Mi chiamo Sofia, 25 anni, due tette enormi che sembrano due meloni gonfi pronti a scoppiare dalla camicetta, un culo tondo e sodo da far impazzire chiunque e una figa sempre bagnata che pulsa solo a pensare al cazzo del mio capo. Marco, 40 anni, un gran pezzo di figo con muscoli da palestra e un uccello mostruoso, grosso come il mio avambraccio e duro come il marmo. Dal primo giorno che ho messo piede in ufficio mi ha guardata come se volesse sbranarmi la fica lì davanti a tutti. E cazzo se lo ha fatto. Mi usa come la sua puttana da ufficio, la sua troia da sborrare ovunque e comunque. E io? Sono una zoccola depravata, mi eccito da morire a essere trattata come un buco da riempire. Ecco le nostre scopate più schifose e volgari.
La prima volta … da troia
La prima volta è stata una porcata epica. Ero piegata sulla scrivania, culo in fuori, gonna che mi saliva fino alle mutande. Marco entra, chiude la porta a chiave e mi ringhia: “Sofia, apri quelle cosce da troia.” Io mi giro già con i capezzoli che bucano la camicia. Lui mi afferra per i capelli, mi sbatte di faccia sulla scrivania e mi strappa le mutandine con un colpo secco. “Guarda che fica fradicia, puttana schifosa,” dice mentre mi infila tre dita dentro senza pietà, pompandole come un pistone. Io gemo come una cagna in calore. Tira fuori quel cazzone venoso, la cappella viola gonfia che cola pre-sborra, e me lo sbatte dritto nella figa con un colpo violento. “Prendilo tutto, troia!” urla mentre mi scopa a ritmo brutale, le palle che sbattono sul mio clito. Mi tiene le mani bloccate dietro la schiena e mi riempie di sborra bollente, schizzi che mi colano giù per le cosce mentre tremo dall’orgasmo. “Brava la mia segretaria troia, ora vai a lavorare con la mia sborra che ti gocciola dalla fica.”
La settimana dopo
Non passa neanche una settimana e mi chiama nel suo ufficio alle 20:00, ufficio deserto. “In ginocchio, puttana,” mi ordina. Io mi butto giù, gli abbasso i pantaloni e quel cazzo enorme mi sbatte in faccia. “Succhia, troia schifosa, fammi vedere quanto sei brava a ingoiare.” Lo prendo in bocca, lo lecco dalle palle pelose fino alla punta, succhiando forte mentre lui mi afferra la testa e mi scopa la gola. Gaggo, la bava mi cola sul mento, ma continuo come una depravata. “Più profondo, cazzo!” grugnisce e mi sbatte il cazzo fino in fondo, le palle contro il naso. Mi sborra in faccia, fiotti caldi che mi coprono gli occhi, le guance, la bocca. “Leccalo tutto, zoccola,” mi dice, e io lo pulisco con la lingua, ingoiando ogni goccia schifosa. Poi mi tira su, mi piega sulla scrivania e mi spalanca il culo. “Ora ti sfondo il buco del culo, troia.” Me lo infila dentro secco, bruciava da morire ma ero così eccitata che ho goduto subito. Mi incula a ritmo selvaggio, una mano che mi strizza le tette e l’altra che mi sfrega il clito fino a farmi squirtare sulla moquette. Lui mi riempie il culo di sborra, esce e me la fa colare fuori mentre io ansimo come una cagna.
In trasferta
In trasferta per un meeting, in aereo pieno di gente. Sotto la coperta mi infila due dita nella figa e mi masturba piano. “Stai zitta, troia, o ti faccio venire davanti a tutti.” Io mordo il labbro, le cosce che tremano, e squirto silenziosamente sulla sua mano mentre lui ride piano. In hotel mi lega al letto con le sue cravatte. “Ora sei la mia troia da sborrare in tutti i buchi.” Mi scopa la figa in missionario, le gambe sulle spalle, il cazzo che mi arriva fino in fondo. Poi mi gira a pecora e mi incula tirandomi i capelli come redini. Finisce con un 69: io sopra, lui mi lecca la figa gocciolante mentre gli succhio il cazzo. Veniamo insieme: io gli squirto in bocca e lui mi riempie la gola di sborra densa che quasi mi soffoca.
L’ultima volta è stata nella sala conferenze, porta chiusa ma rischio altissimo. Mi fa salire sul tavolo, mi strappa la camicetta e mi succhia le tette come un animale, mordendomi i capezzoli fino a farli sanguinare. “Cavalca il mio cazzo, troia schifosa,” mi ordina. Io mi siedo sopra, lo prendo tutto dentro e lo cavalco come una pazza, le tette che rimbalzano, la figa che gli strizza l’uccello. “Più forte, puttana!” mi schiaffeggia il culo rosso. Vengo così forte che squirto sul tavolo, una pozza enorme, e lui mi riempie la figa di sborra calda, mescolando tutto. Poi mi fa leccare la mia stessa figa dal tavolo mentre lui mi incula di nuovo.
Marco mi usa come vuole: in ascensore, in bagno, in macchina, ovunque. Mi sbatte la faccia, mi riempie tutti i buchi, mi fa squirtare e ingoiare. E io? Sono la sua segretaria troia depravata, sempre pronta a spalancare le gambe e il culo per il suo cazzone. Non vedo l’ora della prossima sborrata.


