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Una Sera da Cane – Parte Seconda

Se vuoi rinfrescarti la memoria ecco qui la prima parte di questo racconto Lei era in bagno. Con grande calma e naturalezza stava ritoccando il trucco, rendendolo leggermente più scuro per intensificare il suo già ammaliante sguardo. Aveva degli occhi stupendi, profondi e penetranti e ne era consapevole. Sorrideva, pensando a quanto male l'avesse trattato…
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Racconti Porno di Rubyrouge Dominazione Sottomissione Padrona al Telefono Erotico

Se vuoi rinfrescarti la memoria ecco qui la prima parte di questo racconto

Lei era in bagno.

Con grande calma e naturalezza stava ritoccando il trucco, rendendolo leggermente più scuro per intensificare il suo già ammaliante sguardo. Aveva degli occhi stupendi, profondi e penetranti e ne era consapevole. Sorrideva, pensando a quanto male l’avesse trattato fino a quel momento è desiderando, pianificando di peggiorarGli la situazione. Aveva proprio voglia di superare ogni limite e di godere di quel “giocattolo” di carne, disposto a soddisfare ogni suo capriccio.

Lui era ancora con la lingua che strisciava avanti e indietro sul pavimento del salotto, intento a ripulirlo per bene, solo per farLe piacere e sentirsi dire “Bravo!”

Leccava e ingoiava, concentrato a non vomitare di nuovo e a trattenere il disgusto che stava provando nel mangiare quella porcheria.

Passarono venti minuti buoni quando Lei si ripresentò in sala, mentre Lui stava tirando su l’ultima bocconata di schifo.

-Bravo il mio cane. Proprio bravo. Quasi mi dispiace tu abbia ripulito tutto così bene. Non mi sarebbe dispiaciuto avere una scusa pronta per farti guaire a dovere!

Lui la guardò: era stupenda! Maestosa! Aggrottò la fronte notando che stava indossando il cappotto e aveva la borsa al braccio e azzardò: -Stai uscendo?

-Stiamo uscendo Mio caro. In fondo è sabato sera anche per noi! Lo so, è un po’ tardi, ma sono sicura che troveremo di che svagarci. E poi ne ho voglia! Non sei d’accordo?

Lui accennò un sì con la testa…era eccitato a morte e al tempo stesso mortificato per il trattamento appena subito. La pulizia del pavimento poi, lo aveva umiliato del tutto e a questo punto avrebbe voluto solo una bella sborrata, altro che uscire per andare chissà dove! Ma non voleva toglierle nulla, nemmeno la più piccola cosa, così si stava preparando mentalmente per mettersi in tiro e risalire in macchina.

Fece per alzarsi…

-Fermo! Che intenzioni hai?

-Pensavo di andare a lavarmi e rivestirmi…non hai appena detto che vuoi uscire?

-Certo! Ma voglio uscire col mio fottuto cane, così com’è! Lurido come dovrebbe sempre essere e, naturalmente, nudo…apparte il tuo collare, ovvio.

-Ma…ma…è sabato e c’è un gran traffico…mi vedranno…qualcuno mi vedrà!-

Lui era visibilmente allarmato. Certo abitavano abbastanza isolati e dietro la casa vi era campagna ma di fronte c’era una provinciale…poco battuta la notte, ma non di sabato sera! Il sabato sera sembrava una statale di città in pieno giorno.

Lei finse di non accorgersi della sua preoccupazione e si abbassò per afferrare la catena che faceva da guinzaglio. A passo deciso puntò la porta d’ingresso e la varcò con Lui che la seguiva proprio come un cagnolino: il collare stretto, la coda ben piantata nel culo e il muso ancora tutto impastato dello sporco di prima.

Si ritrovò a tremare dell’aria frizzante della notte. Il cazzo, ancora stretto negli elastici, si ritrasse bruscamente. Gli occhi spalancati a guardare la strada, deserta, terrorizzato qualcuno potesse vederlo in quello stato. Lei prese a camminare, tenendosi a debita distanza dalla strada. Non era una zona di grande passaggio e l’illuminazione stradale scarseggiava. Un lampione ogni due o tre chilometri, giusto agli incroci.

Si fermò e guardò quasi intenerita il suo uomo, o per meglio dire, il suo giocattolo, ridotto peggio di un cane, sporco, impaurito, tremante e visibilmente in imbarazzo…

-Ho portato alcune cose per farti passare una bella serata…non voglio certo che tu ti senta a disagio!-

Estrasse dalla borsa un oggetto metallico dalla forma nota…

-Innanzitutto indossiamo questa- disse aprendo il lucchetto di una gabbietta fallica – perché sì che voglio farmi una passeggiata col mio caneporco, ma di sicuro non voglio che nessuno ti veda il cazzo. È solo mio. Completamente.-

Così dicendo sputò dentro la gabbia e vi fece scivolare dentro il cazzo di Lui, accovacciandosi per potergliela allacciare.

-Ecco! Va meglio? Ricordati che se dovessi avere un erezione, potrebbe essere dolorosa anche per via di tutti quegli elastici che ho sbadatamente lasciato sul cazzo- disse, scoppiando in una fragorosa risata.

-E poi….ecco qua. Ho pensato volessi il tuo “osso”- così dicendo gli ficcò in gola un dildo nero di dimensioni notevoli.

-Ora possiamo andare- e strattonò con violenza la catena.

Lui, seppur dolorante e con problemi a respirare, trasse un sospiro di sollievo vedendo che stavano puntando la campagna alle spalle della loro abitazione. Ciononostante, il terreno era fangoso e uno strattone dopo l’altro ci era finito di faccia già diverse volte, dovendo recuperare ogni volta, con il solo uso della bocca, “l’osso”, che immancabilmente gli scivolava. Così adesso aveva la faccia e la bocca piene di fango e sbavava come una cagna a causa di quel cazzo ficcato dentro.

Concentrato nel semplice compito di procedere e cercando di calmare i tremori, trasalii, quando udì un clacson suonare violentemente e rimase accecato da due abbaglianti che sembravano puntarlo direttamente. Stava procedendo a testa bassa, stringendo forte il dildo tra i denti per non farselo scappare e non dover mangiare altro fango. Non si rese conto quindi, che sua moglie aveva deviato e stavano avanzando al bordo della provinciale. E il conducente di una vettura, con tutta probabilità, lo aveva appena visto!!! E con altrettanta probabilità aveva suonato a mo’ di scherno!

-Allora, che cazzo stai facendo?- lo apostrofò Lei

-Perché non ti muovi??

Lui sputò il cazzo di gomma a terra e protestò del trovarsi in strada

-Dai Tesoro, ti supplico, torniamo a casa…mi vergogno da morire-

Mentre parlava passò un’altra auto a forte velocità schizzando fango e terra sugli stivali di Lei e su tutto il corpo di Lui.

-Che cazzo di problema hai? Ti vergogni? E di cosa, spiegami! Nessuno vede nulla, c’è buio pesto e comunque cosa vedranno mai? Una ragazza che porta fuori il suo lurido cane!!! Nulla di che.

Dentro di se stava godendo nel vederlo così imbarazzato…

Lo strattonò. -Guarda cosa hai combinato! Quella maledetta auto mi ha sporcato gli stivali e tu fai così schifo che non ti si può guardare. Va bene, ti accontento, andiamo un po’ al riparo- così dicendo lo tirò verso l’interno e camminando cercava apposta di pestare tutte le pozze fangose più spesse che trovava, riempendosi la suola così tanto che ben presto ne accusò il peso.

Poco dopo Lei si fermò in un piccolo spiazzo, contornato da vegetazione e dal buio della notte. L’unico bagliore di flebile luce era dato dalla luna che rischiarava appena

in quella fitta boscaglia…

-Ora mi ripulisci le scarpe! E’ colpa tua se quella dannata auto mi ha ridotto gli stivali una merda!

Lui, grato di essere finalmente al riparo da possibili occhi indiscreti, ma abbattuto per essere sempre soggetto ad abusi, posò delicatamente il dildo a terra, sputando un generoso fiotto di saliva, quasi come fosse una sborrata cosparsa sul cazzo per poi essere risucchiata con l’avidità di una troia. Cosa che Lui era…per Lei.

Timidamente si permise di lanciargli un’occhiata, quasi a chiedere il permesso di poter eseguire quanto gli era stato appena chiesto di fare…

Lei lo strattonò con violenza verso di se incitandolo a muoversi:

-Tutto questo è colpa tua, se non mi avessi distratta mi sarei accorta del sopraggiungere dell’auto e ora sarei pulita- disse Lei con rabbia e divertimento nella voce:

-Ora, Porco di merda, sdraiati a terra, a faccia in su così che possa levare la più grossa sulla tua merdosa lingua.-

Lui si sdraiò come gli era stato detto, affondando la schiena e le spalle in un pantano di fango. Spalancò la bocca con la lingua di fuori, in attesa di essere adoperato come lo zerbino che era. 

Lei, compiaciuta, prese a passargli la suola su tutta la faccia, partendo dal tacco e strisciando sulla lingua di Lui fino alla punta facendogli cadere in bocca pezzettoni di melma grossi come noci e godendo come una matta nell’osservare quella scena disgustosa. 

-Sicuramente ho pestato anche della merda di qualche animale, nel percorso…ma sono sicura che non sarà un problema per te, vero cesso?

-No Amore- rispose lui, con la voce disturbata di chi sta mangiando un grosso boccone.

Continua…

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