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Le Fiabe di Ylenia: Hansel e Gretel

Hansel e Gretel erano due ragazzini affamati come lupi, scaricati nel bosco dai loro genitori pezzenti. Vagavano da giorni, le pance che brontolavano come tuoni, quando si imbatterono in una casetta che sembrava fatta di marzapane e zucchero filato. "Cazzo, che figata!" esclamò Hansel, sbavando. Si avvicinarono e una vecchietta con un sorriso sdentato li…
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Fiabe per Adulti Incesto Giovane Vogliosa Vecchia Troia

Hansel e Gretel erano due ragazzini affamati come lupi, scaricati nel bosco dai loro genitori pezzenti. Vagavano da giorni, le pance che brontolavano come tuoni, quando si imbatterono in una casetta che sembrava fatta di marzapane e zucchero filato. “Cazzo, che figata!” esclamò Hansel, sbavando.

Si avvicinarono e una vecchietta con un sorriso sdentato li invitò ad entrare. “Oh, poveri piccini! Siete stanchi e affamati, vero? Entrate pure, ho un sacco di dolcetti per voi.”

Hansel e Gretel non se lo fecero ripetere. Si fiondarono dentro, ingozzandosi di ogni leccornia zuccherosa che la vecchia metteva loro davanti. La megera li guardava con un luccichio strano negli occhi. La sera, la vecchia mise i due fratelli in camere separate. Gretel sentiva dei rumori strani dalla stanza di Hansel: dei gemiti soffocati, tipo come quando uno sta male… o quando sta godendo. La cosa la stranì un po’, ma era troppo cotta per pensarci e si addormentò.

Le Attenzioni di una Vecchia

Il giorno dopo, la vecchia prese Hansel e lo sbatté in una gabbia. “Sei un bel ciccione,” gli disse con un sorriso che metteva i brividi. “Ti faccio ingrassare ancora un po’ e poi ti sbrano.” per te invece ho altri progetti, riferendosi a Gretel, e le disse: “Tu invece mi fai da sguattera, chiaro?”

Gretel aveva una paura fotonica. Vedeva come la vecchia aveva rivelato la sua vera natura bastarda e come trattava Hansel, dandogli da mangiare un sacco di dolciumi. Hansel diventava sempre più grasso e la vecchia lo guardava con l’acquolina in bocca.

La Notte in quella Casa

Una notte, Gretel sentì di nuovo quei rumori dalla gabbia di Hansel. Stavolta erano più forti, tipo dei rantoli. Spiò e vide la vecchia lì, china su Hansel che era sdraiato. La vecchia gli stava slacciando i pantaloni. Gretel non capì subito, ma quando vide il cazzo di Hansel che si era tirato su e come la vecchia lo toccava, diventò rossa come un peperone e sentì una strana botta allo stomaco.

La vecchia si calò sul cazzo di Hansel e iniziò a succhiarglielo di brutto, la sua bocca vecchia che andava su e giù. Hansel gemeva come un porco, con gli occhi chiusi.

Prese una manata di torta da un piatto posato in terra a mò di ciotola per cani e se la spalmò sulla vecchia figa slabbrata, Hansel ormai inebetito dagli zuccheri si allungo il più possibile per mangiare dalla vecchia figa tutto il suo delizioso spuntino affondandoci con la faccia più profondamente possibile. La vecchia godeva come una troia di quella lingua grassoccia che la lappava tutta fino in profondità.

Gretel rimase lì impalata a guardare quella scena porca che la schifava e la eccitava allo stesso tempo, lasciandole le mutandine umide.

Il Forno

Il giorno dopo, la vecchia disse a Gretel di scaldare il forno. “Oggi si inforna il porco di tuo fratello!” disse con una risata da strega del cazzo.

Gretel capì che doveva fare qualcosa. Mentre la vecchia si chinava per guardare dentro il forno, Gretel la spinse con tutta la forza che aveva. La vecchia finì dentro urlando come una matta, Gretel chiuse subito lo sportello, sbarrandolo. Sentì le urla farsi sempre più piano fino a che non ci fu più niente.

Liberò Hansel, ancora un po’ inebetito ma vivo. Trovarono un sacco di prezioni nascosti in armadi e bauli della vecchia e fuggirono da quella casa di merda, portandosi dietro l’oro e i gioielli.

Il bosco adesso non faceva più così paura. Avevano visto di peggio. E Gretel, dentro di sé, non riusciva a togliersi dalla testa quella scena della notte, un’immagine un po’ zozza che le era rimasta impressa.

Ritorno a Casa

Tornati a casa, Hansel e Gretel non erano più gli stessi due mocciosi spaventati. Avevano visto la merda vera, quella che ti fa venire gli incubi la notte. I genitori, che li avevano scaricati come sacchi di patate, rimasero di merda a vederli tornare con un tesoro del genere. Ovviamente non fecero domande troppo precise su come se lo fossero procurato.

Hansel, ripensando alla vecchia che gli pompava il cazzo nella gabbia, a volte si toccava di nascosto. Quella sensazione strana, un misto di schifo e piacere, gli era rimasta appiccicata addosso. Non ne parlava con Gretel, ma sentiva che anche lei aveva visto qualcosa che l’aveva cambiata.

Gretel, dal canto suo, non riusciva a togliersi dalla testa l’immagine della vecchia che succhiava Hansel. La schifava, certo, ma allo stesso tempo… c’era qualcosa di eccitante in quella scena proibita. A volte si ritrovava a fissare il pacco dei maschi di casa con una nuova curiosità.

Relazione Fraterna

La loro relazione fraterna si era fatta più strana, un misto di cameratismo per quello che avevano passato insieme e un sottile imbarazzo per i segreti che si portavano dentro. Non parlavano di quella casa di marzapane e della vecchia, ma entrambi sapevano che qualcosa era cambiato per sempre.

Il tesoro della megera li aveva tolti dalla miseria, ma li aveva lasciati con una fame nuova. Portavano dentro di sé il segno oscuro di quella casetta nel bosco, un desiderio che li avrebbe seguiti per sempre. E a volte, di notte, Gretel si svegliava di soprassalto, sentendo il rantolio soffocato di Hansel che si segava il cazzo con vigore e la vivida immagine della vecchia sdentata che le tornava in mente la portarono a prendere l’iniziativa.

Gretel si infilò nel letto di Hansel e appoggiando la sua mano delicata e morbida sul cazzo di suo fratello gli sussurrò all’orecchio “ Lascia che ti aiuti io, vuoi?” Hansel con imbarazzo e desiderio annuì con un movimento leggero del capo. Il cazzo duro colava sotto il tocco di Gretel che sussurrava parole zozze nell’ orecchio di suo fratello “Ti piaceva la figa vecchia? Da ora non dovrai più fare da solo, ci sarò io, sempre, a prendermi cura di te… potrai sfogarti tutte le volte che serve con me. Ho visto come lo succhiava, te lo prenderò in bocca ogni volta sai? Le leccavi la passera e a me colava, forse anche la mia ti piace? La vuoi assaggiare ?”

Il cazzo gli stava scoppiando e l’idea di sborrare ogni volta che il cazzo tira in sua sorella senza nemmeno chiedere o aspettare il permesso lo eccitava e tornava ad essere il porco che sapeva bene essere, allungò la mano per sentire la figa di sua sorella e la trovò zuppa e bella calda, ci infilò le dita dentro e si masturbarono a vicenda sussurrando desideri pensieri maiali, Gretel senti la figa contratta e pulsante pronta a liberare tutto il suo piacere nella mano di Hansel, si infilò tutta sotto la coperta e si dedico alla pompa che tanto voleva fare al cazzo di suo fratello. Sentire la bocca di Gretel andare su e giù lo fece schizzare più forte delle altre volte, quasi da ingozzare la sorella con tutta quella sborra che gli riempiva la gola.

La casa di marzapane era diventata il loro segreto, qualcosa di torbido che li legava in modo inaspettato.

Da quella notte, il loro rapporto cambiò radicalmente. Erano fratello e sorella, certo, ma anche complici di un segreto sporco, amanti spudorati che trovavano conforto e piacere l’uno nell’altra, nel ricordo distorto di quella casa nel bosco. I loro incontri notturni divennero una consuetudine, un modo per esorcizzare gli orrori subiti e per trovare un piacere distorto nella loro reciproca compagnia.

Le loro notti divennero un rituale segreto. Si ritrovavano nel letto di Gretel, il buio a fare da complice alla loro intimità proibita.

C’era una strana innocenza perversa nei loro gesti, come bambini che scoprono un gioco proibito. Si baciavano piano, labbra contro labbra, un contatto casto ma carico di una tensione sottile. Poi, le loro mani si facevano più audaci, spinte da una curiosità morbosa e da un bisogno di contatto che andava oltre il semplice affetto fraterno.

Si toccavano, si masturbavano a vicenda nel silenzio della notte, i loro gemiti soffocati l’unica colonna sonora del loro segreto. Non c’era amore, forse, ma un bisogno disperato di vicinanza, un modo distorto di elaborare il trauma subito. I loro corpi erano diventati il loro rifugio, un luogo proibito dove potevano trovare un effimero sollievo al loro dolore.

A volte, durante il giorno, si scambiavano sguardi carichi di significato, un’intesa silenziosa che li isolava dal resto del mondo. Erano legati da un filo oscuro, un segreto che li rendeva unici.

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