Serie: Il Collezionista di Ombre – Episodio 3
“L’eredità più preziosa non sono i beni, ma le ossessioni.
Ambra ha ricevuto entrambe.”
Quando Ambra rimase vedova, aveva solo trentadue anni.
Nessuno pianse davvero il marito.
Era un uomo ricco, scostante, crudele nel modo in cui solo i nobili decaduti sanno essere.
Ambra invece era… trasparente. Almeno all’apparenza.
Io l’osservavo da mesi.
Dal giorno in cui mise piede nella villa sulla collina.
Una tenuta immensa, piena di sale chiuse a chiave, quadri erotici nascosti dietro tende, e un archivio di lettere che raccontavano vite segrete.
Mura antiche, stanze chiuse da decenni, quadri erotici celati dietro tendaggi.
E un diario.
L’unica vera eredità del marito.
Lo trovò in silenzio.
Lo aprì. E capì.
Quella notte mi chiamò.
Non con un telefono.
Ma lasciando la porta socchiusa.
Io entrai, come previsto.
Ambra mi aspettava nel vecchio studio.
Indossava solo guanti di pizzo nero e un velo sottile.
La casa odorava di legno, cuoio e peccati conservati. … e qualcosa che da tempo non veniva toccato.
Sul tavolo c’era il diario.
Rilegato in pelle. Senza titolo.
Lo aprii.
“Ambra non sa quanto la desidero di più quando tace.
Quando finge innocenza e si piega a raccogliere qualcosa…
il vestito si solleva, e la mia mano si stringe sotto il tavolo.”
“Le ho nascosto microfoni in camera.
Riascolto i suoi sospiri ogni notte.
Voglio capire il momento preciso in cui smette di essere mia moglie
e diventa una creatura da inginocchiare.”
“Ho fatto costruire una stanza dietro la libreria.
Dentro: specchi, una croce di ferro, un gancio al soffitto.
Mai mostrata a lei.
O forse sì. Forse l’ha vista.
E ora aspetta qualcuno che la usi.”
Ambra tremava, ma non si allontanava.
Mi guardava.
Io lessi ancora.
“Vorrei vederla inginocchiata davanti a un altro.
Con il mio anello al dito,
ma la bocca occupata da un corpo estraneo, il cazzo che la soffoca stuprandole la gola.
Voglio sentirla gemere in nome mio… mentre gode per un altro.”
“Ho lasciato nel cassetto basso le istruzioni:
Dove le piace essere morsa.
Dove va toccata quando ha paura ma non vuole fermarsi.
Quando non devi chiedere il permesso.”
“Ambra è il mio capolavoro incompiuto.
E la lascio a chi avrà il coraggio di finirla.”
Le sollevai il mento.
La sua pelle era calda, umida.
Mi guardò dal basso.
E sussurrò, quasi senza voce:
“Continua. Fammi sapere cosa sono diventata.”
Le legai le caviglie.
La feci sedere sulla poltrona in pelle.
Le gambe aperte.
Il diario aperto sul petto.
E lessi l’ultima pagina.
Preghiera per la Carne della Mia Carne
(Scritta da un marito che voleva essere dimenticato nel corpo di un altro)
“A chi troverà queste righe:
“Padre delle sevizie, Dio porco
apri le cosce di colei che mi apparteneva.Rendila altare e sacrificio,
ostia viva per mani sconosciute.Benedici la bocca che ho baciato,
ora piena di verità estranee.Lega le sue mani,
come io non ho osato.Levalo il nome,
lasciale solo il gemito.Penetrala in mia memoria.
Sporcala in mia assenza.Fa’ che venga
e venga
e venga…
finché il mio spirito si consumi
nel suono della sua obbedienza.E quando cadrà ai tuoi piedi,
guarda in lei la mia anima…
e calpestala, senza pietà.”
Prendi Ambra.
Aprila. Sporcala. Usala. Fottila.
Falla urlare con la voce che io non ho mai saputo accendere.
Legale i polsi,
e lasciale i segni.
Fallo davanti a uno specchio,
così che possa guardarsi mentre perde ogni dignità.
Portala più in basso di quanto io abbia osato.
E mentre la prendi,
sussurrale il mio nome.
Solo una volta.
Poi cancellalo dal suo corpo con il tuo seme e ingravida questa tua cagna.
Così voglio essere ricordato:
come il primo, ma non l’ultimo.
Amen.”
Ambra aprì le gambe.
Senza vergogna.
Senza più veli.
E io, come ultimo esecutore testamentario,
la presi.
Con rispetto. Con violenza. Con metodo. La resi la troia gravida che è, da usare e abusare sempre e comunque. Presto mi divertirò ad usarla nella sua condizione e con quel pancione che le verrà sentirò tutto il peso sulla mia cappella umida e gonfia che si scoperà l’utero pieno della mia eredità.
“Le case antiche non trattengono fantasmi.
Ma desideri non sepolti.
Ambra ora ne è la custode.”


