Si chiamava Mia, appena 18 anni, una fighetta fresca con un pancione enorme che sembrava una palla da basket gonfia, pronta a scoppiare da un momento all’altro. Il bimbo dentro scalciava come un matto, facendole vibrare la pancia tesa e coperta di smagliature rosse, mentre lei si prostituiva per le strade buie della città per portare a casa qualche soldo schifoso. Era diventata mamma troppo presto, scopata da un coglione che l’aveva piantata, e ora con quel pancione da balena incinta al nono mese, doveva spalancare le gambe per vecchi porci per pagare l’affitto e il latte per il piccolo che stava per nascere. Ma cazzo, Mia era una troia nata: il suo corpo da diciottenne con tette gonfie di latte che colavano dai capezzoli duri e una figa sempre fradicia la rendevano irresistibile per i depravati che pagavano per sfondarla, anche con quel bimbo che scalciava dentro.
Una sera piovosa, Mia era in un vicolo puzzolente dietro un bar, appoggiata a un cassonetto dell’immondizia traboccante di sacchetti marci e bottiglie rotte. Indossava una gonna corta strappata che le saliva sul pancione enorme, lasciando vedere le mutandine bagnate e il culo sodo. Le tette le scoppiavano da un top troppo stretto, i capezzoli scuri che premevano contro il tessuto umido. Un vecchio schifoso sui 60 anni, grasso e peloso con la pancia che gli pendeva sui pantaloni, si avvicinò con un ghigno sdentato. “Quanto per una scopata veloce, troietta incinta?” biascicò, tirando fuori 50 euro stropicciati. Mia, con gli occhi stanchi ma la figa che già pulsava, annuì: “Va bene, nonno, ma fai in fretta che il bimbo scalcia e ho fame.”
Il vecchio la afferrò per i capelli biondi sporchi e la spinse contro il cassonetto freddo e arrugginito, facendola piegare in avanti con il pancione che sfregava contro il metallo puzzolente di piscio e rifiuti. “Apri quelle cosce da puttana gravida,” ringhiò, abbassandosi i pantaloni e tirando fuori un cazzo flaccido ma grosso, venoso e puzzolente di sudore vecchio. Mia spalancò le gambe, il bimbo che scalciava forte contro le pareti dell’utero come se sentisse l’eccitazione, facendole gemere. Il vecchio le strappò le mutandine con un gesto secco, esponendo la sua figa rasata e gonfia, labbra rosa e bagnate che gocciolavano succo. “Cazzo, sei fradicia come una vacca in calore,” rise, infilandole due dita tozze dentro senza pietà, pompandole fino a sfregare contro l’utero dilatato.
Mia urlò di piacere misto a dolore, il pancione che si contraeva mentre il bimbo scalciava più forte. “Sì, nonno, ficcami quel cazzo dentro!” implorò, come in quelle scene hentai porche che guardava di notte per eccitarsi, dove tentacoli alieni sfondavano fighe incinte fino all’utero. Il vecchio non se lo fece dire due volte: si sputò sulla cappella viola e gonfia e le sbatté il cazzo nella figa con un colpo brutale, arrivando fino in fondo, la punta che premeva contro la cervice come un serpente invasore. “Prendilo tutto, troia gravida!” grugnì, pompandola a ritmo selvaggio, le palle pelose che sbattevano contro il suo clito gonfio. Mia si aggrappò al cassonetto, le unghie che graffiavano il metallo, mentre il bimbo scalciava all’impazzata, come se sentisse il cazzo del vecchio spingere contro l’utero.
Ma il vecchio era un porco depravato, ispirato da quelle fantasie hentai schifose: si chinò e, mentre la scopava, le spalancò la figa con le dita e infilò la lingua lunga e bavosa dentro, leccando come un animale. La sua lingua, viscida e calda, si allungava in modo innaturale – quasi come un tentacolo da manga porno – arrivando in profondità, sfregando le pareti della vagina e spingendosi fino alle ovaie, leccando i succhi misti a muco gravidico. “Senti la mia lingua che ti lecca l’utero, puttanella!” biascicò con la bocca piena, la lingua che guizzava dentro di lei, arrivando a sfiorare l’ingresso dell’utero dilatato, dove il bimbo scalciava contro la pressione. Mia venne forte, squirta un fiotto caldo sul viso del vecchio, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo e alla lingua, urlando: “Cazzo, sì, leccami fino alle ovaie, porco schifoso! Il bimbo lo sente!”
Il vecchio rise, tirando fuori la lingua gocciolante e riprendendo a scoparla forte, il pancione enorme che rimbalzava contro il cassonetto a ogni spinta. Le strizzava le tette gonfie, facendole schizzare latte dai capezzoli, che colava sul metallo sporco. “Mungiati come una vacca, troia!” le ordinò, e Mia obbedì, pizzicandosi i capezzoli duri mentre lui la inculava ora, passando al suo culo stretto senza lubrificante, il cazzo che entrava a forza nel buco dilatato dalla gravidanza. “Prendilo nel culo, gravida di merda!” urlò, pompandola mentre la lingua tornava a leccarle la figa da sotto, allungandosi di nuovo come in un hentai perverso, arrivando fino all’utero e alle ovaie, succhiando i fluidi amniotici misti a succo. Il bimbo scalciava furioso, facendole il pancione vibrare, e Mia venne di nuovo, il culo che pulsava intorno al cazzo del vecchio.
Alla fine, il porco sborrò dentro il suo culo, fiotti caldi e appiccicosi che le colavano giù per le cosce mentre lui usciva con un pop schifoso. “Brava la mammina troia,” disse, gettandole i 50 euro per terra nel fango. Mia, ansimante e coperta di sudore, latte e sborra, raccolse i soldi con il pancione che le pesava, il bimbo che scalciava ancora eccitato dalla scopata. Si rivestì alla bell’e meglio e tornò a casa, la figa e il culo doloranti ma soddisfatti, pronta per il prossimo cliente. Essere una mamma prostituta era la sua vita porca, e quelle scopate hentai-style la facevano bagnare ogni volta. Non vedeva l’ora di partorire per ricominciare con un pancione nuovo.



1 commento
Adam
Racconto eccelso e perfetto in ogni sua parte!