C’era una volta un vecchio falegname di nome Geppetto, un tipo solitario con una gran voglia di compagnia (e magari qualcos’altro). Un giorno, si mise in testa di scolpire un burattino di legno. Ma non un burattino qualsiasi: uno che potesse ballare, saltare e magari… tenergli caldo il letto.
Così nacque Pinocchio, un pezzo di legno con gli occhi vispi e un’erezione di legno perenne. Appena Geppetto lo ebbe finito di intagliare, Pinocchio saltò giù dal tavolo, già con la testa (e qualcos’altro) tra le nuvole.
Il vecchietto era riconoscente del dono ricevuto e voleva rendere il suo burattino perfetto. “Subito a scuola!” gli disse Geppetto, sperando di civilizzare quel suo “figliolo” un po’ troppo… vivace. Ma Pinocchio aveva altre idee per la testa .
Mangiafuoco, il Teatro e il Grillo Parlante
Incontrò subito il Grillo Parlante, una specie di coscienza un po’ bacchettona, che cercò di dargli dei consigli. Ma Pinocchio, con la sua “testa di legno”, non ne volle sapere e scappò via, attratto dalle luci del Gran Teatro dei Burattini di Mangiafuoco.
Lì, Pinocchio fece subito amicizia con altri burattini… diciamo, particolarmente amichevoli e con una gran voglia di “giocare”. Le burattine, con le loro giunture flessibili, si rivelarono subito molto… disponibili, e Pinocchio scoprì un mondo di “legnosi” piaceri che lo eccitarono non poco.
Mangiafuoco, un burattinaio corpulento con un debole per i “talenti” particolari, notò subito le “doti” di Pinocchio e lo tenne nel suo teatro… non solo per farlo recitare.
Nel retro del teatro, tra le quinte polverose e i costumi sgargianti, Mangiafuoco prese da parte Pinocchio con un sorriso che rivelava i suoi denti giallastri. “Tu hai un… certo talento, figliolo,” grugnì, i suoi occhi che saettavano maliziosi sul corpo di legno del burattino. “Un talento che va coltivato… in privato.”
E così, Mangiafuoco iniziò a mostrare a Pinocchio le “arti” più… intime del mestiere. Gli insegnò come usare il suo corpo di legno in modi che andavano ben oltre il semplice ballo sul palco. Gli mostrò come flettersi, come piegarsi, come offrire le sue “giunture” in modi… creativi.
Pinocchio, curioso e con una gran voglia di imparare cose nuove (soprattutto se coinvolgevano il suo “legno” più sensibile), si dimostrò un allievo particolarmente dotato. Presto scoprì che il suo corpo poteva dare e ricevere piaceri in modi che non avrebbe mai immaginato.
Grazie Mangiafuoco, sono una Star
Mangiafuoco, da parte sua, trovò un certo… divertimento nell’esplorare le “capacità” uniche di un burattino di legno. Le sue mani grandi e ruvide palparono il corpo liscio di Pinocchio, scoprendo punti particolarmente sensibili. A volte lo usava per il suo piacere personale, approfittando della sua “docilità” di legno. Ma perché tenere un oggetto così prezioso tutto per se quando ci si può lavorare su e dare uno spettacolo che lascerà tutti a bocca aperta?
Anche le burattine del teatro, vennero coinvolte nel nuovo spettacolo di Mangiafuoco e sui manifesti affissi in città si leggeva: “Attenzioni Speciali”. Grazie alle attente istruzioni di Mangiafuoco, le burattine trovarono il modo di “giocare” con il nuovo arrivato, esplorando insieme a lui le loro “anatomie” di legno in modi sempre più audaci e… intrecciati, lo show ebbe un enorme successo, tutti volevano vedere i burattini scopare e il cazzo di pinocchio era oggetto di desiderio e invidia del pubblico.
Pinocchio, nel giro di poco tempo, passò dall’essere un semplice burattino a una sorta di “oggetto di piacere” per l’intero teatro, scoprendo un lato decisamente più… carnale del mondo dello spettacolo.
Presto, il Gran Teatro dei Burattini di Mangiafuoco cambiò radicalmente genere. I classici drammi con marionette lasciarono il posto a performance decisamente più… esplicite e “legnose”. Il cartellone ora annunciava “Spettacoli per soli adulti! Le incredibili acrobazie erotiche dei burattini più dotati di sempre!”.
La voce si sparse rapidamente, e ben presto il teatro fu gremito di spettatori curiosi e vogliosi di assistere a quelle “meraviglie” meccaniche.
Le burattine, con i loro corpi snodabili, si intrecciavano con Pinocchio in balletti erotici che simulavano ogni tipo di accoppiamento, le loro “vagine” di legno laccato che si strofinavano contro il “pene” sempre eretto di Pinocchio. Le loro “bocche” di legno si aprivano e si chiudevano in suggestive mimiche di sesso orale.
Mangiafuoco stesso partecipava attivamente agli spettacoli, a volte “manovrando” Pinocchio in posizioni particolarmente audaci, altre volte interagendo direttamente con i burattini, palpandoli e “azionandoli” in modi che eccitavano il pubblico. C’erano numeri in cui Pinocchio veniva “penetratato” da oggetti di legno di varie forme e dimensioni, con gemiti sapientemente orchestrati.
Uno degli spettacoli più gettonati vedeva Pinocchio fottere più burattine contemporaneamente, le loro membra di legno intrecciate in un groviglio di “piacere”. Le luci soffuse e la musica sensuale creavano un’atmosfera carica di erotismo “ligneo”.
Nuovi amici nuove avventure
Il pubblico, composto da nobili curiosi e gente del popolo dalla mente aperta, reagiva con eccitanti mugolii e volti carichi di emozioni: alcuni erano li a masturbarsi durante lo spettacolo, altri con le mogli vogliose e sognanti di prendere il manico di legno, ma la maggior parte era visibilmente eccitata da quella strana forma di intrattenimento. Le “performance” di Pinocchio e delle altre marionette erano diventate un vero fenomeno.
Una sera, dopo uno spettacolo particolarmente “intenso” che aveva lasciato il pubblico decisamente “legnoso” , Pinocchio si stava “rilassando” dietro le quinte, quando due figure losche si avvicinarono a lui. Erano il Gatto e la Volpe, due truffatori di mezza tacca con un occhio di riguardo per i “talenti” che potevano fruttare qualche soldo.
Il Gatto, con la sua aria melliflua e un occhio che ammiccava maliziosamente, si avvicinò a Pinocchio. “Ehi, burattino di successo! Devo dire che hai un… certo talento. Molto… particolare.”
La Volpe, con la sua parlantina sciolta e la coda che guizzava nervosamente, aggiunse: “Un talento sprecato in questo tugurio, amico mio! Con le tue… doti… potresti fare fortuna! Molta fortuna!”
Pinocchio, ingenuo e un po’ vanitoso per il suo successo “artistico”, si fece subito incuriosire. “Davvero? E cosa dovrei fare?” chiese, la sua “testa di legno” che già fantasticava su guadagni facili.
Il Gatto e la Volpe si scambiarono un’occhiata complice. “Oh, niente di complicato,” rispose il Gatto, mettendo una zampa “amichevole” sulla spalla di legno di Pinocchio. “C’è un posto… un vero paradiso! Il Paese dei Balocchi! Lì potrai ‘giocare’ tutto il giorno, senza regole, senza doveri… solo puro divertimento!”
La Volpe annuì con enfasi. “E fidati di noi, Pinocchio. In quel posto, il tuo… ‘talento’ sarebbe molto apprezzato. Molto, molto apprezzato.”
Pinocchio, attratto da quella promessa di edonismo sfrenato e stanco (forse) delle “fatiche artistiche” del teatro di Mangiafuoco, si fece convincere facilmente. In fondo, cosa c’era di male ad andare in un posto dove ci si poteva solo divertire?
Una volta condotto Pinocchio nel famigerato Paese dei Balocchi, il burattino si ritrovò in un vero e proprio luna park del vizio. Ragazzi e ragazze si abbandonavano a ogni sorta di eccesso: giochi d’azzardo, cibo spazzatura a volontà, alcol a fiumi…nessuna regola, tutto il divertimento del mondo e un’attenzione decisamente “particolare” per i nuovi arrivati, con “talenti” unici come Pinocchio.
Il Paese dei Vizietti
Il Gatto e la Volpe, con il loro fare esperto, presentarono subito Pinocchio ai “gestori” del posto, individui loschi con un debole per le “attrazioni” non convenzionali. Le “doti” di Pinocchio, ormai ben rodate grazie all’esperienza con Mangiafuoco, suscitarono subito un certo interesse.
Presto, Pinocchio si ritrovò “ingaggiato” per nuove forme di “intrattenimento”. Veniva esibito in spettacoli privati per facoltosi “intenditori”, dove le sue “performance” di legno raggiungevano livelli di… diciamo… “interazione” molto più spinti rispetto al teatro di Mangiafuoco.
Veniva “manovrato” per soddisfare i desideri più particolari dei clienti, le sue giunture che si piegavano a ogni richiesta, il suo corpo di legno usato come un vero e proprio oggetto di piacere. Il Gatto e la Volpe si prendevano la loro bella percentuale su ogni “esibizione”.
Pinocchio, inizialmente ingenuo e attratto dal divertimento sfrenato del Paese dei Balocchi, iniziò a rendersi conto di essere sfruttato. Le promesse di puro “gioco” si erano trasformate in una squallida mercificazione del suo corpo di legno.
Un giorno, durante una di queste “esibizioni” in cui Pinocchio doveva dare il suo manico legnoso a un gruppo di vecchi porci eccitati , una luce azzurra e soffusa inondò la squallida stanza. Dalle ombre emerse una figura eterea e bellissima: la Fata Turchina, con i suoi occhi dolci ma penetranti che sembravano vedere oltre l’apparenza di legno di Pinocchio.
La sua presenza improvvisa fece ammutolire i vecchi libidinosi e sorprese il Gatto e la Volpe, che si affrettarono a nascondere i loro sorrisetti avidi.
La Fata Turchina si avvicinò a Pinocchio, il suo sguardo pieno di una tristezza compassionevole. “Pinocchio,” disse con una voce melodiosa che contrastava con la volgarità dell’ambiente, “so cosa ti sta succedendo. Vedo il tuo cuore… anche se è fatto di legno.”
Pinocchio, abituato ormai a essere trattato come un mero oggetto, rimase spiazzato da quella gentilezza inaspettata.
“Voglio aiutarti, Pinocchio,” disse dolcemente. “Ma devi promettermi che cambierai strada. Che non ti abbandonerai più alla lussuria e alle bugie in questo modo.”
La Fata Turchina si inginocchiò di fronte a Pinocchio, i suoi occhi azzurri che lo scrutavano con un’intensità inaspettata. “Pinocchio,” ripeté, la sua voce ora leggermente più roca, “voglio aiutarti. Ma devi volere essere aiutato.”
Il suo sguardo scivolò sul corpo di legno del burattino, soffermandosi con una punta di… interesse sulle sue “peculiarità” più evidenti.
Pinocchio, confuso da tanta attenzione e sentendo una strana vibrazione al suo interno (non solo metaforica), rispose con un filo di voce: “Io… vorrei andare via da qui. Non mi piace quello che mi fanno fare.”
La Fata Turchina gli sfiorò una guancia di legno con la sua mano eterea. “Lo so, tesoro. E io posso mostrarti un modo diverso. Un modo… più piacevole.”
Il suo tono si fece più suadente, i suoi occhi si abbassarono per un istante sul “legno” di Pinocchio. Poi lo guardò di nuovo, un piccolo sorriso malizioso che le increspò le labbra.
“Ma prima,” continuò la Fata Turchina, la sua voce ora un sussurro vellutato, “voglio capire… cosa ti rende così speciale … .”
Senza preavviso, la Fata Turchina allungò una mano e toccò l’erezione di legno di Pinocchio. Un leggero bagliore azzurro emanò dalle sue dita.
Pinocchio sussultò, provando una sensazione nuova e intensa, un formicolio che si propagava in tutto il suo corpo di legno.
La Fata Turchina sorrise, sentendo la “rigidità” del burattino sotto il suo tocco. “Interessante,” mormorò. “Molto interessante.”
Si avvicinò ancora di più a Pinocchio, il suo corpo etereo quasi a contatto con il suo legno. “Mostrami, Pinocchio,” sussurrò all’orecchio del burattino, il suo alito profumato di fiori, “mostrami cosa sai fare.”
Pinocchio, eccitato da quel contatto inaspettato e dalla voce seducente della Fata Turchina, si mosse istintivamente. Il suo “legno” si fece più grosso.
La Fata Turchina gemette piano. “Oh, davvero notevole.”
Poi, con un gesto deciso, si inginocchiò di fronte a Pinocchio e prese tra le mani il suo membro di legno. Iniziò ad accarezzarlo lentamente, i suoi occhi azzurri fissi su quelli del burattino.
Pinocchio lasciò sfuggire un gemito legnoso, la sensazione del tocco della Fata Turchina era completamente diversa da qualsiasi cosa avesse provato prima. Era… magica.
La Fata Turchina aprì la bocca e prese la punta del “legno” di Pinocchio, succhiandolo lentamente. Un bagliore azzurro si intensificò intorno alle sue labbra.
Pinocchio sentì un’ondata di piacere percorrere il suo corpo. Non era solo una sensazione fisica, c’era qualcosa di più, una connessione… fatata.
La Fata Turchina continuò a succhiarlo con voluttà, la sua mano che accarezzava il corpo di legno di Pinocchio. Ben presto, entrambi furono avvolti in un turbine di sensazioni proibite.
Voglio un cazzo vero
La bocca della Fata Turchina avvolgeva il “legno” di Pinocchio con ingordigia, la sua lingua che danzava sulla superficie liscia con movimenti lenti e poi sempre più rapidi. Il bagliore azzurro che la circondava si intensificava ad ogni suo sussulto, quasi come se la sua magia stessa fosse eccitata dal contatto.
Pinocchio gemeva a scatti, un suono strano e legnoso che echeggiava nella squallida stanza. Non aveva mai provato nulla di simile. Le mani dei vecchi erano avide e sporche, quelle delle burattine meccaniche e ripetitive. Ma il tocco della Fata Turchina era… vivo, pulsante di una energia sottile.
Le mani eteree della Fata Turchina scivolarono lungo il corpo di legno di Pinocchio, esplorando le sue curve, soffermandosi sulle giunture, quasi cercando i suoi punti più sensibili. Lo accarezzava con una delicatezza che contrastava con la sua azione sulla sua “virilità”.
Poi, la Fata Turchina si sollevò leggermente e guardò Pinocchio negli occhi, il suo sguardo carico di un desiderio inaspettato. “Voglio sentirti dentro, scopami in figa, Pinocchio,” sussurrò, la sua voce un anelito.
Con un movimento fluido, si portò sopra di lui. Pinocchio, sorpreso ma innegabilmente eccitato, sentì il suo corpo etereo farsi più denso, quasi materico, mentre lo cavalcava. Non c’era carne, ma una sensazione di calore magico, di energia pura che lo avvolgeva.
Si mossero insieme, un amplesso strano eppure intensamente sensuale. Il “legno” di Pinocchio, animato da quella magia inattesa, penetrava la Fata Turchina, che gemeva da gran troia.
Le mani di Pinocchio, per la prima volta animate da un vero desiderio, si posarono sui fianchi della Fata, stringendola a sé. La sentiva vibrare, la sua magia che si mescolava alla sua “legnosità” in un turbine di sensazioni uniche, Pinocchio aveva un cazzo vero, ma tosto come il legno.
Raggiunsero l’orgasmo insieme, un’esplosione di luce azzurra che inondò la stanza, un gemito magico che si unì alla consapevolezza che a pinocchio piaceva tanto tanto la fica!
La Fata Turchina accarezzò la guancia di legno di Pinocchio. “Ora capisco,” sussurrò. “Sei tutto cazzo Pinocchio, più di quanto sembri.”
“Sì, Pinocchio,” rispose la Fata Turchina, accarezzandogli dolcemente il capo di legno. “Voglio ancora che tu abbia un cazzo vero ma sempre duro come il legno. Ma ora so che sei speciale a modo tuo. E questa… specialità me la voglio godere ancora e ancora.”
Si alzò, la sua figura eterea ora percorsa da una nuova energia. “Ti aiuterò a scappare da questo posto. Ti guiderò verso Geppetto. Ma lungo il cammino, dovrai fare delle scelte giuste. Dovrai dimostrare di avere un cuore… anche se è di legno.”
La Fata Turchina me l’ha promessa
La Fata Turchina mantenne la sua promessa. Con la sua magia, li aiutò a fuggire dal Paese dei Balocchi, seminando il caos tra i vecchi porci e i loschi gestori.
Durante il loro viaggio, la Fata Turchina non dimenticò la loro “promessa speciale”. Ci furono altri incontri intimi, momenti in cui il legno di Pinocchio si univa alla sua magia, creando orgasmi magici e sborrate copiose grazie alla magia della Fata Turchina.
Finalmente, arrivarono al mare, dove Pinocchio ritrovò il suo Geppetto dentro il ventre della balena. Insieme, con l’aiuto della Fata Turchina (che a volte si univa a loro in modi… “speciali” anche lì dentro), riuscirono a fuggire.
E alla fine, Pinocchio dimostrò il suo coraggio, la sua lealtà e il suo amore per Geppetto. E come promesso, la Fata Turchina trasformò il suo cazzo i un cazzo vero.
Pinocchio non dimenticò mai la sua “specialità” di legno e il legame unico che aveva condiviso con la Fata Turchina. Si dice che, di tanto in tanto, lei tornasse a fargli visita, e i loro incontri rimanevano… decisamente “speciali”, un piacere magico tra Geppetto, Pinocchio e il suo cazzo vero a chiavare la fata “ammaialata”.



2 commenti
BOB74
Sempre fantastica con le tue storie , bravissima un bacio 😘 Roby
ilenia
Grazie tesoro un bacioneeee