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La Caverna del Grande Animale

Si era allontanato un po’ troppo dal villaggio, ma voleva sorprendere i suoi amici. Oh, gliel’avrebbe fatta vedere lui. Toby strinse meglio il fucile: avrebbe catturato l’animale più grande che si fosse mai visto! Per completare la missione, doveva spingersi dove nessuno dei suoi amici era mai arrivato.Il sole stava calando, e con un bel…
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Immagine di un uomo muscoloso con schiena scolpita e tatuaggi, in posa in un ambiente interno.

Si era allontanato un po’ troppo dal villaggio, ma voleva sorprendere i suoi amici. Oh, gliel’avrebbe fatta vedere lui. Toby strinse meglio il fucile: avrebbe catturato l’animale più grande che si fosse mai visto! Per completare la missione, doveva spingersi dove nessuno dei suoi amici era mai arrivato.
Il sole stava calando, e con un bel respiro, mentre l’aria iniziava a rinfrescare, cominciò a camminare più piano, facendo silenzio.
Un cespuglio in movimento. Ecco il suo premio. Fucile in posizione. Passo, passo, respiro trattenuto. Passo, mani sudate. Labbra secche. Occhi fissi. Concentrazione.
Era quasi lì, già pregustava gli applausi dei suoi amici… Ecco… era così vicino…
Quando un piccolo coniglio uscì dal cespuglio, fissandolo con i suoi occhietti rossi e poi correndo via.
Toby si sgonfiò, deluso. “Uffa… non è giusto!” pigolò, dando un calcio all’ammasso di rovi che lo aveva illuso.
Qualcosa gli afferrò la caviglia, trascinandolo contro un albero. La botta al viso lo confuse mentre dondolava, fissando la foresta a testa in giù.
“Mh… ma che cazzo…” borbottò, cercando di capire. Era… una trappola? Nel punto più lontano della foresta? Per un istante pensò che fosse uno scherzo dei suoi amici. Ma davvero poteva essere possibile?
Altri passi pesanti si avvicinavano, sembravano una piccola mandria. Sorrise per non mostrarsi offeso. “Ah… ah… ah… bello scherzo, stronzi! Dai, ora tiratem—aaahhhh!”
Ruvide mani lo afferrarono per il busto, e si ritrovò davanti al viso di uno sconosciuto, capelli neri e arruffati. Confuso quanto lui, solo che lui ora era spaventato.
“Ah… ehm, ciao amico, puoi aiutarmi a scendere?”
Lo sconosciuto arricciò il naso e lo annusò. Poi si ritrasse subito, lasciandolo andare.
“Ehy, maleducato! Sono solo un po’ sudato, e poi non è che tu profumi di rosa, sai?” mise le braccia conserte, guardando altrove.
Lo sconosciuto si arrampicò velocemente su un albero, trafficando qualcosa.
“Ehy ehy no!” urlò Toby, “Non volevo dire che puzzi, non lasciarmi qui!” si sbracciò. “Non ho detto che puzzi, hai mh… un odore… particolare, ecco!”
Silenzio. “Particolare” era la cosa più cortese che poteva dire, con il sangue che gli pulsava alla testa. Poi la corda si allentò e Toby cadde rovinosamente a terra. Imprecò un po’, massaggiandosi la schiena.
“Poteva avvisare, sai? Cerchi di uc— wow!”
Lo sconosciuto era sceso dall’albero. Era più alto della maggior parte dei suoi amici. Il misero indumento di pelliccia al fianco lasciava libero il corpo massiccio, scolpito nella roccia, tutto muscoli e cicatrici, pelle abbronzata, mani grandi e ruvide.
Arrossì. Era… sembrava un enorme orso o qualcosa di simile.
Toby tossì, poi sotto lo sguardo attento si rialzò. “Ehm… g-grazie per avermi aiutato. Io mi chiamo Toby, tu?”
L’altro si limitava a fissarlo, avvicinandosi e annusandolo di nuovo. Il respiro caldo sul collo, nella fresca prima sera, gli diede un brivido.
“Okay okay amico, capito. Ti lascio a— qualunque cosa tu faccia nel cuore della foresta. Ciao!”
Ma la caviglia cedette.
“Cazzo.” Sembrava gonfia e sanguinante. Doveva aver preso una bella storta, e non solo. Dannazione. Era meglio tornare subito a casa!
Lo sconosciuto si accucciò alla sua caviglia e la sollevò, facendolo scivolare. Non aveva proprio modo questo bruto! Toby fissò la caviglia con attenzione, mentre l’altro la annusava. Non sapeva fare altro.
“Va tutto bene, amico, a casa ho un kit di pronto soccorso!” come se questo omone sapesse cosa fosse. Ma tant’è.
Lo sconosciuto lo caricò di colpo sulla spalla e Toby si ritrovò con il viso alla grande schiena nuda.
“No, cosa vuoi fare? Amico, no no, mettimi giù.”
Ma tutta la sua forza non serviva a nulla. Lo sconosciuto era grande, grosso e forte e non fece una piega quando gli diede un calcio con la gamba intatta.
Toby fissava pigolante il fucile abbandonato sul pavimento, sperando che qualcuno lo trovasse mentre lo cercava. Poteva essere la sua salvezza.
L’omone sconosciuto lo trascinò in una caverna spartana, si capiva che viveva lì. C’era un fuoco acceso vicino a un mucchio di pellicce, dove Toby venne sistemato.
Poi notò, in un angolo in penombra, ossa e teschi. Ehy… non è che questo lo voleva mangiare?
Ma lo sconosciuto guardava il suo piede con curiosità, sfilandogli lo stivale senza grazia e poi anche i calzini, buttando tutto dietro di sé una volta annusato per bene.
La caviglia sanguinava e Toby fece una smorfia mentre veniva maneggiata. Faceva un po’ male.
Lo sconosciuto annusò la ferita e nella zona dove la carne era cruda, Toby sentiva tutto ancora più intensamente.
Poi la lingua. Leccando via il sangue. I canini si sentivano appena.
“No, ehy, ma sei pazzo?” divampò Toby. Lo sconosciuto sollevò di più la gamba e Toby finì steso sulle pellicce, con lui che tornava a leccare il retro della caviglia.
“Questa situazione è imbarazzante! Smettila! Smettila ho…” strinse i pugni tra le pellicce mentre quegli occhi scuri lo fissavano intensamente.
L’omone lo sovrastò, se fossero stati all’esterno gli avrebbe oscurato il cielo e le stelle, chino su di lui, con il naso immerso nel sudore del suo collo arrossato per l’imbarazzo… la paura e… lo sconosciuto ringhiò, spingendo contro la sua coscia qualcosa di enorme e duro.
Toby spalancò gli occhi, mentre l’altro lo tastava ovunque, infilando le mani sotto gli strati di vestiti, frustrato, facendoli a pezzi.
Toby calciò, si agitò con il cuore a mille, ma cosa poteva contro quella che appariva come una forza della natura… contro un uomo sconosciuto semi nudo… che doveva annusare la sua eccitazione a un miglio di distanza.
Si ritrovò nudo tra le pellicce, a fissare l’uomo inginocchio tra le sue cosce spalancate e una tenda spaventosa sotto la pelliccia che usava per coprirsi.
Il cazzo di Toby rispondeva a quella vista, a quel profumo di terra, sporcizia e sesso. Non gli sembrava più un odore negativo. Stava sbavando vedendo le mani afferrare il cazzo per esporlo ai suoi occhi, l’omone era attrezzato come una bestia. La punta spessa piena di crema che fumava, tronco venoso che gli avrebbe spaccato la gola, due pelli pendenti e molto pesanti dove voleva soffocare.
Si morse il labbro inferiore. “Ragazzone… quel coso non entrerà mai, lo sai?”
Anche se non aveva pronunciato alcuna sillaba, doveva aver percepito un tono di rimprovero nella sua voce, perché sbuffò come un toro da monta e lo prese per le cosce, sollevandolo ed esponendo il suo culo alla caverna.
Il suo piccolo buco rugoso e rosato tremava sotto quella lingua affamata, quei denti affilati e quella bocca famelica. Sembrava che volesse divorarlo.
E sentiva il cazzo enorme che spingeva per la sua spina dorsale, colando sperma fino a bagnargli i capelli. Tirò fuori la lingua con un sorriso, già saggiandone il sapore.
Forse aveva davvero trovato un animale grande e feroce, i suoi amici non avevano mai incontrato niente del genere.

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1 commento

  • Bellissimi racconti! Per tutti i generi, per tutti i gusti…tutti splendidamente intensi!
    Complimentissimi a Ruby Rouge 💯🔝

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