La Visita
Londra, 1888.
Nebbia.
Sangue.
Gemiti.
Il tanfo della città era un misto di carbone, sperma e carne marcia.
Nelle strade dei bassifondi, il peccato non dormiva mai.
E neppure lui.
Lo chiamavano “Il Medico”.
Ma non curava.
Collezionava.
Indossava la maschera della peste: becco lungo, occhi d’ottone, mantello di cuoio.
Le donne ridevano… finché non restavano sole con lui.
Poi, smettevano di ridere.
Quella notte, trovò lei.
Una puttana dai capelli rossi come il peccato.
La bocca piena di promesse.
Le cosce larghe e facili.
«Dieci scellini, dottore… e puoi giocare con me tutta la notte.»
Lui la seguì in silenzio, come uno spettro.
Nella stanza, il letto era sporco, le lenzuola ancora calde.
Perfetto.
Lei si spogliò lentamente.
I seni pesanti, il ventre morbido, le labbra intagliate nel desiderio.
Ma lui non si spogliò.
Restò vestito.
La maschera sempre sul volto.
Sotto il mantello, gli strumenti: bisturi, aghi, vasi di vetro.
«Posso toccarti, dottore?»
«No.»
«Vuoi che ti lecchi?»
«No.»
«Allora… cosa vuoi?»
Lui rispose solo avvicinandosi.
Le posò la mano guantata sul collo.
Il pollice accarezzava…
Poi stringeva.
Lei gemeva.
Per gioco.
Poi per paura.
Ma lui era già dentro.
Dentro di lei, con un’erezione fredda e violenta.
Ogni colpo un morso.
Ogni spinta un rituale.
Quando lei si contorse, tremò, pianse…
Lui cominciò davvero.
Estrasse il bisturi.
Le aprì l’addome con cura quasi amorosa.
La osservava mentre moriva, mentre gemeva e gorgogliava.
E venne.
Sì, venne.
Nel sangue.
Nelle viscere.
Dentro l’utero ancora caldo.
Poi separò.
Tagliò.
Raccolse.
Il cuore, immerso in formaldeide.
Le labbra vulvari, messe in una teca.
I seni, svuotati e imbalsamati.
Nessun urlo.
Solo arte.
“Anatomia del Piacere”
“Ogni corpo racconta. Ogni taglio svela. Ogni orgasmo documenta.”
Il laboratorio era immerso in silenzio.
Le pareti grondavano umidità.
Il tavolo d’argento rifletteva le lampade a gas come una bara illuminata.
Sulle mensole, vasi di vetro: seni fluttuanti, labbra vulvari, uteri ancora pulsanti di desiderio congelato.
Il Medico tolse i guanti.
Li posò con lentezza.
Si sedette, aprì il diario rilegato in pelle umana e cominciò a scrivere.
📓 Estratto dal Diario, 9 Novembre 1888
Caso n. 12 – Esplorazione Pelvica – Zona Clitoridea
Donna di 24 anni. Pelle olivastra, pelo scuro e fitto.
Dopo l’amputazione, il bulbo clitorideo si è mantenuto eretto per oltre 7 minuti.
Durante la penetrazione post-mortem, ho sperimentato un orgasmo più intenso rispetto ai casi 9 e 10.
Probabile correlazione tra la tensione muscolare residua e l’attrito intracavitario.
Annotazione personale: il sapore era più ferroso, più crudo. Forse per via del ciclo mestruale in corso. Estremamente soddisfacente.
Chiuse gli occhi.
I ricordi si fecero vivi, carnali, umidi.
🔪 Flashback – Caso n. 8
Era una mora.
Giovane.
Silenziosa.
Aveva occhi pieni di morte ancor prima di morire.
Quando il Medico l’aveva tagliata, la carne si era aperta come un frutto.
La cavità vaginale era più stretta delle altre.
Più calda.
E quando l’aveva posseduta dopo il taglio…
aveva sentito una resistenza.
Uno spasmo.
Quasi un ultimo no.
E proprio quel no postumo, quella resistenza mortale, lo fece venire più forte di quanto avesse mai provato.
📓 Estratto dal Diario, 15 Novembre 1888
Caso n. 14 – Vaginoplastica Post-Mortem
Ho cucito i lembi laterali del perineo per stringere la cavità.
Durante la penetrazione, ho ottenuto una frizione superiore del 30%.
Annotazione personale: sono svenuto dopo l’eiaculazione. L’odore della formaldeide, mescolato al sangue e al mio sperma, ha creato un’eco sublime. Erotismo puro, freddo, eterno.
Il Medico si alzò, nudo sotto il mantello.
Camminò fino al vaso con la vulva di Sarah, la sua preferita.
La aprì.
La toccò.
Si apriva ancora.
Accogliente. Docile.
«Solo tu capivi davvero cosa volevo…» sussurrò, con la voce rotta dal piacere e dal vuoto.
Si inginocchiò.
Affondò il sesso nel vetro aperto.
Si fece da solo con ciò che aveva creato.
E venne.
Ancora.
Ancora.
“La Musa Spezzata”
Nella nebbia greve di quella Londra putrida, il Medico si muoveva come un dio oscuro, padrone di morte e piacere.
Ma una notte, la sua mano tremò.
Lei arrivò come un’ombra d’argento.
Una creatura fragile eppure sfuggente, con occhi grandi, neri come la pece.
I capelli d’un biondo sporco le cadevano disordinati sulle spalle sottili.
Si chiamava Miriam.
Non era come le altre.
Non piangeva.
Non chiedeva pietà.
Il Medico la osservò a lungo.
Cercò il punto dove il desiderio si mischiava alla paura.
Ma in lei trovò un’alchimia diversa: un fuoco che ardeva anche nella morte.
🔪 Il Rito
Miriam accettò il suo destino con un sorriso sardonico.
Si lasciò legare al tavolo senza un gemito.
Il Medico cominciò il suo rituale.
Ma questa volta, qualcosa cambiò.
Quando il bisturi le sfiorò la carne, Miriam aprì gli occhi, fissi e profondi.
«Mi vuoi davvero?»
La sua voce era un sussurro che gelava e infiammava.
Il Medico esitò.
Non era mai successo.
Le sue mani, abitualmente ferme come un chirurgo, tremarono.
La carne di Miriam era diversa.
La sua pelle vibrava come un corpo vivo.
Quando lei stese le gambe aperte, il Medico sentì qualcosa di nuovo:
un desiderio così potente da fargli tremare l’anima.
📓 Estratto dal Diario, 22 Novembre 1888
Caso n. 17 – Miriam, La Musa Spezzata
Diversamente dalle vittime precedenti, Miriam ha mostrato un’attività bioelettrica residua superiore al 15%.
Durante la dissezione e la penetrazione post-mortem, ho registrato contrazioni muscolari inconsuete, quasi un tentativo di comunicazione o sfida.
Il desiderio provato supera ogni esperienza precedente, compromettendo la mia lucidità.
Potrebbe essere la prima volta in cui il confine tra vita e morte diventa indistinto, generando un’ossessione totale.
Il Medico non riusciva a staccarsi da lei.
Ogni fibra del suo essere era ipnotizzata da quella ragazza spezzata, sospesa tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Si perse in attimi di piacere morboso, bagnato dal sangue e dal sudore freddo.
Sussurrava promesse che solo lui poteva mantenere.
Promesse di eternità in formaldeide, di un amore nero, immobile ma eterno.
Ma Miriam non era solo un trofeo da collezione.
Lei era una sfida.
Una nuova ossessione.
E quella notte, il Medico capì che avrebbe pagato qualsiasi prezzo pur di conservarla per sempre.
“L’Oblio della Ragione”
Il laboratorio era diventato una tomba, un santuario della follia.
Le luci tremolavano, proiettando ombre danzanti sulle pareti macchiate di sangue e formaldeide.
Il Medico trascorreva le sue giornate e le sue notti accanto a Miriam, il corpo ormai immobile, ma per lui ancora vivo.
Le mani tremavano mentre riapriva incisioni e cuciture, cercando di “risvegliare” quel frammento di vita che continuava a sfuggirgli.
La torturava con aghi, elettrodi, pozioni dal colore sconosciuto.
Ogni fallimento era un urlo che solo lui poteva sentire, un passo più profondo verso la follia.
📓 Estratto dal Diario, 30 Novembre 1888
Esperimento n. 3 – Reanimazione Neuromuscolare
Applicati impulsi elettrici a livello spinale.
Nessun movimento volontario registrato. Solo spasmi riflessi, incontrollabili.
La ragazza rimane prigioniera del suo stesso corpo, immobile e tormentata.
Nota personale: Mi sento più vicino a lei che mai. Forse sto diventando lei, o lei me. La linea tra carne e spirito si dissolve. Ma devo andare avanti.
Il Medico parlava con Miriam come se fosse ancora cosciente.
Le sussurrava parole di conforto, minacce, promesse di un ritorno che non sarebbe mai arrivato.
I suoi occhi persi nel vuoto, sognavano di vederla muovere un dito, anche il più piccolo.
Ma il corpo rimaneva un cadavere.
Un involucro vuoto e maledetto.
In preda alla disperazione, iniziò a modificare il corpo, aggiungendo elementi innaturali: tubi, leve, pistoni di metallo, cercando di creare una creatura metà umana e metà macchina.
📓 Estratto dal Diario, 5 Dicembre 1888
Esperimento n. 7 – Automa della Peste
Integrati con successo impianti meccanici per movimento arti inferiori.
Movimento limitato, ma presente.
Tuttavia, la qualità sensoriale è completamente assente. Miriam è una marionetta.
Io… io sono il suo burattinaio e la sua prigione.
Le notti si fecero insonni, punteggiate da grida soffocate e rantoli.
Il Medico aveva perso ogni contatto con la realtà.
Ogni nuovo esperimento era una caduta più profonda nella disperazione, una danza con la morte che non voleva accettare.
Miriam non era più solo una vittima.
Era la sua ossessione, la sua creazione maledetta.
E lui, il suo dio tormentato.
“L’Ultima Trasformazione”
Il laboratorio era ormai un santuario di orrore e follia.
Il Medico camminava tra vasi, tubi e corpi mutilati come un re in un regno di ombre.
Ma dentro di lui qualcosa si era spezzato per sempre.
Miriam, la sua musa spezzata, giaceva immobile, metà donna, metà macchina.
Un fantasma imprigionato in una carcassa di carne e ferro.
Ogni tentativo di riportarla alla vita era fallito.
La disperazione si era trasformata in ossessione totale.
Una notte, mentre osservava il corpo che tanto aveva desiderato, un’idea folle prese forma.
📓 Estratto dal Diario, 14 Dicembre 1888
La vita non può più essere data con la scienza.
Il freddo della morte avvolge Miriam, ma l’essenza del desiderio è ancora qui.
Solo un sacrificio assoluto può riportarla all’esistenza.
Devo trovare una nuova musa, una giovane innocente, e unire la sua carne alla mia creazione.
La nuova vittima diventerà il sangue e il respiro di Miriam.
Solo così l’anima spezzata potrà risorgere.
Il Medico preparò il tavolo.
Una nuova vittima era stata adescata nella nebbia di Londra.
Una ragazza giovane, ignara del destino che la attendeva.
Con mani ferme e occhi iniettati di follia, cominciò il nuovo rituale.
Strappò, cucì, fondette.
La carne nuova si mescolava al corpo meccanico di Miriam, creando un’orrenda fusione di vita e morte.
Il sangue scorreva come un fiume nero.
L’odore di morte e desiderio saturava l’aria.
E nel cuore del caos, il Medico urlò la sua follia.
📓 Estratto dal Diario, 20 Dicembre 1888
È fatta.
Miriam respira.
Il corpo vive.
Ma il prezzo è alto.
Ho perso me stesso.
Ora sono solo un’ombra che danza nel crepuscolo della sanità mentale.
Il laboratorio esplose in un ultimo bagliore di follia.
Le mura tremarono.
La creazione si mosse, un abominio di carne e metallo, urlando la sua nuova vita.
Il Medico sorrise, finalmente libero e schiavo di un incubo eterno.



1 commento
Adam
Quello che adoro di Ruby Rouge sono anche i racconti: variegati, per tutti i gusti…affascinanti e così vividi che, quando li leggi, ti sembra di viverli con tutti i 5 sensi.
Ruby Rouge non è una semplice linea erotica: è un universo di erotismo, classe, piacere e dolce dissolutezza.