Era un’altra noiosa giornata in ufficio. Ero impegnato a lavorare alla mia scrivania, sorseggiando una tazza di caffè caldo, quando Tara, la nuova ragazza, si avvicinò a me con una pila di documenti in mano.
«Ehi, hai un minuto?» mi chiese con un dolce sorriso.
«Certo, dimmi pure», risposi, sentendo il cuore battermi un po’ più forte mentre guardavo i suoi occhi luminosi. Non potevo fare a meno di sentire un brivido nella schiena ogni volta che la vedevo, e non solo a fatica nascondevo l’erezione è una gran figa sta qua.
«Sono un po’ persa con questo progetto», disse, indicando la pila di fogli che teneva in mano. «Pensi che potresti darmi una mano?»
Annuii consapevole che avremmo fatto tardi, ma veramente tardi e la invitai a sedersi accanto a me. Mentre iniziavamo a sfogliare i documenti, le nostre ginocchia si sfiorarono sotto la scrivania e sentii una scossa improvvisa attraversarmi il corpo. Anche Tara sembrò accorgersene, perché arrossì leggermente e mi sorrise.
Lei arrossì appena, poi sorrise senza dire nulla.
Continuammo a lavorare fianco a fianco. Le nostre mani si incontravano ogni volta che cercavamo lo stesso foglio, e ogni piccolo sfioramento sembrava carico di un significato nascosto. Cercavo di restare concentrato, ma la sua presenza riempiva lo spazio intorno a me: il profumo delicato della sua pelle, la curva delle sue labbra, il modo in cui mi guardava quando pensava che non me ne accorgessi.
La sera arrivò quasi senza che ce ne rendessimo conto. L’ufficio si svuotò poco alla volta, le luci dei corridoi si abbassarono e il silenzio prese il posto del solito rumore quotidiano.
«Siamo rimasti solo noi?» chiese Tara, guardandosi intorno.
«Sembrerebbe di sì.»
Lei tornò a fissarmi, e in quello sguardo c’era qualcosa di diverso. Non più soltanto gentilezza o complicità professionale, ma un desiderio trattenuto troppo a lungo.
«Sai una cosa?» sussurrò.
«Cosa?»
«È da tutto il giorno che penso a questo momento.»
Non ebbi il tempo di rispondere. Tara si avvicinò lentamente, lasciandomi la possibilità di fermarla, ma io non lo feci. Le nostre labbra si incontrarono in un bacio prima incerto, poi sempre più intenso, come se entrambi avessimo aspettato solo quel gesto per liberarci da ogni esitazione.
La attirai a me, sentendo il suo respiro accelerare contro il mio. Lei mi cinse il collo con le braccia, lasciandosi andare a quella complicità proibita che per tutto il giorno avevamo cercato di ignorare.
Il rischio di essere scoperti rendeva ogni gesto più vivo, ogni sussurro più profondo. L’ufficio, con le sue scrivanie ordinate e le luci fredde dei monitor, sembrava trasformarsi in un luogo segreto, sospeso fuori dal tempo.
Tara mi guardò con un sorriso malizioso.
«Non dovremmo farlo», disse piano.
«No», risposi, avvicinandomi ancora. «Ma nessuno dei due sembra voler davvero smettere.»
Lei rise sottovoce, poi mi baciò di nuovo.
Ci lasciammo travolgere da un’intesa fatta di carezze, respiri e desiderio trattenuto. Ogni distanza tra noi scomparve, insieme alle regole, alla prudenza e al ruolo che fino a poco prima ci aveva tenuti separati. Eravamo solo due persone attratte l’una dall’altra, chiuse in un ufficio ormai vuoto, complici di un segreto che avrebbe cambiato per sempre il modo in cui ci saremmo guardati il giorno dopo.
Quando tutto tornò calmo, restammo vicini per qualche istante, ancora con il fiato corto e il cuore veloce. Tara abbassò lo sguardo, poi sorrise.
«Credo che questo progetto sia diventato molto più interessante del previsto.»
Sorrisi anch’io, sistemandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
«Direi di sì.»
Ci ricomponemmo lentamente, cercando di cancellare ogni traccia di quel momento, ma entrambi sapevamo che non sarebbe stato così facile. Prima di uscire dall’ufficio, Tara si voltò verso di me.
«Domani restiamo ancora fino a tardi?»
Il suo sorriso diceva già tutto.
«Solo se c’è davvero del lavoro da finire», risposi.
Lei rise, aprì la porta e uscì nel corridoio semibuio.
Rimasi qualche secondo immobile, con il suo profumo ancora addosso e la certezza che, da quel momento in poi, ogni giornata in ufficio avrebbe avuto un sapore completamente diverso.


