Matilde era in punizione. Il professore aveva scoperto i suoi fumetti porno, e non aveva completato i compiti. Quindi si ritrovava in classe dopo l’orario delle lezioni, senza nessuno in giro, a scontare la sua punizione. E sospettava che il professore con punizione intendesse annoiarsi a morte.
Aveva sequestrato i suoi fumetti definendoli volgari e che doveva capire che una giovane donna non poteva avere certi hobby o pensieri.
Matilde si alzò dalla sua sedia e trotterellò per la classe vuota. Voleva sapere come andava a finire il fumetto che stava leggendo. Ma una volta sequestrati, quante possibilità c’erano di riavere il suo materiale extra-scolastico? Uffa…
Matilde guardò la cattedra. Era sola e non sapeva quando sarebbe tornato il professore. E poi, anche se l’avesse vista, che problema c’era?
Andò alla cattedra, dove il professore sedeva e si sentiva come il Re che governava i suoi schiavi. Matilde non aveva mancato come il professore ogni tanto buttava un occhio alla sua scollatura o come lo sguardo cadeva sulle gambe quando la gonnellina svolazzava troppo.
Si mise al solito posto quando presentava i compiti, spingendo la sua piccola figa all’angolo del tavolo. Mmhmm… inarcò la schiena, muovendo i fianchi come piaceva a lei, sentendo il cotone delle mutande che faceva pressione, con il legno della cattedra, tra le sue pieghe gonfie.
Afferrò il tavolo e mosse i fianchi in cerchio. “Oh!” il clitoride era desideroso di attenzioni, e il pensiero di avere il prof seduto lì, che la rimproverava, mentre lei si fotteva la sua sacra cattedra era così eccitante.
Bisognosa, sollevò un ginocchio e lo mise sul tavolo, per avere più spazio. Sentì la sua figa aprirsi e premere completamente sul legno.
Le sue cosce tremarono appena e lui si accasciò priva di forze, mordendosi le nocche e inseguendo il suo orgasmo. Sentiva l’aria della stanza che colpiva il culo e la figa ogni volta che ancheggiava e inspirava forte, iniziando a sfregare i capezzoli duri.
Matilde miagolò piano, con un calore pronto ad esplodere nel basso ventre e le cosce bagnate. “Sìsìsì ohhh mmmh ah ah ah!” Venne, forte, ansimando e piangendo.
Accasciandosi alla cattedra per non scivolare a terra.
Respirava a labbra socchiuse, sentiva che non era abbastanza e tornò a muoversi, con un nuovo orgasmo pronto dentro di lei.
“Signorina! Cosa sta facendo?”
La voce sconvolta del professore la raggiunge quasi ovattata. Si voltò solo con la testa e lo vide lì, con il suo completo e tra le mani una serie di compiti da correggere. Rosso in faccia e una tenda tra le gambe.
Matilde sorrise. “Sto facendo la brava, prof.” Rispose con voce affannata.
Il professore balbettò, “Non credo, signorina, questo suo comportamento è inammissibile! Ci saranno provvedimenti molto seri!”
“Uh… intende… che ho bisogno di essere punita ancora di più, da lei, professore?” miagolò, sollevando di più la corta gonna e inarcandosi, mostrando le mutandine trasparente e appiccicate alla figa.
Il professore tossì due volte.
“Mi punisca, professore, sono stata cattiva… per favore.”


