una vecchia zia troia ama il cazzo giovane , il salame fresco e lo prende in culo per la prima volta

Come Maculatina divenne una zia troia

IL PRIMO CAZZO DI MACULATINA. COME DIVENNE UNA ZIA TROIA.

C’è un piccolo paesino dalle parti di Salerno dove vive una signora di mezza età, una salumiera che gestisce una piccola bottega al centro del paese. Ci sono due cose fondamentali che dovete sapere su questa signora, la prima è che è una zitellona di cui dicono che non abbia mai scopato in vita sua e la seconda è che ha un nipote molto affezionato a lei. Tanto affezionato da volerla spingere verso la via del peccato e del piacere. Lui vuole una zia troia, vuole che diventi un porto aperto per qualunque cazzo.
Ed è proprio grazie a questo amorevole nipote che sappiamo cosa fa, veramente, questa zia.
Ora dovete immaginare questa signora di quasi cinquantacinque anni come una donna del sud. Grassa, con le tettone enormi, i capelli scuri raccolti, le labbra carnose e gli occhi furbi. Veste sempre con abiti castigati, vestiti sotto al ginocchio e abbottonati fino al collo che faticano a contenere quelle tettone che spingono sui bottoni. Non si trucca quasi mai, non è capace e quando lo fa il suo viso sembra quello di una vecchia e grassa prostituta dell’est. La chiamano Maculatina e vi racconterò come da timorata di Dio sia diventata una laida sgualdrina, una zia troia.

La vicenda ha inizio un anno fa quando, per puro caso, andando a buttare la spazzatura dietro la bottega vede a terra un cellulare. Lo raccoglie e rientra nel retrobottega per scoprire di chi fosse e restituirlo solo che, invece di aprire la rubrica decide di guardare le foto conservate nel telefono. E, sorpresa sorpresa, trova interi album di foto porno amatoriali fatte da un ragazzo…lo stesso ragazzo delle consegne che poco prima le aveva portato la merce. La vista di quel cazzo grosso, duro e bagnato era qualcosa a cui non era abituata e anche se si sentiva in imbarazzo non riusciva a distogliere lo sguardo. Certo le era già capitato di sentire quel particolare calore fra le cosce ma era nulla paragonato a questo.

Continuava a sfogliare le foto e ad ognuna la sua figa si gonfiava sempre di più, inumidendosi e pulsando. Ce n’era una in particolare che la fece impazzire completamente. Si vedeva il ragazzo infilare il suo grosso cazzo nel culo di una ragazza. Guardava la cappella scomparsa dentro quelle natiche bianche e tonde e quel buco dilatato al massimo, poi lo sguardo si spostava lungo l’asta, lungo le vene in evidenza e si ritrovò a immaginare il movimento, l’uccello che entrava e usciva da quel culo e improvvisamente non riuscì più a trattenersi.

La mano sollevò il vestito e si infilò sotto i mutandoni ormai fradici e cominciò a sfregare le sue dita grassocce su quella figa coperta da peli neri e folti. Piegata quasi a novanta sul bancone del retro iniziò ad ansimare e sudare sentendo quel piacere nascere dal calore della sua figa. Aveva una tale foga nel cercare di aumentare quel piacere da non accorgersi del ragazzo delle consegne che entrava dalla porta rimasta inavvertitamente socchiusa. E di certo non si accorse di lui quando afferrò il lungo salame poggiato sul banco e iniziò a sfregarselo sulla figa come se fosse il grosso cazzo delle foto.

UNA FANTASIA CHE SI AVVERA

Si accorse del ragazzo solo quando lui le poggiò le mani sui larghi fianchi premendo il cazzo contro il suo culo. ”Se hai voglia di cazzo non è meglio questo?” A Maculatina si gelò il sangue e provò a divincolarsi dalla stretta ma lui sollevò la gonna e le toccò la figa fradicia e lei impazzì di piacere lasciandosi scappare un lungo gemito. Lui tolse la mano e se la mise davanti al naso e aspirò a fondo l’odore dolce e pungente di quegli umori vischiosi, poi la costrinse a girarsi e le mise quelle dita davanti alla bocca dicendole ”è questo che vuoi vero? cosa guardavi sul mio telefono?”

Lei balbettò qualcosa di indecifrabile poi la sua bocca si spalancò restando aperta come quella di una bambola gonfiabile quando lui le disse all’orecchio ”fammi un bel pompino troia, succhiami il cazzo” . Maculatina si sentiva strappata a metà, una parte di lei voleva urlare, scappare via ma l’altra teneva gli occhi inchiodati su quel cazzo nodoso ed eccitante. Lui le mise le mani sulle spalle e la spinse in basso e fu così che si ritrovò a guardare dritto quella cappella lucida e quei coglioni pieni ed enormi. Lui le sfregò il cazzo sul viso come se volesse marcarla, poi le bastonò le guance e le labbra con la cappella. ”apri cazzo!!” e lei ubbidì. Non aveva mai toccato un cazzo in vita sua ed ora ne aveva uno nella sua bocca che sfregava sulla lingua e lei si sentiva soffocare quando scendeva fino in gola.

Le stava scopando la bocca senza nessun ritegno tenendole ferma la testa…lei chiuse gli occhi e sentì la sua figa gonfiarsi e bagnarsi ancora di più. Si sentiva sporca e questo le piaceva. Le venne in mente la battona che vedeva sempre mentre tornava a casa e immaginò se stessa come quella donna e la invidiò pensando a quanto piacere doveva provare con ogni cliente che se la scopava. Si stava trasformando nella zia troia che il nipote sognava di nascosto.

Lui le tolse il cazzo dalla bocca e le disse di alzarsi. Di nuovo ubbidì non sapendo cos’altro fare. ”girati che ti scopo” disse lui. ”no no non l’ho mai fatto non voglio…voglio restare vergine”
”Tranquilla” gli rispose lui ”la figa non te la scopo se non vuoi…girati che te la lecco un po” le disse mentre le rimetteva le dita tra le labbra grondanti in mezzo alle cosce. La fece girare e piegare a novanta allargandole bene le gambe e abbassandole quei mutandoni informi. Le infilò le dita in mezzo alle grasse natiche e puntò il pollice contro il buco del culo, premendo appena. ”e in culo lo hai mai preso? te lo metto un pochino qui dai…poco poco…e resti pure vergine nella figa…fanno tutte così sai?”. Lei rispose che no, non l’aveva mai fatto e aveva paura e allora lui si portò l’indice alla bocca bagnandolo bene di saliva e poi lo spinse dentro quel culo grasso, enorme dove il suo dito sparì come risucchiato. Lei emise un gridolino di sorpresa e poi di puro piacere. Lo vedi che ti piace? Te lo metto poco poco…solo la punta…

IL RETROBOTTEGA DI ZIA E’ FINALMENTE APERTO

Sul bancone c’era un barattolo di vetro con lo strutto dentro, lo prese, lo aprì e si riempì la mano. Poi le dita trasferirono sul buco del culo quel grasso bianco e scivoloso. Quando la cappella prese il posto delle dita lei sentì, come mai prima di quel momento, una voglia irrefrenabile di cazzo e lo aspettava dentro con ingordigia. La cappella scivolò dentro senza fare troppi complimenti e Maculatina gridò, un po’ per la sorpresa e un po’ per il dolore, acuto, denso. Poi il cazzo continuò a infilarsi nella sua carne fino a i coglioni per poi tornare indietro e di nuovo dentro, con intensità sempre maggiore. Sentiva i coglioni sbattere sulla sua figa e il piacere diramarsi in tutte le fibre del suo corpo. Lei, ad occhi chiusi, rivedeva nella sua mente l’immagine di quel cazzo entrare nel culo di quella ragazza e con quella foto negli occhi e quell’enorme cazzo nel culo arrivò l’orgasmo. Forte come un terremoto.

Si sentiva svenire dal piacere mentre gli spasmi le stringevano il culo facendola godere ancora. Dalla sua bocca uscivano grugniti di piacere che la facevano sentire davvero come una porca, una troia senza alcun limite. E lui, sentendo quel buco stringersi sempre di più ad ogni contrazione, non riuscì più a trattenersi. Sentiva la sborra risalire il canale dai suoi coglioni e spinse con tutte le sue forze svuotandosi dentro quel buco nero. Altri fiotti, altre spinte e il suo culo era ormai pieno di crema viscida e calda. Si appoggiò a lei per riprendere fiato mentre il suo uccello scivolava fuori dal suo corpo.

Quando si risollevò le diede una sonora sculacciata su quelle chiappone e poi si pulì il cazzo sul suo vestito scuro, si sistemò gli abiti, prese il telefono e se ne andò. Così, senza una parola. Trattandola come una puttana. Una zia troia.
Lei se ne rimase appoggiata e appagata al bancone, incredula per quello che aveva fatto e meravigliata di quanto piacere era riuscita a provare. Già si chiedeva quando avrebbe riavuto quel cazzo tutto per sé.

Si sistemò in fretta e furia sentendo aprirsi la porta davanti della bottega e il campanello annunciare l’ingresso di un cliente. Quando, dopo alcuni minuti, entrò nella parte riservata al pubblico trovò solo un fiorellino appena raccolto sul banco, vicino alla cassa. Non c’era nessuno in negozio così pensò che quel fiore doveva averlo portato il suo giovane amante e sorrise annusandone il profumo.
No, non era di quel giovane uomo il fiorellino sul banco ma di quel nipote amorevole di cui vi ho accennato prima, lo stesso nipote che mi ha raccontato questa storia per averla vista dalle webcam installate di nascosto nel retrobottega della sua amata zia. Una zia troia, come aveva sempre sognato. (continua…)

-racconto di Viola e Francesco D.S.

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