdo quanto stavo sentendo. La mia Rebi era mia sorella. Mi fiondai in bagno sconvolto. non sapevo se piangere, se urlare, se spaccare tutto e correre da lei a raccontarle la verità. mi guardai allo specchio e per la prima volta mi resi conto di quanto ci assomigliassimo. Stessi colori addosso, stesso sguardo. Mia sorella. La ragazza che ho sempre sognato di sposare è mia sorella. Cazzo!!! Vi odio tutti cazzo, come avete potuto farci una cosa del genere?? Anzi, come ha potuto sua madre! E’ solo lei la colpevole. Ha tradito suo marito e mia madre scopando mio padre e facendosi mettere incinta e senza nemmeno confessarlo. Cazzooooo!!! E come faccio a dirglielo? Non voglio sconvolgere la sua vita, non voglio farla soffrire. Ecco, ora sapete come mi sentivo quel giorno e sicuramente comprenderete perchè, alla fine, decisi di non dirle niente. Avrei portato con me quel segreto fino alla tomba. E comunque non volevo nemmeno far soffrire i miei genitori e una notizia del genere li avrebbe devastati.

Il nuovo fidanzato di Rebecca

I tre mesi seguenti trascorsero un po’ sottotono, diciamo che mi tenevo alla larga e comunque Rebi stava uscendo con uno stronzo cosmico che l’aveva convinta a fare sesso senza preservativo. Già di per sé sarebbe un dettaglio da non sottovalutare, quel porco sarebbe stato da defenestrare all’istante ma lei era totalmente cotta e aveva iniziato a prendere la pillola. Indovinate chi gliela aveva prescritta? Esatto…nostro padre. Non sapevo se sentirmi peggio per il fatto che non mi dicesse con chi stava scopando oppure perchè nostro padre l’aveva necessariamente visitata. Come al solito tenni la bocca chiusa o avrei fatto solo danni…o almeno così credevo.

Insomma arriviamo al 13 giugno con le mie profonde crisi esistenziali e ormonali che mi facevano chiudere sempre di più. Avevo preso l’abitudine di andare a ”nascondermi” nello studio di papà, la sera. Per due ragioni, sostanzialmente. La prima era che i miei mi davano il tormento perchè uscissi di più, erano convinti che fossi depresso e in fondo avevano ragione e, la seconda, lo studio era vicino a casa e potevo fingere di uscire con gli amici senza andarmi a rintanare chissà dove su qualche panchina come un barbone. Mi rinchiudevo lì per un paio d’ore e poi tornavo a casa sapendoli sereni…ma soprattutto non mi facevano più domande sul perchè fossi depresso.

Mio padre e mia sorella

La sera del 13 giugno ero li, al buio, a pensare ai cazzi miei quando, improvvisamente, sento la chiave entrare nella toppa. Chi cazzo è??? Ladri? no scemo, i ladri non hanno le chiavi. La segretaria? Ero nel panico e mi andai a nascondere nella piccola stanza adibita ad archivio dentro lo studio ginecologico.  Lasciai la porta appena socchiusa così come l’avevo trovata e intanto il cuore mi stava scoppiando in petto. Sentii risuonare la voce di mio padre nel silenzio dello studio. ”Accomodati mia cara, dammi la giacca”. Ingenuamente pensai ad una visita d’emergenza, non so perché ma avevo questa fantasia sulla fedeltà reciproca dei miei genitori…era come se il tradimento che aveva creato la mia amata Rebecca non fosse mai accaduto.

Anche lui si tolse la giacca e lo vidi lanciarla sulla scrivania. La ”lei” era di spalle e non avevo idea di chi fosse ma ripeto, ancora non sospettavo potesse essere la sua amante. Finché non l’ho visto abbassare la testa per baciarla. Una fitta al cuore, quel padre che ritenevo perfetto si era portato una sgualdrina qualunque allo studio. Eh già, proprio una qualunque. Mi sentii morire quando vidi il viso di Rebecca, lei, la mia compagna perfetta, il mio unico amore e si, mia sorella, aveva la lingua di mio padre in bocca. No cazzo no…era la lingua di NOSTRO padre che le esplorava le tonsille! Non potevo crederci. Era lui lo stronzo cosmico che si fotteva la mia Rebi. Rimasi impietrito, in silenzio, immobile. Incapace di mettermi a urlare la verità e fermarli.

Il ginecologo visita la paziente

Lui cominciò a sfilarle il vestito facendo scivolare giù le bretelline di quell’abito corto e nero che le stava così tanto bene addosso che una volta, per strada, un tizio cadde a terra tanto era impegnato a spogliarla con gli occhi. I suoi seni perfetti puntavano verso l’alto e la bocca di mio padre ci si fiondò come un cane sull’osso. Li succhiava facendoli risplendere con la sua saliva. La mise a sedere sullo schienale del divanetto e io potevo vedere le sue natiche sode allargarsi sul cuscino e affondare mentre lui le leccava la figa e la faceva godere. Lei portò la testa all’indietro e vidi il suo dolce viso in preda al piacere e il cazzo mi venne duro come il marmo. Volevo uscire dal mio nascondiglio e piazzarglielo in bocca. E poi amen, quel che succede succede…ma ovviamente non feci nulla. Restai li a guardare, a cazzo duro.

Il mio papino la fece sdraiare sul lettino ginecologico e lei mise i piedi sulle staffe, lui le infilò due dita nella figa masturbandola lentamente mentre si segava il cazzo. Forse era prima volta che vedevo il cazzo di mio padre, non avevo mai spiato i miei, neanche volevo pensare al fatto che scopassero. Ora lo guardavo ed era come il mio. esattamente come il mio. Lui aveva i pantaloni e le mutande calati fino alle caviglie e mi fece pensare a quei vecchi film con la Fenech. Più lo guardavo più mi sembrava squallido ed eccitante insieme. Avrei voluto guardare da molto più vicino. Vedere il suo cazzo entrarle nella figa con tutta la passione che ci avrei messo io. Lui invece avvicinò il cazzo al clitoride con tutta calma, glielo strisciava sopra come fosse un pennello mentre lei lo implorava di scoparla ”fottimi Davide non resisto più…”

”La mia bambina puttana”

E lui non se lo fece ripetere e affondò il grosso uccello in quella figa morbida e madida di umori. La mia Rebi gemeva godendo di quel cazzo che non era il mio, i suoi urletti mi squassavano la pancia, incendiandomela. Lui la scopava come si scopa una gran troia e a lei piaceva essere scopata così, senza riguardo. Lui l’afferrò per la nuca trascinandola contro il suo petto, soffocandola mentre i colpi di cazzo non si fermavano neanche per un secondo. ”Ti scopo bambina, sei la mia troia, la mia bambina puttana”. Poi si portò le sue caviglie alle spalle e i colpi di mazza si facevano sempre più profondi e a lei mancava il respiro, si capiva che stava per godere. E infatti l’orgasmo arrivò con uno spruzzo colossale che bagnò tutto il petto di papà. Vedevo il suo squirt colare giù fino al suo cazzo mentre lei riprendeva fiato e ridacchiava felice.

”Allora, la mia puttanella è soddisfatta?” -disse mio padre- ”si paparino…hai fatto godere la tua bambolina. Ora è il tuo turno…”. Nel dirlo si mise in ginocchio e prese quel grosso arnese tutto dentro la bocca. Succhiava davvero come una troia consumata e io non riuscii a trattenermi dal cominciare a segarmi il cazzo. Era come se un po’ lo stesse succhiando anche a me. Ero eccitatissimo e stranamente calmo. L’unica cosa che mi aveva fatto trasalire era stato quando lei lo aveva chiamato paparino ma era ovvio che fosse un ”gioco”. E andò così, con lei che gli spompinava l’uccello mentre io me lo segavo. Venimmo quasi all’unisono, io e mio padre. La differenza fu solo che lui le sborrò in quella meravigliosa bocca che io avrei riempito di baci. Le schizzò dentro come un porco e lei bevve. Si, bevve proprio tutta la sua sborra mentre si strizzava le tettine.

Una fine, un nuovo inizio

Sapete qual è la cosa buffa? pochi minuti dopo iniziarono a litigare furiosamente. Lui le aveva promesso che sarebbero partiti insieme per il weekend e ora disattendeva la sua promessa. Rebecca urlava cose terribili e lui ricambiava insulti pesanti. Si lasciarono proprio li, davanti a me anche se non lo sapevano. L’aria diventò gelida e lui si offrì di riaccompagnarla a casa ma lei non volle e se andò correndo. Pensate, sentii anche, subito dopo, mio padre chiamare mia madre per informarla che era andato e tutto bene, il problema era risolto e stava rientrando prima del previsto. Non parlai mai con mio padre di ciò che era accaduto. Mi preparai soltanto a raccattare i cocci di Rebi.

E così feci. Raccolsi tutti i cocci del suo cuore infranto offrendole la mia spalla per la sua storia finita. Asciugai le sue lacrime e finii che la baciai. Un lungo e romantico e passionale bacio. Ci misi tutto me stesso e lei ricambiò con tutta se stessa. Che dirvi, lei non sa nulla ma io sono diventato il fidanzato di mia sorella.

 

Racconto di Viola 199

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il cornuto

Il cornuto

Felice e cornuto

”Sono un cornuto” -mi dice Antonio- ”e sono l’uomo più felice del mondo”. A quelle parole il mio silenzio deve aver detto tutto ciò che la mia bocca non esprimeva perchè lui fece un lungo sospiro e poi scoppiò in una sonora e aperta risata. ”Non capisci vero?”. No cazzo non capisco! Mi stai dicendo che tua moglie ti tradisce e tu sei felice? Ovvio che non ragioni, o sei pazzo o sei sotto shock! ”Vedi Viola, io fino ad un anno fa ero un ometto comune, mi alzavo la mattina, andavo in ufficio, la sera tornava a casa distrutto, cena, tv e nanna. Con mia moglie neanche parlavo. Abbiamo passato anche sei mesi senza fare sesso. Non che non mi piacesse lei, ma non la desideravo più, ero troppo stanco.”

Lo ascoltavo con estrema attenzione cercando di cogliere delle sfumature nella sua voce che mi dicessero la sua Verità. Lo sentii chiudersi per un attimo in quel ricordo e capii che stava rivivendo quel momento in cui viveva senza vivere realmente. Provai grande empatia nei suoi confronti e avevo voglia di abbracciarlo per fargli sentire la mia comprensione. Lui capì e si affrettò a dirmi ”no no chicca, ora va tutto bene”. Ammetto che fino a quel momento non avevo capito un cazzo. Pensavo che il loro matrimonio fosse finito e lui ”rendesse grazie” ad un tradimento di lei per essersi potuto liberare di quella vita.

Le sue confidenze al telefono

”E quindi quando vi siete separati?” . ”Separati? Non mi separerei da lei neanche per sogno. Amo follemente mia moglie.” Ok, pensai, devo essermi persa qualche pezzo. ”Antonio…allora perché mi hai detto che sei un cornuto e anche l’uomo più felice del mondo?”. Se ne restò in religioso silenzio per tre minuti buoni, poi emise un lungo sospiro e iniziò a parlare. Parlava parlava parlava senza mai interrompersi. E il suo racconto, così denso di particolari, si capiva che stava riaccendendo in lui una forte eccitazione. Non era mai stato un uomo di molte parole al telefono, chiamava e si lasciava trasportare nel mio mondo, dalle mie parole. Alla fine siamo diventati amici e così ha iniziato a raccontarmi la sua esperienza.

Sai Viola, non ho mai detto a nessuno le cose che sto per dire a te. Ho sempre avuto paura di essere giudicato male ma con te so di poter parlare liberamente. Con mia moglie le cose andavano sempre peggio, quasi non parlavamo più e nemmeno ci guardavamo. Alla fine parlavamo sempre e solo del lavoro, della casa, dei figli ormai grandi…insomma le solite cose. Ma poi ognuno se ne stava nel suo lato del letto evitando ogni più piccolo contatto fisico. Siamo andati avanti così per anni e come ti dicevo potevano passare anche sei mesi prima che avessimo voglia di scopare. L’uno con l’altra intendo perché io le altre le desideravo e avevo voglia di sborrare come tutti. Per questo ho iniziato a chiamare le linee erotiche. Non che non avessi mai messo in conto di poter essere cornuto ma non ci pensavo, mi occupavo solo del mio di piacere.

Tornai a casa e improvvisamente ero un cornuto…

Una mattina, arrivato in ufficio, non mi sentivo molto bene. Una febbriciattola che mi fece venire un forte mal di testa e così decisi di tornare a casa. Non avvisai mia moglie, perchè avrei dovuto? lei doveva essere al lavoro… Quando arrivai sotto casa vidi la sua auto e la cosa mi stupì non poco ma salii le scale senza dargli alcun peso. Neanche mi chiesi perchè. Infilai la chiave nella toppa ed entrai. Ti spiego…neanche ci salutavamo entrando in casa, pensa a come stavamo messi. Posai la 24ore sulla sedia, mi tolsi la giacca e sentii un rumore strano provenire dal fondo del corridoio. Non riuscivo a identificare quel suono, sembrava un miagolio e poi come un battere sul muro. Mi avvicinai alla fonte del rumore e seppi con certezza che veniva dalla camera da letto. La porta era chiusa per metà, sapevo che se avessi fatto un solo passo in più avrei visto il riflesso della stanza nello specchio dell’armadio. Non era sola…non si stava masturbando…ero ufficialmente cornuto.

Non so quanto tempo sono rimasto li in attesa prima di decidermi. Intanto non sapevo con chi fosse e non ero sicuro di volerlo sapere né ero convinto di come avrei reagito vedendo il suo corpo usato da un altro uomo, ma soprattutto ero stranito su come mi sentivo. Davvero ero eccitato nel sentire mia moglie scopare con un altro uomo? I suoi mugolii erano così intensi e appassionati che mi sono ritrovato a cazzo duro invece che incazzato nero. Alla fine mi decisi a far quel passo in più fino a vedere il loro riflesso nello specchio. Vedevo lui in ginocchio sul letto che pompava il cazzo nella figa o nel culo di mia moglie. Lo guardavo stantuffarglielo dentro con molta forza mentre lei aumentava il tono dei suoi ”ahhhh ahhhh” fino ad arrivare all’orgasmo.

Mia moglie faceva il suo spettacolo per me

Poi lei si mise accucciata davanti al suo cazzo prendendolo in bocca. Guardavo la sua bocca pompare, le guance si muovevano al ritmo dl suo succhiare mentre lei, ad occhi chiusi, si gustava il sapore della sua figa dal cazzo di lui. Ti confesso che avevo il cazzo in mano già da un po’. Non pensavo a me come ad un cornuto, in realtà non pensavo e basta. Le fissavo il viso, mezzo per la verità data la posizione, e non riuscivo a non immaginare la sua cappella che le scopava la gola. Per la prima volta la vedevo come una troia ed era bellissima. Poi lei aprì gli occhi e, sorpresa…mi vide. I nostri sguardi si incrociarono e vidi il panico sul suo volto mentre ancora ingoiava l’uccello. Fu questione di un secondo perchè lei vedesse il mio cazzo duro scorrere nella mia mano e il viso si rilassò, poi si infiammò di nuovo ma questa volta di piacere. Lui non esisteva più, mia moglie faceva il suo spettacolo per me.

Lo fece sdraiare sul letto e si impalò dandogli la schiena, lui la teneva per i fianchi mentre lei ondeggiava e si masturbava il clitoride con somma sensualità. Mi guardava dritto negli occhi leccandosi le labbra. Si muoveva rapida sul cazzo prendendosi tutto il piacere che io le avevo negato negli anni e urlava tutto il suo godimento affinchè anche io godessi di lei. Il momento del suo orgasmo fu prorompente, un diluvio di umori sul nostro letto e il suo bellissimo viso stravolto dal piacere mi fecero impazzire, mi segavo il cazzo come un ragazzino ormonato. Lei scese dal cazzo e si mise carponi sul suo corpo sbattendogli la figa fradicia sulla faccia e fiondandosi su quell’asta dura che aspettava solo di sborrare.

Un cornuto che ama la sua troia

Succhiava e leccava come un’attrice porno e quasi mi sembrava di avere la sua lingua sul mio uccello. Lo puliva dai suoi umori e poi passava a succhiare i coglioni mentre lui leccava quel boschetto bagnato. Lui tese la punta dei piedi e gridò un ”vengooooo” mentre le sborrava in bocca tutto il suo sperma. Mia moglie continuava a succhiare e ripulire tutta la sborra viscida del suo amante mentre mi guardava come una bestia affamata. Non credo di averla mai amata tanto come in quel momento, il preciso istante in cui il mio cazzo schizzava fuori tutto quel piacere trattenuto troppo a lungo. Sborrai in silenzio nella mia mano ma dentro gridavo come un pazzo e volevo fiondarmi su di lei e baciarla…e invece mi allontanai, rimisi il cazzo nei pantaloni e, ripresa la giacca e la valigetta, uscii di casa per darle il tempo di far uscire il suo giovane amante e far rientrare il suo vecchio cornuto.

Quella sera la scopai come mai prima, volevo la mia troia e da troia la trattai. A lei piaceva e me lo disse chiaramente e ti giuro, mi eccitai davvero come un porco. E come un porco mi comportai per tutto il tempo. Le disse quanto la amavo e quanto la desiderassi e quanto l’avessi trovata meravigliosa mentre si faceva scopare. Fu un nuovo inizio per noi…e da quel giorno organizziamo regolarmente delle sessioni con giovani amanti che accettano di lasciarmi guardare mentre mi fottono la moglie. Abbiamo una sola regola, dopo che li ha fatti sborrare…si a volte ne abbiamo anche due o tre insieme…deve succhiarmi il cazzo con la bocca ancora piena di sperma. E’ questo che mi fa esplodere il cazzo. Poi, quando se ne vanno, me la scopo io…anzi, facciamo l’amore ed è bellissimo.

”Sei davvero felice?”

”Antonio posso scrivere la tua storia?” gli chiesi al telefono. ”Ammetto che mi farebbe piacere farlo sapere…decisamente solletica la mia voglia di sentirmi un cornuto. Ok Viola, hai il mio permesso” . Così la sua confidenza, raccolta in un caldo pomeriggio d’Agosto, è diventato il nostro racconto. Un racconto di amore, passione ed estremo coraggio nel vivere le proprie perversioni. Gli chiesi un’ultima cosa quel giorno: ”Sei felice davvero Antonio?” . ”MAI stato più felice di così”

racconto di Viola 199

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l'amica di papà

La mia amica si scopa il mio papà

Alessia, la mia nuova amica

Erika è la classica brava ragazza, acqua e sapone, ingenua e dolce. Ottimi voti a scuola e senza grilli per la testa è considerata, da tutti, una ragazza come poche. Almeno fino a qualche tempo fa, fino a quando l’influenza della sua nuova amica Alessia non è diventata incisiva. Questa sua “amichetta” sembra molto sveglia, dal fisico procace e sempre poco vestita. Con le sue magliettine scollate, estremamente attillate, lascia ben poco all’immaginazione e ne è consapevole ma di certo non basta a fermarla. E poi quegli short sfilacciati, più simili a mutandine che a pantaloncini, che le lasciano i glutei per metà scoperti. Quel culetto alto e sodo sempre in vista farebbe perdere la testa a chiunque…ed ecco perché non possiamo giudicare più di tanto il papà di Erika. Ha tanto insistito per conoscere Alessia, inizialmente con il fare protettivo di ogni paparino premuroso, ma quelle attenzioni presto sarebbero cambiate.

”Alessia avrebbe passato qualche giorno a casa nostra, fino al rientro dei suoi genitori in viaggio per lavoro. Dividevamo la camera ed era divertente, dal truccarci insieme al prestarci i vestiti, anche se i miei non mi avrebbero mai fatta uscire vestita così.
Mi piace vedere come Alessia ha conquistato la benevolenza di papi, ora certamente farà meno storie per gli atteggiamenti espansivi di Alessia, lei sa come farsi voler bene.
Quella mattina, entrando in cucina per la colazione, trovo la mia amica Alessia già pronta. Come al solito è truccata, con quelle labbra zuppe di gloss rosa barbie, che le rende uno specchio acquoso, sono cosi carnose e gonfie che tutti le fissano e lei ne va fiera della sua bocca, quella ”bocca magica” come dice sempre.

Che succede in camera mia?

Indossa mini shorts, canotta dalla spallina fine e quelle tette che rimbalzano ad ogni movimento, perché lei non sa che cosa sia il reggiseno. Si mette seduta sulle ginocchia di papi che mangia yogurt e cereali, spizzicando un po’ di frutta qua e la. Papà mi sembra imbarazzato e la fa spostare, lei viene felice come una pasqua ad abbracciarmi ma non capivo proprio perché papà non si alzasse dalla sedia, difatti rimase lì finche non andammo via. Era tardi e avevamo i corsi di recupero così corremmo fuori ridacchiando come due stupide ochette. Io e e la mia amica avremmo dovuto pranzare insieme per poi fare un giro al centro commerciale ma, una volta arrivata li, non la vedevo. Il mio cellulare completamente scarico e io li sola come una stupida, decido cosi di andare a casa per chiamarla da lì. Una volta arrivata noto due bicchieri nel lavello, strano, mamma è al lavoro, ma di sopra sento dei rumori, penso al nostro gatto chiuso per una svista in qualche stanza e così salgo. I rumori sono in camera mia, ma certo non è il gatto…

La porta è leggermente aperta e riesco ad intravedere riflesso nel grande specchio il fianco di mio papà. Ondeggia, respira affannato come un cane, sto per entrare e chiedere che ci fa in camera mia, ma vedo quella chioma. Si è quella della mia amica Alessia, la sua testa tra le mani di papà…la sua bocca a specchio sul suo cazzo. Lo stava spompinando alla grande, in camera mia e io non riuscivo a credere a ciò che vedevo. In un attimo lui la ferma, lei ha ancora la mia maglietta addosso, papà la prende per un braccio e la sbatte sul mio letto. Lei è senza mutandine, apre le cosce sorridendo ed impaziente dice “dai papino mangiami la fighetta”. Lui ci si butta in mezzo a quelle cosce e succhia, lecca, come un morto di sete e fame farebbe davanti ad un bellissimo banchetto.

La mia amica si scopa il mio papà

Sento il rumore della sua lingua che vortica, scava. Lo sento come succhia e risucchia la sua stessa saliva che cola e gronda sulla figa di Alessia, lei che ansima e prega di sentirla tutta, lui che si sega il cazzo duro, sembra una mazza. Nemmeno credevo potesse essere così, lo vedo bene appena lui si alza e se lo stringe in mano, poi le sbatte la cappella sul clitoride e lei “dai papi scopami…scopami cazzo ” e poi continua dicendo “sei un vero porcone papi, mi fotti nella cameretta di Erika , dai sbattimi” . A quelle parole vedo papà cambiare, essere più bestiale, la gira di schiena, la solleva dai fianchi. Ora è a quattro zampe sul letto e lui che la monta da dietro, con una mano le tira i capelli mentre con l’altra le tiene il culo. Lo stringe così forte da farla urlare “sii , fottimi così papino”. Era tutto così strano e non capivo esattamente come mi sentivo, so solo che ero paralizzata nel trovare questa sorpresa, paralizzata ma…

Mi accorsi che la  mia mano era finita dentro le mutandine, mi stavo toccando, le dita scavavano dentro al ritmo di papi e Alessia. Ero bollente, gonfia e fradicia, sentivo le pareti contro le mie dita e i polpastrelli che picchiettavano in fondo più che potevano. Ma cosa sta succedendo? papà prende Alessia di forza e la fa girare, la mette a terra. Lei bocca aperta, occhi all’insù e lingua fuori, lui le sbatte il cazzo sulla lingua e  lei che sbava saliva su tutta la maglietta. Papi si sta segando la cappella sulla lingua di Alessia e lei che lo bacia. Vedo lunghi filamenti di saliva e gloss e chi sa che altro che colano dalla cappella alle labbra di Alessia. Il ritmo aumenta, il cazzo esplode e parte una sborrata colossale , tutta la faccia della mia amica Alessia è piena, una maschera di latte bianco e denso che la ricopre.

Non giudicatemi se mi masturbo guardandoli

Lui usa il cazzo come fosse un cucchiaio, la raccoglie e gliela porta alla bocca, e lei la succhia e la beve dalla cappella ancora pulsante. Lei pulisce tutto e papà si ricompone lanciandole un occhiata e con voce ferma e decisa le dice “sbrigati, rimetti tutto in ordine e apri le finestre, senti che cazzo di odore c’è” . Io mi nascondo appena in tempo dietro la porta dello studio, poco prima che lui uscisse e potesse beccarmi li, a godere mentre spiavo il loro segreto. Non giudicatemi per quanto ho goduto e ancora mi masturbo con un pizzico di gelosia al pensiero di condividere tanto con Alessia…
racconto di Ylenia 122

chiama Ylenia allo 0695541845 oppure all’899626217

schiava sottomessa

Quella stronza della mia schiava

Stronza. E stop!

Veronica è una stronza. Stop. E’ l’unica parola che descriva veramente questa donna. Una vera stronza che è stata capace di scalare i vertici della sua azienda mangiando chiunque si sia messo sulla sua strada. Ha fatto piangere più di un uomo, la stronza, senza alcun rimorso. Approfittando di ogni più piccola debolezza, ricattando, infamando e calpestando senza alcuna pietà il ”povero” malcapitato. L’arpia è una gran bella donna -all’esterno- e si è fatta ripassare dai vecchi capi per raggiungere i suoi scopi, dovevate vedere come sbavavano i vecchi porci all’idea di scoparsi la giovanissima Veronica appena arrivata. E lei sculettava davanti a quelle bave come una femmina in calore pronta a ricevere la sua dose di cazzo. Così è arrivata in cima la troia. E quando ci è arrivata non ha esitato un secondo a calpestare e buttare giù dalla torre quegli stessi bavosi che ce l’avevano portata.

Anche con me ha fatto lo stesso. Si, confesso. La puttana mi ammaliava tremendamente. Sentivo il suo profumo appena arrivava al mio piano e subito un codazzo di lecchini bastardi le si avvicinava cercando, inutilmente, di affascinarla con complimenti che avrebbero fatto vergognare un analfabeta sordo. Lei, la vacca, sorrideva ed elargiva miagolii sensuali. Pareva scopasse mentre parlava di utili e campagne marketing. E si, lo ammetto, me la scopavo con gli occhi mentre ancheggiava per raggiungere il suo ufficio vista cielo. I suoi abiti stretti al punto che mi chiedevo come cazzo facesse a respirare e quei capelli nei che le scendevano a cascata sulle spalle…mi sono fatto centinaia di seghe pensando a lei.

La stronza mi fa fuori

Devo dire che per i primi due anni  tutto è filato liscio. Lei non mi cagava di striscio e io mi segavo. Lavoravo e mi segavo. Poi il dramma. La puttana decide che il mio posto di lavoro è perfetto per la sua sorellina scema. Cazzo mai visto una cretina più idiota di quella. Beatrice la bionda, slavata come il suo cervello annacquato. Ma tanto, tanto cara alla bastarda maledetta! Beh, ve la faccio breve. Un giorno mi chiama nel suo ufficio, una scusa del cazzo, io mi occupavo delle campagne pubblicitarie di un nostro prodotto di punta (una cagata di crema alla bava di qualcosa che dovrebbe far ringiovanire…si,il portafoglio! lo fa tornare talmente giovane da essere vuoto come mamma fabbrica l’ha fatto!) e lei voleva parlarmi di una sua spettacolare idea. Appena entrato inizia quel suo miagolio sexy e io non capisco più niente, lei mi provoca e io penso ”cazzo ci siamooooostaserasiscopaaaaaa”. Praticamente le salto addosso e lei inizia un balletto di rimostranze gridando a gran voce che la stavo stuprando. Mentre 3 secondi prima aveva il mio cazzo duro in mano.

Così mi sono ritrovato licenziato in tronco dovendo anche ringraziarla per aver accettato di non denunciarmi. Capite che razza di stronza? Mi ha salvato il mio senso dell’umorismo, of course. Mentre mi portavano via dal suo ufficio mi fece un sorrisetto malizioso e io scoppiai a ridere. Maledetta troia sono pazzo di te. Anzi, sono pazzo e basta! Quel giorno cambiò tutto il mio modo di vedere la vita e cambiò anche lo scopo della mia vita. Fargliela pagare. Le avrei ficcato il cazzo in bocca e lei avrebbe implorato per farsi scopare! oh si!

Gli scheletri nell’armadio della malefica!

Sapete, se non si cerca non si trova…ma quando cerchi ecco che gli armadi sbordano di scheletri. E nel suo caso erano decine e decine di scheletri. Ma facciamo un passo indietro perchè non vi ho detto un particolare fondamentale. La troia è (rullo di tamburi) sposata col grande capo! Il capo assoluto, proprietario, amministratore delegato, paperon de paperoni de noartri! Fottutamente ricco e schifosamente geloso. Oltre che particolarmente pio. Brutto come la fame in Africa e grasso come la statua del Buddha era certo che la sua amata Veronica lo amasse veramente. (scroscio di risate grazie) .  Il mio nuovo lavoro mi lascia un eccellente margine economico e così, dopo due anni e tremila euro (ben spesi cazzo!) ecco sulla mia scrivania tante belle, porche, lascive e inequivocabili foto del vaccone in azione. S’è scopata mezza Lombardia sta vacca!

Ed eccoci qui, cari amici, al momento in cui la mia rivincita prende forma. La forma di un telefono, quello con cui compongo il numero e la chiamo. Quando squittisce il suo ”pronto” sento un tuffo al cuore e il cazzo diventare un pezzo di marmo. Respiro a fondo prima di dirle chi sono. Poi il suo delicatissimo ”che cazzo vuoi?” e il mio, altrettanto delicato ”sta zitta troia, o mando le foto dei tuoi tradimenti direttamente al tuo maritino”. Chissà come mai…calò il silenzio. Tombale. ”Sei li micetta? sei svenuta?” Sentivo le rotelle della sua mente malata rincorrere piani diabolici per uccidermi in quel preciso momento. ”Tranquilla che la sistemiamo…apri la mail che ti è appena arrivata, su fa la brava”. Devo riportarvi tutti gli insulti -assolutamente gratuiti- che le mie povere e caste orecchie hanno dovuto subire mentre guardava una delle foto in mio possesso? Beh, in effetti ne avevo scelta una in cui, in un club, stava lavorando di bocca su un grosso arnese. (una sega fantastica su quella foto e si vedeva chiaramente una traccia della mia sborrata colossale).

La novella schiava del mio cazzo

Il resto della conversazione sembrò una trattativa di lavoro, una transazione per la quale lei otteneva le prove della sua troiaggine e io ottenevo una schiava. Docile e ubbidiente. Ero stato fermissimo su questo punto. Doveva fare le fusa ed essere credibile (avevo paura che mi staccasse il cazzo a morsi alla prima occasione!). Alla fine le diedi il nostro primo appuntamento fornendole indicazioni su dove, quando e come si sarebbe dovuta presentare. Eh si, doveva vestirsi da troia. Col trucco da troia di strada. Le mandai anche i link di cosa avrebbe dovuto comprarsi e indossare per farmelo venire duro. ”se fallisci e non mi viene duro…avrai un pessimo divorzio!” -mica lo doveva sapere che me la sarei scopata pure se l’avessi vista vestita con un sacco nero della spazzatura!-

Ehhhhh che non lo so che volete sapere come è andata? Intanto le ho fatto spendere 1400 euro in cagate che le avrei strappato di dosso e già questo mi ha fatto rizzare il cazzo ma vederla li, con quella tutina di pelle tutta stringhe e borchie, con  le orecchie e il culo da coniglietta, con quel collare (56 euro di collare cazzo!!! ahahahahah) per bestie feroci…diomioooo quanto mi ha fatto sangue! MA! Dovevo restare impassibile. Un attore consumato! ”In ginocchio puttana” -stava zitta e immobile- ”ubbidisci e rispondi come ti ho insegnato”. ”SI PADRONEEEE” . Le spiegai che il tono era importante e che avrei dovuto punirla se non mi avesse soddisfatto. Leggevo l’odio nel suo sguardo ma in fondo in fondo la vedevo eccitata. La sua voce si affievolì e finalmente si inginocchiò davanti al mio cazzo, duro sotto i pantaloni. ”si, padrone”

La bastarda finalmente al guinzaglio

Le presi il viso tra le mani e lo sollevai verso i miei occhi, le ordinai di aprire la bocca e feci colare la mia saliva sulla sua lingua. -bevi e ringrazia- grazie padrone- . Poi le schiacciai il viso contro i  miei pantaloni fino a toglierle il fiato -dimmi che vuoi il mio cazzo puttana- -voglio il tuo cazzo padrone- Ad ogni richiesta doveva ubbidire e dire grazie. Godevo del mio potere, godevo nell’averla li e godevo nell’attesa di scoparla. Aprii i pantaloni tirando fuori il cazzo, grosso e duro come non mai e la colpii sulla faccia, lei tirava fuori la lingua e cercava di afferrarlo. ”succhia adesso schiava”. Altro che staccarmi il cazzo a morsi. Leccava e succhiava con una voracità da maiala eccitata. E più la soffocavo col cazzo in gola più lei dimenava quel culo tondo e sodo mentre con la mano si sfregava la figa attraverso la ridicola tutina da coniglietta.

Volevo soltanto fotterla, scoparla a sangue e farla urlare di piacere ma dovevo controllarmi. Me la portai a spasso per casa tirandola per il guinzaglio, costringendola a gattonare mentre doveva miagolare le sue implorazioni per avere il mio cazzo. E io rispondevo un secco no. Poi presi delle forbici e tagliai la tutina dal prezzo folle lasciandola in lingerie. Poi tagliai anche quella e fu nuda sui tacchi. Mi sedetti in poltrona lasciandola in piedi al centro della stanza. La guardavo e il cazzo gocciolava di felicità. Volevo scoparla e lei lo sapeva, gonfiava il petto come un tacchino mentre risollevava le spalle. Mi guardò con aria di sfida e allora decisi che quello era il momento.

Schiava soddisfatta, padrone felice!

”a quattro zampe, subito!” -ubbidii- e in un attimo fui sopra di lei puntandole il cazzo direttamente sul buco del culo. Afferrai la cappella e spinsi, forte. Non per vantarmi ma ho un cazzo bello grosso con un cappellone a fungo, e so che l’ha sentito tutto mentre entrava. Ammetto che non mi sono fatto problemi a sfondarle il culo senza lubrificarlo, ma capitemi, la odiavo e la amavo allo stesso tempo. Ma l’odio, al tempo, superava tutto il resto. La montai come una bestia impazzita, colpi secchi e rapidi mentre il dolore si trasformava in piacere. Le piaceva cazzo, eccome se le piaceva. Mugolava e godeva mentre la sua figa sbrodava sul pavimento di legno. Andai avanti per un po’ fino a sentire il cazzo che stava per esplodere e a quel punto glielo sfilai dal culo aperto e glielo ficcai in gola. Non credo di aver mai sborrato così tanto in tutta la mia vita. Continuavo a schizzare sul fondo della sua gola ordinandole di bere tutto e lei beveva e ringraziava.

Come da accordi le diedi un paio di foto e cancellai quei file dal mio pc. Non ci dicemmo molto, dopo, se non le indicazioni per il successivo incontro mentre si rivestiva e io preparavo un caffè in cucina. Eravamo entrambi spossati e anche incerti sul come ci sentivamo. Mi sentii vagamente colpevole mentre usciva di casa ma già pregustavo l’incontro successivo. Lei salutò con un ghigno strano, mi fece l’occhiolino e si allontanò. E qui arriva il colpo di scena, la STRONZA era riuscita a cancellare tutti i file dal mio pc e rubare le foto dalla cartellina (mai lasciare la roba importante a portata di mano quando il cazzo è soddisfatto!). Pensavo che non l’avrei più rivista e invece…sono passati 6 mesi e ancora, ogni lunedì, viene a prendersi la sua dose di cazzo, docile e obbediente.

racconto di Viola 199

Chiama Viola allo 0695541845 oppure all’899626217

 

 

sesso col pancione

Weekend di Ferragosto col pancione

In spiaggia con mio marito

Quest’anno, io e mio marito, decidiamo di passare il ferragosto in Sardegna, così porta me e il mio pancione su una spiaggia bianchissima con 40 gradi senza ombra diretta… Se non avessi saputo come sarebbe andata a finire la nostra avventura giuro che lo avrei affogato nel mare sardo!
Si fa ora di andare in spiaggia e sin da subito lo vedo deciso e insistente nel farmi indossare un 2 pezzi che ormai mi viene piccolo. Nulla di speciale, un semplice bikini nero e fucsia. Non capivo proprio il motivo di tale insistenza, sembrava un cazzo di bambino viziato, lui mi dice “dai così fai prendere un pò di sole anche a “lui”, con tanto di carezzina sul pancione.

Arrivati in spiaggia, tutto intorno a noi, ci sono vecchi con la settimana enigmistica, ragazzi col pallone, famiglie intente a mangiare e prendere il sole, padri che giocano con i figli, insomma, un bel quadretto vacanziero domenicale. Ci passiamo proprio in mezzo e quello stronzo di mio marito mi slaccia con naturale indifferenza il reggiseno e me lo fa sparire manco fosse il mago Copperfield, cazzo!!! Mi mette in bella mostra compresa la mia latteria e con sorrisetto merdoso, da solita faccia da culo, mi molla un pizzicotto/carezza tutto compiaciuto. Una vera e propria smammellata in pubblico! Rendetevi conto, una quinta esagerata sotto gli occhi di tutti!

Ero al centro dell’attenzione, mi sono vista addosso più di qualche occhio brillare, e qualche bocca sbavare! Il mio pubblico maniaco stupratore me lo ero guadagnato anche questa volta! E non vi dico lo sguardo di disgusto, quasi da vomito, delle decrepite consorti e delle frigide giovani madonnine veraci! Si leggeva lontano un miglio che quelle occhiate volevano solo dire: ECCOLA!!! LA SOLITA VACCA DA MONTA CON VITELLO INCORPORATO!
Lui, “sto maledetto” ,tutto ghignante e goduto dello spettacolino messo in scena mi affonda una pacca sul culo facendomi accelerare il passo .

Uno schizzo sul pancione…che stronzo!

Arriviamo quindi al nostro “angolo di paradiso” dietro il promontorio dove non va mai nessuno e infatti lo troviamo deserto. Lui apre la sdraio sulla spiaggia e ci adagia l’asciugamano sopra, in pieno sole, e mi fa solo il gesto con le mani di sdraiarmici sopra. Lo faccio. Sono tutta sudata…e la pelle abbronzata è sempre più lucida.
“Dai su mettimi la crema, fai qualcosa, non ti passeranno solo in testa ragazzine e donne incinte???” faccio io.
Lui con il suo solito ghigno tagliente prende il tubetto e mi dice “vuoi la crema o la panna montata?”
Da figlio di puttana quale è prende il tubetto e se lo porta proprio sull’uccello, il porco era già a cazzo duro.

Mimando una sega, con tanto di sborrata, mi spruzza la protezione solare sulla pancia, sulle tette e arriva fino al collo. Sorprendentemente mi afferra per la gola delicatamente, e inizia a spalmare, poi mi monta sopra, e con l’altra mano mi massaggia le tette in modo energico. Lo sento sempre più eccitato, con il cazzo che spinge sul pancione. Le sue mani si fanno sempre più forti e con i polpastrelli comincia a rifilarsi tutti i rilievi come se stesse impastando. Scende sulle cosce. Me le apre il porco e me le strapazza, sento le sue dita infilarsi e premere sull’inguine. Col taglio della mano ci passa sopra e se la porta subito sotto il naso, annusa come un cane da tartufo e se la lecca con ingordigia, poi torna con le mani tra le mie cosce e sfila via violentemente il mio costumino o meglio, ciò che ne restava. Come una bestia assetata si fionda sulla mia fica da donna pregna e si abbevera dei miei succhi, mentre si da da fare con la lingua e la mandibola. Sento i suoi denti mordicchiare e muoversi tra labbra e clitoride, con le mani preme sul seno, munge la sua vacca, tanto da farmi uscire il primo latte.

Mi munge come una vacca!

Mi munge con tanta foga da farmelo colare su tutto il pancione, i rivoli scorrono riempendomi l’ombelico e colandomi proprio al centro delle gambe. Se lo sente arrivare proprio in bocca mentre è a lingua piena sul clitoride. Come un cucchiaio risale lungo la striscia del mio colostro e se lo ciuccia dal mio ombelico con tanto di slinguata profonda, cazzo! strabuzzo gli occhi, mi salgono i brividi di caldo e non trattengo più l’eccitazione quando mi entra dentro così e, per tutta gentilezza mi da un morso mentre con i polpastrelli liscia la mia pelle tesa. Con la bocca risale e si attacca vorace alla mia areola scura. Succhia come un lattante alla prima poppata, digrigna i denti e zizzagandoli sul capezzolo gonfio lo sento bofonchiare “dio quanto dolce è ,se ne potrebbe fare un dolce…magari un budino”.

Sentitogli dire questo si fa leva sul mio seno, mi arriva dritto davanti agli occhi, mi bacia a bocca aperta ficcandomi un metro di lingua in gola e sento come lascia colare quel misto di saliva e tutta la roba che ha raccolto avidamente fino ad ora tra le mie cosce. Mentre bevo dalla sua bocca, non capisco che cazzo stia guardano, lo vedo perso per un istante con lo sguardo rivolto dietro di noi. Di scatto si alza, abbassa il costume e con la mano mi sbatte la faccia sul suo uccello caldo, proprio a strofinarmelo. In pochi secondi ho davanti la sua enorme cappella pulsante di un rosso scuro voglioso, me la trovo tra occhi, narici , labbra, guance e mento. Me la schiaffa su tutta la faccia dandomi tutta la sua appiccicosa lussuria e viscida zozzeria, e sto stronzo mi dice “tieni è tutto tuo troia ingravidata…guarda come succhia la mia dolce scrofa!” . Dopo un bel momento di pompaggio, con fare da bastardo, mi stacca la bocca dal suo membro, proprio quando ci stavo prendendo gusto…mi prende le caviglie, si piazza di nuovo al centro della sdraio se le porta sulle spalle.

Un vitellino da nutrire nel mio pancione!

Guardandomi fisso nelle pupille allarga un sorriso a tagliola, chi sa che cazzo ha in mente (penso), prontamente si porta alla bocca due dita e, da essere perverso come è, ci sputa sopra dopo di che, senza troppi complimenti, me le caccia dentro (fortuna che ero già bagnata, sennò sai che male) “lo sai che ho sempre desiderato fare il ginecologo! ” e inizia a ravanarmi. Spinge e scava con quelle dita, “cazzo stai attento con ste unghie, mi stai lacerando diomadonna! ma che cazzo hai al posto delle dita uno speculo???”.

Con fare chirurgico punta oltre al fondo e mi stuzzica la cervice, non posso trattenermi e gli dico “che cazzo vuoi fare? me lo vuoi tirare fuori?” per tutta risposta mi dice “noo stai tranquilla, lo teniamo al fresco nel suo sacco da vitellino…ma ricorda, deve crescere e quindi deve mangiare…” tra me e me penso che diavolo sta dicendo??? ma curiosa e troppo eccitata lo lascio fare , vediamo fin dove arriva sto porco!

Ed eccolo, mi scopa in pubblico! Porco!

Tutto preso inarca la sua schiena e mi spinge le gambe in avanti fino a schiacciarmi il pancione con le mie cosce e con un colpo secco e diretto mi cala tutti i suoi larghi centimetri. Mentre inizia a pompare come un dannato con una mano mi prende per i capelli e con l’altra per il mento e mi gira nella direzione dove stava guardando prima. Io, in preda al sue mascoline stantuffate, vedo un viscido vecchio di merda con un giovane sfigato occhialuto e brufoloso, intenti a tirarsi una sega. Guardoni pervertiti intenti a menarsi quei cazzi malaticci.

Tutto preso mi dice “Dai facciamoli venire insieme a noi” ed io per tutta risposta premo con i talloni sulle sue spalle per tirarlo verso di me, e gli mollo un morso tra pollice e indice che mi tengono stretto il viso. Lui molla un urlo semigoduto e mi tira ancor più forte i capelli e mi fa sentire il suo affetto dandomi una leccata su tutto il viso, sa sempre come farmi impazzire e come resistere a quella lingua se non succhiandogliela tutta, “dai amore fammi bere, sputami in bocca” .

E i guardoni schizzano! Ma non sul pancione!

Lui tutto ubbidiente non se lo fa ripetere, e mi tira un bel grumo bianco, neanche il tempo di dissetarmi e mandarlo giù nella mia gola secca che mi dice “sento che qualcun altro si sta agitando, avrà fame? E’ tempo di provare il nuovo biberon!” e inizia ad affondare come se non ci fosse un domani. Questa mente criminale aggiunge “certo che tutto questo scalciare è un bel massaggio per la mia asta e sta cappella vogliosa”. Io, tutta in estasi con gli occhi riversi in preda al piacere assoluto, gli dico “oh dio sborraci cazzo!!! non capisci che la vogliamo?”. Allora lui, con un affanno bramoso, incomincia a piazzare degli affondi pazzeschi tanto che il suono delle sue palle sulle labbra della mia fica risuonano nell’aria calda della spiaggia.

Ed ecco che, in un momento di delirio quasi onnipotente, con occhi sgranati mi/ci inonda col suo seme acidamente fertile. In due secondi sono completamente piena, me ne ha fatta talmente tanta che inizia a schiumare dalle mie piccole labbra! Caso vuole (ma guardate che a volte l’ironia della sorte non si fa proprio attendere) che i due guardoni schizzino anche loro insieme a noi. “Guarda che attrice da oscar sei! il tuo pubblico ha apprezzato pienamente, ma il regista sono io, il territorio marcato è mio!! ” me lo dice facendomi un tenero ed affettuoso buffetto sul naso.

Avete visto, cari amici, il caldo ferragosto in famiglia fin dove può arrivare?

RACCONTO DI MICHELE E YLENIA ALIAS ADAM & EVA

chiama ylenia allo 0695541845 oppure 899626217

incesto con mia cugina

Con mia cugina è incesto?

Incesto…che parola grossa!

Io e mia cugina siamo nate a due giorni di distanza l’una dall’altra. Da piccole eravamo sempre insieme, giocavamo, correvamo a perdifiato e ridevamo tanto. Diciamo che oltre che cugine eravamo migliori amiche. Abbiamo condiviso le prime cottarelle e le prime delusioni. Sapete com’è…a 13 anni tutto sembra eterno. Quando ti ”innamori” sembra che ti scoppi il cuore nel petto e quando ti lasci…ti sembra di morire. Noi ci raccontavamo tutto e man mano che crescevamo scoprivamo che ci accadevano le stesse cose, le stesse voglie. A volte ci mettevamo nude, insieme, davanti allo specchio per vedere quanto le tettine stessero crescendo. Le sue crescevano, le mie restavano sempre piccole. Ammetto che la invidiavo . In realtà invidiavo tutto di lei, il suo corpo, la sua personalità ma soprattutto il fatto che aveva già avuto un ragazzo e aveva dato il primo bacio mentre io ancora non sapevo cosa si provasse. Non avrei mai pensato ad un incesto tra noi, ero ancora innocente.

Un innocente bacio saffico

Un giorno, mentre stavamo parlando di ragazzi, le chiedo com’è davvero baciare un ragazzo. Così lei si mette a baciare il dorso della sua mano muovendo la lingua sulla pelle e mi invita a fare lo stesso, ad imitarla. Io lo faccio ma dovevo sembrare una deficiente perchè lei si mette a ridere come una matta e mi dice, tra le lacrime, che no, non si fa così. Ci sono rimasta malissimo pensando che ero un’incapace e che mai nessuno avrebbe voluto baciarmi. Mi vennero le lacrime agli occhi e la mia cuginetta, allora, si fece seria seria e mi disse ”dai, ti insegno io!” . Venne a sedersi vicino a me, sul letto, e mi prese il viso tra le mani. Mi accarezzò i capelli e cominciò a baciarmi sulle guance e poi, via via, le sue labbra si avvicinarono alle mie. All’improvviso sentii un forte calore in tutto il corpo  mentre la sua lingua si faceva strada nella mia bocca. Era strano e mi faceva sentire scombussolata, come se fossi sott’acqua senza poter respirare. Dopo qualche minuto si staccò dalle mie labbra e scoppiammo a ridere. “ecco, ora sei pronta!”.

Un doloroso addio

La fine dell’estate dei miei 14 anni coincise con il trasferimento di mia cugina in Svizzera. Suo padre aveva ricevuto un’offerta di lavoro a Lugano che non poteva proprio rifiutare e così partirono. Era come se mi avessero strappato un braccio, la mia amica, la mia confidente, sorella e insegnante di baci mi veniva portata via per sempre. Per il primo anno ci siamo chiamate quasi tutti i giorni ma la vita, si sa, va avanti e anche i rapporti più stretti si allentano. Così, un po’ per volta, le chiamate si diradarono fino a scomparire del tutto. Bacia molti ragazzi negli anni successivi e ogni volta pensavo a lei, al mio primo bacio. Quando scopai per la prima volta con un ragazzo mi ritrovai a chiedermi come sarebbe stato farlo con lei e immaginai di baciare tutto il suo corpo e di infilare la mia lingua nella sua figa come lui stava facendo a me. Si, forse non era carino nei confronti del mio ragazzo, pensare a lei, ma accadde e il mio piacere fu doppiamente forte.

I 18 anni e la cuginetta ritrovata

Per i miei 18 anni mi regalarono una festa. Avevo carta bianca per organizzarla e invitai una marea di gente. I miei ci lasciarono a disposizione la villa e partirono per il weekend. Avrei realizzato la più figa festa in piscina della storia! I preparativi sembravano quelli di un matrimonio ma alla fine tutto era perfetto. Sarebbe andata avanti tutto il pomeriggio del sabato e tutta la notte! I ragazzi arrivavano a frotte e si infilavano in ogni angolo della casa, si tuffavano in piscina e bevevano come disperati. Io chiacchieravo un po’ con tutti e davvero mi stavo divertendo da morire. Poi la vidi, all’ingresso. Indossava un abito chiaro svolazzante, i capelli tirati all’indietro e il suo corpo che si intravedeva in controluce. Portava un piccolo trolley e si guardava intorno. Andai verso di lei, piena di emozioni che mi toglievano il respiro.

“Erika? Che ci fai qui?? Oddio sono così felice di vederti…è passata una vita!” le dissi buttandole le braccia al collo. “Ciao! I tuoi genitori hanno voluto farti una sorpresa ed eccomi qua! Quanto tempo è passato…fatti guardare!” . Si allontanò di un passo e mi guardò, sorridendo con gli occhi umidi di commozione. La guardai a mia volta ed era così bella, da togliere il fiato. Avrei voluto cacciare via tutti e restare da sola con lei. E invece passammo il pomeriggio a ridere e chiacchierare insieme a tutti gli altri. In costume da bagno era ancora più bella e buona parte dei ragazzi le stava addosso sperando di imboscarsi in una stanza con lei. Li vedevo, a cazzo duro sotto i costumi, fare gli stupidi, schizzarla con l’acqua e sono sicura che avrebbero voluto schizzarla di sperma.

La fine della festa, l’inizio della festa

Verso le tre del mattino cominciarono a levarsi tutti dai coglioni, ubriachi fradici e felici. Beh, almeno quelli che erano riusciti a scoparsi qualche ragazza in un angolo! Tutto intorno era un gran disastro ma dissi ad Erika che ce ne saremmo occupate il giorno dopo. Ora volevo solo starmene con lei e ritrovare quella magia da bambine. La portai nella mia stanza, la stessa che ci aveva visto crescere e che era rimasta identica a come la ricordava…ad eccezione del letto a due piazze che aveva sostituito il letto singolo. Si spogliò per mettersi qualcosa di più comodo e mentre lo faceva io osservavo il suo corpo. Le sue linee era così sensuali. La pelle chiara metteva in risalto gli occhi scuri e i capezzoli grandi che troneggiavano sul suo petto. Il suo seno era così prosperoso che faceva venire voglia di affondarci il viso. Guardavo i suoi fianchi e lo sguardo scese a quella fighetta depilata che sembrava chiamare il mio nome…

Si mise solo un paio di mutandine e una maglietta corta, poi venne a sdraiarsi vicino a me. Credo avesse notato i miei sguardi perchè d’un tratto mi chiese ”ti ricordi quando ti ho insegnato a baciare?”. Abbassai lo sguardo e risposi timidamente di si. “Ci ho pensato spesso sai?” -disse lei- “chissà se le è servito…se ora sa baciare” . In un attimo le sue labbra furono sulle mie. Sentivo il sapore della sua bocca, fresca menta, e aspiravo il suo profumo mentre le nostre lingue si intrecciavano languidamente. “oh si, decisamente sai baciare…”

Scoparmi mia cugina, un sogno che diventa realtà

Tutta la mia timidezza sparì di colpo. Le sollevai la maglietta e la sfilai. Guardavo quei seni pieni e turgidi e finalmente ne assaporai il gusto, la consistenza. Affondai il naso fra quelle tette e succhiavo e leccavo e baciavo mentre lei mugolava sempre più forte. Poi cominciai a scendere con le labbra e la lingua fino alla sua pancia e scostai le mutandine per avventarmi su quella figa depilata che sognavo da tanto tempo. Gliele strappai di dosso e le sollevai il bacino per avere la visione completa di quella cosa meravigliosa che chiamiamo figa. Leccavo e mordicchiavo e più leccavo più lei si bagnava. Adoravo sentirla colare nella mia bocca, sentirla godere più e più volte. Non mi importava del mio piacere, volevo solo farla godere ancora.

Ma la mia saffica cuginetta era di un altro avviso e mi ribaltò sul letto. “E’ il tuo turno…”. I minuti che seguirono furono incredibili, la sua lingua fremeva contro le pareti della mia figa fradicia. Mi afferravo le piccole tette e le tiravo aumentando il piacere mentre la lingua giocava tra figa e culo e le dita si infilavano a fondo nella mia carne. Le dita scorrevano dentro e fuori senza sosta, gli orgasmi arrivavano uno dopo l’altro  e mi lasciavano senza fiato. Sdraiate una sull’altra ci davamo piacere a vicenda, le leccavo il clitoride mentre le scopavo il culo con le dita fradicie della sua figa e lei faceva lo stesso con me. Andammo avanti tutta la notte, terminando, esauste, verso le 6 del mattino seguente.

Un altro addio e una promessa

Dormimmo abbracciate fino alle 2 del pomeriggio e, quando ci svegliammo, ci scoprimmo ancora affamate l’una del corpo dell’altra. “ho solo un’ora, poi devo correre a prendere l’aereo”. Fu un’ora di puro piacere selvaggio. La scopai con le dita, con la lingua e infine col mio vibratore. Lo facevo entrare in lei con un ritmo pazzesco e lei veniva e veniva come la risacca sulla spiaggia. Ad un tratto mi afferrò la mano e tirò fuori il dildo un secondo prima di squirtarmi sul viso. Mi inondò di succo di figa mentre un urlo usciva dalla sua gola. Leccai ogni goccia residua mentre sorrideva felice.

Non mi sono mai piaciuti gli addii. Non sono brava. Lei mi abbracciò forte sulla porta e mentre il taxi arrivava mi baciò con estrema passione. Mi bagnai ancora con quel bacio. Mi disse solo “arrivederci” e sorridendo si allontanò.

Ecco, questa è la storia del mio compleanno e del regalo migliore che i miei genitori potessero farmi. Però mi resta la domanda…scoparmi la mia cuginetta è incesto?

racconto di Matilde 233 – chiamala allo 0695541845 oppure all’ 899626217

il voyeur

Il voyeur della porta accanto

Era lui il voyeur che mi seguiva sempre?

Circa un anno fa, avevo appena cambiato casa, mi ritrovai a vivere da sola in un vecchio casale alla periferia della città. Il posto era bellissimo, immerso nella natura, con tanta pace e silenzio. Era esattamente quello che mi serviva per poter studiare e recuperare gli esami persi inseguendo un amore non corrisposto (va a finire che la voyeur sono io! 😀 ). La casa era molto grande e divisa in due grosse porzioni, io abitavo in quella di destra e avevo un bel giardino raccolto in mezzo ad alberi d’alto fusto e arbusti rigogliosi. Mentre, nella porzione di sinistra, abitava una famiglia composta da madre e padre (entrambi intorno ai 50 anni, entrambi in carriera ed entrambi sempre fuori casa al lavoro) e un figlio di circa 23 anni. Era un ragazzo un po’ strano. Taciturno e molto timido. Non mi parlava mai, mi salutava appena e solo se ci trovavamo faccia a faccia. Si chiamava Stefano. Era un bel ragazzo, capelli biondo scuro e occhi grigioazzurri. Alto e magro, non particolarmente muscoloso o che ti facesse pensare a chissà quali ”prestazioni”. Ma aveva lo sguardo triste e dolce insieme e avrei voluto far amicizia con lui…

Io passavo metà della mia giornata a studiare e metà a rilassarmi nel verde. Fortunatamente non avevo bisogno di lavorare per cui la mia vita era perfetta a quel tempo. La mattina la passavo sui libri, poi un pranzo leggero e subito dopo un pisolino nel mio giardino. Mi sentivo felice eppure avevo sempre una leggera sensazione di non essere sola. Mi guardavo intorno e non vedevo nessuno per cui mi convincevo che era solo una mia impressione.

Un rumore dietro la siepe…

Quel pomeriggio mi ero appena appisolata quando mi svegliò un rumore secco di rami spezzati alle mie spalle. Mi alzai di soprassalto e corsi dietro la siepe a cercare l’origine del rumore. La mia sorpresa nel vedere Stefano fu forte quanto il sollievo di non trovarmi di fronte ad un estraneo.

”Cosa stavi facendo? mi hai spaventata” dissi con voce ferma. ”scusa, scusami io…io…io stavo solo…pulendo”. E scappò via. La cosa mi lasciò tremendamente turbata, non sapevo cosa pensare ma mi imposi di non diventare paranoica. ”è solo un ragazzo strano ma questo non vuol dire niente”.

Da quel giorno presi ad osservarlo con più attenzione e mi accorsi che ovunque andassi…lui c’era. Da lontano, certo, ma riuscivo a intravederlo sempre. Divenne una presenza costante nella mia vita. Nelle mie passeggiate verso la campagna, nei miei bagni di sole in giardino, persino quando andavo all’università lo vedevo da lontano, con la sua camminata buffa, un po’ sbilenca e ciondolante. Non mi spaventava la sua presenza…avevo semplicemente accettato che ci fosse e sapevo, dentro di me lo sapevo con certezza, che non era pericoloso. Forse si era solo preso una cotta e non aveva il coraggio di farsi avanti.

Le attenzioni del mio giovane voyeur iniziarono ad eccitarmi…

Non ricordo esattamente né come né quando iniziai a sentirmi ”strana” vedendo il mio giovane voyeur innamorato. Diciamo che iniziai a ”misurare” i miei movimenti cercando di renderli più sensuali ma non me ne rendevo conto realmente. Mi ero accorta che spesso osservava le mie gambe e si soffermava sui piedi e invece di nasconderli iniziavo a muoverli, ciondolandoli avanti e indietro con voluttà. Li sfregavo l’uno contro l’altro, tiravo le punte ed enfatizzavo ogni movimento. Il mio giovane guardone captava ogni mio movimento cercando di nascondersi alla mia vista, ma sapevo sempre dov’era. Il suo posto preferito era dietro una grossa quercia al limite del mio giardino. Vedevo il suo braccio muoversi attraverso gli arbusti che arrivavano fino al tronco e lo immaginavo armeggiare col suo cazzo immaginando di potermi scopare.

Fin lì, tutto sommato, la situazione era stata sotto controllo. Io provavo un mix di tenerezza ed eccitazione e credevo che la cosa sarebbe finita di li a poco. Tutto cambiò una notte di Agosto. Faceva molto caldo e lasciai aperta la finestra che dava sul ballatoio comune.  Me ne andai a letto e mi misi a fantasticare sul mio giovane amico e su quel modo di fare così strano. Mi dissi che il giorno dopo avrei provato a parlargli, magari avremmo potuto diventare amici e mettere fine a quel gioco. Ma la verità era che quel gioco mi eccitava da morire.

La notte del guardone si fa bollente

Sentii i suoi passi quasi subito mentre entrava dalla finestra della sala da pranzo. Non chiedetemi come ma sapevo che era lui e, non chiedetemi perchè, non avevo paura. Mi misi su un fianco dando le spalle alla porta e scostai il lenzuolo dalle cosce lasciandole scoperte. Abbandonai il braccio lungo il corpo fingendo di dormire. Lui entrò senza fare alcun rumore e con passo leggero si mise a fianco al letto, vicino ai miei piedi. Si chinò e lo sentii aspirare l’odore della mia pelle ed emise un leggerissimo sospiro. Mossi appena le gambe e lui sussultò. Poi le piegai per offrirgli la visione delle mie dita lunghe e della pianta coi suoi solchi profondi. Sentii che avvicinava le sue dita fino ad un millimetro dalla mia pelle, potevo sentire il suo respiro caldo contro la mia caviglia.

Aprì i bottoni dei suoi jeans e prese ad accarezzarsi l’uccello. Sentivo il movimento e il suo respiro farsi più affannoso. Avrei voluto girarmi e guardarlo ma non lo feci. Lasciai che godesse nella convinzione che stessi dormendo. Uscì silenziosamente così come era entrato. E in quel momento ebbi la profonda necessità di godere anch’io. Avevo la figa fradicia e una voglia di cazzo che mi stava mangiando viva. Le dita di muovevano veloci sul clitoride portandomi all’orgasmo in pochi secondi.

La mattina dopo decisi che volevo guardare mentre si masturbava così presi lo specchio grande e lo misi in posizione strategica. L’intera giornata passò nell’attesa della notte.

Il voyeur e l’esibizionista si incontrano…

Quella sera lascia di proposito la portafinestra aperta e mi misi a letto nella stessa posizione della notte precedente. Non dovetti aspettare a lungo perchè lui si presentò puntuale, lasciandomi una mezz’ora ”per addormentarmi”. Con gli occhi socchiusi vedevo il suo riflesso nello specchio. Lo vidi estrarre il cazzo dai pantaloni. Era bello, grosso e molto duro. Mi impressionò la sua cappella enorme e la immaginai entrare nel mio corpo. La mia figa chiamava a gran voce e ne sentivo l’odore nell’aria. L’odore del mio sesso eccitato e bagnato. Vidi la sua bocca sfiorare il mio piede e la sua mano iniziare lentamente a salire e scendere da quell’asta dura. Mi sfuggì un mugolio di piacere mentre le mutandine, con il movimento delle gambe, sfregavano contro il clitoride duro come un sasso.

Lo vidi guardarmi dallo specchio e pensai che mi avesse scoperto. Finsi di essere in preda ad un sogno, biascicavo parole sconnesse e portai istintivamente la mano alla figa calda. Il mio voyeur si bevve la storia del sogno e rimase a guardarmi. A cazzo duro. Mi girai un poco facendo in modo che vedesse la mia figa nuda, aperta e lucida di umori. Mugolavo come in preda al piacere di un orgasmo onirico. Lui allungò una mano e sfiorò il mio sesso fradicio. Poi si portò le dita alla bocca e aspirò il mio odore.

Guarda, tocca, godi

La mia mano raggiunse la figa e iniziai a toccarla ”dormendo”. Lui riportò il dito sul mio corpo pensando che non mi avrebbe svegliato un dito in più. Io mugolai e lui si convinse di poterlo far senza rischi. Infilò il dito dentro di me e io dovetti resistere alla tentazione di urlare di piacere, poi prese a muoverlo dentro di me. Le dita divennero due e il piacere arrivava a ondate calde mentre con l’altra mano si segava il cazzo. In silenzio, nel buio della stanza.

Venne e guardai il suo cazzo schizzare in alto quella sborra calda e in quel momento l’orgasmo arrivò anche per me. Si alzò cercando di ripulire e uscì dalla stanza, lasciandomi li col corpo sconvolto e madido di sudore. Il mio guardone mi aveva fatto godere nella testa prima che nel corpo e non vedevo l’ora di rifarlo. I miei pensieri vennero interrotti da una discussione sul ballatoio. Sentivo sua madre ”gridare a bassa voce” -che cosa hai fatto???di nuovo Stefano???- e lui biascicare qualcosa che non capii.

La mattina dopo Stefano non c’era più. In vacanza, mi dissero. In punizione, pensai io. Allontanato per quel suo vizietto.  Un mese più tardi anche il resto della famiglia traslocò e non rividi mai più il mio dolce e bizzarro voyeur.

racconto di Luana

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la zia troia e il sex car

La zia troia alla conquista del cazzo

La zia troia ha voglia…

Vi ricordate di Maculatina? La zia troia del mio amico Francesco? Si esatto, proprio lei! L’avevamo lasciata dopo una bella e appagante scopata col ragazzo delle consegne. Ora dovete sapere che Maculatina aveva sempre pensato con orgoglio alla sua verginità che portava avanti fieramente nel suo piccolo paesino nel salernitano. Tutti rispettavano la donna e mai ci fù una voce su di lei che mettesse in dubbio la sua integrità. Era facile farsi additare come una poco di buono lì, bastava una gonna un poco più corta o un trucco più pesante e immediatamente le voci maligne iniziavano a insinuare volgarità. Lei no, lei era pura e quindi potete facilmente immaginare quanto si sentisse strana per quello che aveva fatto. Pensò a suo nipote e a cosa avrebbe pensato di lei se avesse saputo…una zia troia?? il pensiero la faceva star male ma il ricordo di quel grosso cazzo che l’aveva fatta godere non l’abbandonava mai. Spesso, da allora, nel buio della sua camera da letto, aveva iniziato a toccarsi quel buco ancora stretto, ad infilarci un dito, poi due…

Una sera che la voglia di cazzo sembrava mandarla al manicomio aprì la portiera del frigo e, presa una grossa zucchina,  si penetrò il culo con la stessa potenza usata dal ragazzo. Godeva come una troia, la zia porca che ormai era diventata. Il problema non fu scoparsi il culo da sola, il problema fu che ora il cazzo lo desiderava nella figa. La sentiva fremere e chiedere di essere sverginata, scopata, usata. Da quel momento divenne un chiodo fisso, la toccava certo ma nulla sembrava darle sollievo. Voleva il cazzo e lo voleva presto. Si ripromise di farlo di nascosto, lontano dal paese, per poter mantenere il segreto e restare la casta e pia donna che tutti conoscevano

La zia  nei siti di incontri

La vacca matura era pronta per essere montata ma sorgeva un problema, come reperire un amante subito e come arrivare in una città abbastanza lontana da casa senza dare nell’occhio. Lei non aveva la patente e ovunque le servisse di andare era sempre il suo amorevole nipote Francesco ad accompagnarla. Certo non sapeva che il tanto adorato nipotino spiava le sue masturbazioni solitarie del retrobottega tramite le webcam installate a sua insaputa. Ah suo nipote! Che uomo speciale!

Maculatina si ricordò che la sua amica Giuseppina le aveva confidato che aveva beccato il marito mentre guardava un sito di incontri sul pc. E allora pensò che se un uomo poteva trovare una donna allora poteva funzionare anche al contrario. Non stupitevi…era una donna semplice e poco avvezza alla tecnologia. Ad ogni modo, dopo vari tentativi, riuscì a trovare quello che cercava. E le si aprì un mondo. C’erano uomini di tutte le età e dimensioni. In effetti si stupì di quanti mettessero la foto del loro cazzo come biglietto da visita. Continuò a leggere tutti gli annunci e nel mentre la sua figa si eccitava e non potè fare a meno di toccarsela mentre sfogliava le varie pagine.

Fu con un cazzo in particolare che arrivò l’orgasmo. ”40enne di Avellino cerca donna matura per scopare in macchina”. Questo breve annuncio era corredato da tre foto ravvicinate del suo cazzo. Per lei era una visione pornografica meravigliosa. Un cazzo bello duro, leggermente arcuato verso la pancia e con una cappella grossa e lucida. Grosso e duro. Scelse lui senza alcun dubbio, quel cazzo l’avrebbe sverginata.

Ed ecco il cazzo che la sverginerà

Con la mano che tremava compose il suo numero. Dall’altra parte rispose una voce calda con un forte accento. Lui la mise a suo agio e parlarono qualche minuto, accordandosi per il giorno dopo. Lui l’avrebbe caricata in macchina in tale posto a tale ora. Era emozionata e felice quando chiuse il telefono. Restava solo da studiare una scusa valida per farsi accompagnare da Francesco ad Avellino.

Passò una buona mezz’ora a pensare e ripensare senza trovare una ragione valida e ormai stava perdendo le speranze quando sentì il campanello della porta d’ingresso annunciare un cliente. Fu sorpresa di vedere suo nipote in negozio e vi lascio immaginare lo stupore quando lui le disse che la mattina dopo doveva andare ad Avellino per un appuntamento di lavoro e che, se voleva andare a farsi un giro per negozi lì, avrebbe potuto accompagnarlo. ”solo, zia, ti devo lasciare da sola lì per un paio d’ore…”

Quel nipote provvidenziale (alla sua figa quasi rassegnata) le aveva risolto il problema. Chissà cosa avrebbe pensato se avesse saputo che lui aveva visto e sentito tutto? La mattina dopo, arrivati in città, si salutarono dandosi appuntamento per pranzo. E lei raggiunse Carlo.

L’incontro di zia con Carlo

L’uomo era un gran chiacchierone e iniziò immediatamente a toccarle la coscia mentre guidava. Parlava e parlava e nel mentre saliva con la mano fino alla sua figa già umida. Poi si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo imboccando la tangenziale. ”Dai bella porca, fammi una pompa mentre guido” . Maculatina si chinò su quel grosso uccello duro e iniziò a pomparlo per bene, come aveva fatto la prima volta. Era inebriata dall’odore del cazzo e iniziò a sbrodolare sul sedile i suoi umori.

Quando l’uomo fermò l’auto lei era ancora intenta a succhiare i coglioni pelosi di Carlo. ”ferma ferma ora scendiamo”. Alzò la testa e vide che erano in una stradina di campagna senza anima viva intorno anche se senza alcun riparo. Scesero dall’auto e lui la poggiò contro il cofano facendole allargare le cosce. Si mise in ginocchio e le sfilò le mutande facendole cadere a terra. Poi le allargò la figa con le dita e iniziò a leccare con voracità la vecchia porca eccitata. ”girati” le disse tirandosi su.

”Non l’ho mai fatto prima…fai piano” disse lei con un filo di voce. ”minchia sei vergine????”. Non riusciva a crederci. ”Allora sdraiati a terra, ti voglio guardare in faccia mentre ti svergino”. Così lei fece, sdraiata a terra tra la polvere e le mosche, aprì le grasse cosce e lui si mise davanti a lei,in ginocchio. Appoggiò la cappella e le chiese se fosse sicura e al suo si le infilò il suo grosso bastone dentro. Duro e nodoso.

Da vergine a troia è un attimo

Maculatina gridò di dolore ma lui continuò a muoversi dentro di lei ”ora passa”. E in effetti passò in fretta quel dolore lasciando il posto ad un piacere crescente. Sentiva la mazza muoversi ritmicamente e toccarla in punti che non aveva mai sentito così vivi. Lui la stava letteralmente sfondando e lei gemeva e mugolava di piacere. Sentiva di perdersi in una voragine di lussuria mentre i sussulti della sua figa stringevano in una morsa il cazzo dell’uomo. La zia troia venne urlando una prima volta e lui continuò a sbatterla con sempre maggiore potenza fino a che arrivò un secondo orgasmo.

Carlo le tirò il cazzo fuori dalla figa fradicia e si mise a cavalcioni sulla sue gigantesche tettone. ”Succhiami il cazzo dai…” e zia Maculatina ingoiò quel grosso cazzo fino in gola e prese a pomparlo come un’esperta puttana. Sentiva il sapore della sua figa attraverso la pelle intrisa della cappella. Lui le scopava la bocca senza darle tregua, soffocandola e facendola gemere. Poi l’orgasmo arrivò anche per lui e i fiotti densi colarono dentro la gola della soddisfatta baldracca. Quando si rialzò rimase un attimo fermo a guardarla. La donna era coperta di terra e saliva e umori e sperma ma la sua faccia era felice. La aiutò a rimettersi in piedi e sotto di lei vide una pozzetta rossa a simbolo della sua verginità perduta.

L’uomo la riaccompagnò in centro lasciandola dove l’aveva caricata. Non presero altri appuntamenti, non ce ne era bisogno. Si salutarono calorosamente e Carlo uscì sgommando dalla sua vita. Francesco arrivò in auto pochi minuti dopo e quando la zia salì sembrò non far caso alle tracce di terra sulle gambe. Di sicuro notò le mutande di zia, troppo sporche per rimetterle addosso e buttate in fretta nella borsa, che facevano capolino da un lato. ”è andato tutto bene zia? hai provato qualcosa che ti è piaciuto?” chiese tenendo gli occhi sulla strada. ”si si, ho provato una cosina e mi è piaciuta tanto…me la prendo la prossima volta che vengo”

racconto di Viola 199 e Francesco D.S

scopata da camionisti

Una scopata da camionisti

Scopata garantita? Lui, lei e un camion

Sono una ragazza che ama viaggiare, e a volte mi piace farlo facendo l’autostop…e ho sempre sognato di farmi una bella scopata da camionisti. Uomini duri e pieni di voglie.
Ero in una stazione di servizio in attesa della macchina giusta, quando si fermò un camion da dove scese una coppia. Avevano l’aria di essere marito e moglie, piuttosto maturi, sulla cinquantina.
Quando uscirono dal bar, mi avvicinai e chiesi gentilmente un passaggio. Loro si lanciarono un’occhiata e dopo un sorriso accettarono di farmi salire sul camion. Era un bellissimo autotreno, molto grande e confortevole.

Il viaggio era lungo e dopo le chiacchere di rito, mi dissi stanca e gentilmente mi fecero accomodare nell’ambiente dietro la cabina di guida, dove c’era una comoda cuccetta matrimoniale, separata da una tenda.
Io mi distesi mentre i due continuavano a parlarsi.
“È molto carina” disse lui. “Si, è più giovane dell’ultima che abbiamo avuto” rispose la donna.
Mi saltó all’orecchio quella frase “che abbiamo avuto”.
Sentii la tenda aprirsi e si affacciò la moglie che mi chiese di farle spazio. Pensai che volesse riposarsi, ma mi disse “è giunto il momento di pagare per il viaggio mia cara”

Pagare il biglietto in natura

“Stai tranquilla, non ti facciamo del male, piacerà anche a te, rilassati. Non avevo mai avuto rapporti con una donna e la cosa mi eccitava tantissimo. Lentamente mi sfilò la maglietta e rimasi con il reggiseno.
Lei fece altrettanto e fece sobbalzare fuori le sue tettone. Mi sganciò il reggiseno e le domandai “ma cosa vuoi farmi?”.
“Ora lo vedrai mia cara e vedrai che ti piacerà un sacco”. Prese a leccarmi i capezzoli, succhiandoli e mordicchiandoli delicatamente. Aveva davvero un tocco esperto. Oltretutto i miei seni sono mooolto sensibili e quei baci mi stavano facendo sciogliere, iniziai a mugolare e lo feci ancora di più quando lei sbottonò i mei pantaloncini per raggiungere le mutandine e la mia fighetta già bagnata.

Dopo un minuto ero completamente nuda, distesa sul letto e la matrona fra le mie cosce a leccarmi la fica. Ormai avevo perso ogni pudore e godevo di quelle leccate esperte gemendo come una pazza senza neanche pensare all’uomo alla guida.
Mi piace tanto farmela leccare, anche di più che essere riempita da un cazzo. La lingua è viva, si muove, si insinua negli angoli più nascosti.
“Come va là dietro, vi state divertendo?” sentii dire dal vocione del marito che stava guidando il camion.

Figa scopata figa fortunata

“Tutto bene, è brava e sa di limone” disse la vecchia porca. “Wow!” rispose lui ” la voglio provare anch’io!”
Sentii il motore del camion che diminuiva di intensità, poi una leggera sterzata e capii che stava entrando in un’area di sosta. Una volta che il mezzo fu fermo, la tenda si aprì e si affacciò l’uomo che tirò subito fuori il suo cazzo dai pantaloni.
“Avanti ragazzina, fammi vedere se sei brava con la lingua. Ho visto che ti piace fartela leccare, eh! Allora restituisci il favore!”. Mi spinse il suo uccello fra le labbra obbligandomi a prenderlo in bocca “Ohhh, finalmente, ci voleva tanto? Succhia bellina, dai!”

Presi a succhiare quel cazzo così largo che ero costretta a spalancare tutta la bocca, e allo stesso tempo stavo avendo un orgasmo dovuto alla lingua della moglie che stava lavorando sul mio clitoride con grande maestria.
L’uomo continuava a scoparmi in bocca mentre io godevo senza ritegno. “Vedi che ti piace troietta?!” diceva.
“Certo che le piace” -disse la moglie- “ma adesso tocca anche a me.”
Con la bocca ancora impiastricciata dei miei umori, si avvicinò al sesso dell’uomo e mentre io tenevo la cappella in bocca lei gli leccava l’asta fino alle palle, poi me lo sfilò e se lo imboccò lei.
Poi la moglie si distese e mi fece mettere la testa fra le sue gambe. Era chiaro ciò che voleva. Avrei dovuto leccarle la fica.
”Avanti, leccala bene!” biascicò lei in preda al piacere.

Cazzo grosso e figa stretta, scopata top!

Iniziai a leccare quelle labbra larghe e umide, contornate da una folta peluria. e aveva il clitoride così evidente che sembrava un piccolo cazzo.
Leccavo, succhiavo e godevo. Mi accorsi che il marito si era messo dietro di me e gli stavo offrendo la vista del mio culo sollevato. Ad un tratto sentii qualcosa fra le gambe. Sentivo il porco farsi, pian piano, spazio tra le mie cosce e poi, con un gesto secco, infilarmi il suo cazzone dentro. ”Ahhhhh!” -urlai- ma quel grido rimase inascoltato e oltretutto era soffocato dalla donna che mi spinse di nuovo la testa in mezzo alle sue cosce.

Si mise a scoparmi. Quel cazzone grosso e tozzo mi stava slargando tutta la figa. Una vera scopata da camionisti. Così diverso da quello dei miei coetanei che avevo avuto fino ad allora.
Lo sentivo che che mi riempiva tutta. Una sensazione strana e molto eccitante. Con le mani teneva ben allargate le mie natiche per poter ammirare il suo uccello che entrava e usciva.
Poi si staccò da me, mi scansò e andò sopra sua moglie che era già a gambe larghe. In un attimo il suo cazzo scomparve dentro di lei io mi misi vicino alla sua donna per leccarla mente la scopava. Ogni tanto usciva dalla sua figa e me lo ficcava in bocca. Più le pompava il cazzo nella figa più vedevo le sue vene gonfiarsi e quando la sua donna esplose in un violento orgasmo lui si fermò all’improvviso, col cazzo dentro di lei finchè i sussulti di quella figa non cessarono.

Allora tolse il cazzo e lo puntò contro il mio viso poggiato sulla pancia della donna ed esplose in una sborrata che definirei epica. Fiotti di sperma mi colpivano il naso, le labbra e colavano sulla passera pelosa della sua donna e ancora giù, lungo l’interno coscia. Soddisfatta, la donna, emise un lungo sospiro.

E dopo la scopata sul camion bisogna pulire tutto

“Adesso puliscila tutta, zoccoletta!” mi intimò l’uomo spingendomi di nuovo contro la pancia di sua moglie. Fui costretta a leccare tutta quella sborra da ogni più piccola piega delle labbra, infilando a fondo la lingua e facendola scivolare fino al buco del culo dove una goccia si era fermata.
Poi, con il volto ancora sporco di sperma, ci baciammo tutti e tre, sfiniti ma molto soddisfatti.
Al mattino mi sono svegliata ed ero vicina alla mia destinazione.
Quando, mi fecero scendere mi chiesero se volevo un passaggio anche per il ritorno…secondo voi ho accettato? 😉

racconto di Daniela codice 234

 

il provino porno di claudia

Il provino porno

Il provino porno

Avevo diciotto anni quando lessi su un giornale il seguente annuncio: “Si cerca ragazza per comparsa in film romantico ambientato a Roma. Richiesta giovane età (max 25 anni) e bella presenza. Compenso adeguato in base al tempo di ripresa. Cosi mi presentai per il provino piena di speranze. Di sicuro non avevo capito che si trattava di un ingaggio per un film porno.

Mi fecero accomodare in un salotto un po’ squallido, in attesa del produttore. Lui arrivò quindici minuti dopo e si scusò per essere arrivato in ritardo; poi iniziò a farmi domande: “Come si chiama signorina? Quanti anni ha? Le piace il cinema? Vuole fare l’attrice per gioco o per una futura professione?”. Io risposi che avevo diciotto anni, che facevo quel provino per racimolare i soldi della vacanza estiva e che il cinema era sempre stato la mia passione, fin da piccola (chissà cosa deve aver pensato visto che il provino era per un film porno!). “Bene questo è il suo ruolo! Lei mi sembra proprio adatta per lavorare a questo progetto. E’ una ragazza piacente, acqua e sapone, con un viso innocente. Lei è proprio la ragazza che cerchiamo”, incalzò il produttore.

Le regole del gioco

“Però devo esaminare il suo corpo, anche se vedo che lei è una bella ragazza. Tutte le attrici devono essere viste da vicino dal loro produttore. E’ per stabilire un feeling tra datore di lavoro e attrice. Avevo capito che mi voleva toccare. Ancora, giuro, non avevo capito fosse un provino porno! Mi disse : ”Fammi sentire il tuo seno”. Cosi iniziò ad accarezzarmi il seno e i miei giovani capezzoli, sentendosi accarezzati, si irrigidirono e divennero turgidi, facendosi notare da sotto la camicetta. Lui disse che gli piaceva il fatto che io fossi così sensibile alle carezze di un uomo quasi maturo. Mi sollevò la corta gonna dietro, lasciandomi il culetto con le calze, ma scoperto. “Bel culo, ragazza! Complimenti… si proprio un bel culo! Poi mi slacciò lentamente la camicetta e ispezionò con le mani il mio seno.

Continuò a toccarmi, palparmi, strizzarmi i capezzoli e ad un certo punto mi disse: “Complimenti Claudia , hai proprio due bei capezzoli. Lascia che te li lecchi”. Io annuii con il capo e mi ritrovai con la sua lingua sui miei seni. Scioccamente non pensavo al porno ma solo ad un’improvvisa passione del mio futuro capo a cui non potevo negarmi. Mi leccava insistentemente e tirava i miei capezzoli con i denti. Io godevo per quel trattamento inaspettato ma, sicuramente, molto piacevole. Poi il produttore mi disse: “Dai, ora togliti tutto, ormai non hai altra scelta…” Ero eccitata a tal punto che, quando Il produttore mi passò ripetutamente il dito in mezzo alla figa, sentì che ero completamente bagnata. La mia figa era diventata un lago e colava come non mai. “Va bene, a questo punto posso chiamare l’attore (eh già! attore si…ma porno!) e il cineoperatore e tu mi fai vedere che cosa sai fare. Devi farti scopare senza fiatare, fare pompini e baciare in modo appassionato”, disse il produttore. “Ma che razza di film è?”, ribattei io. 

Da ragazza acqua e sapone a futura pornostar

Lui sorrise, dicendo che era impossibile che non avessi ancora capito di che film si trattava: era un film porno, in cui io avevo la parte della ragazza della porta accanto, acqua e sapone, ma tanto, tanto porca. Insomma una ragazza aperta a tutte le esperienze. Mi stese su un letto e poco dopo i due uomini arrivarono. L’attore si spogliò in modo veloce. Mi baciò ripetutamente, poi mi mise a pecorina e mi infilò il suo lungo uccello, senza tanti complimenti. La mia figa era aperta e vogliosa e non offrì alcuna resistenza. Mi pompò per parecchio tempo, facendomi dondolare in avanti e indietro le tette. Poi si fece fare un lungo pompino e mi fece i complimenti, dicendomi: “Brava Claudia , sei molto brava con la bocca. Davvero un bel pompino! E poi sai ingoiare interamente anche un uccello lungo come il mio. Nel mondo del porno servono attrici brave ad ingoiare come te”.

Scopammo ancora in diverse posizioni e io raggiunsi più di un orgasmo. La mia figa era squassata dai quei colpi forti e decisi. Venivo scopata davanti a quegli uomini come se fossi solo un oggetto di piacere. Ero diventata improvvisamente una puttana!  Avevo però capito che cosa voleva il produttore e mi concedetti anche a lui e poi al suo cineoperatore. Mi scoparono a loro piacimento, in tutte le posizioni possibili, lasciandomi sfinita ma molto felice. Devo ammettere che il mio ingresso nel mondo del porno fu un’esperienza strana ed esaltante. Sono felice di essermi presentata a quel provino porno…se oggi sono una pornostar soddisfatta lo devo a loro!

racconto di Claudia 169