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LA VERGINE NERA

(Racconto 2 – Il Collezionista di Ombre) “Alcuni templi non vengono mai consacrati.Ma sono più sacri di qualunque cattedrale.” A mezz’ora da Roma, su una collina che nessuna guida turistica osa menzionare, sorge ciò che resta del convento delle Clarisse di Santa Penitenza.Bruciato nel 1884. Dimenticato.Riaperto in segreto, solo la notte, sotto il nome di…
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Figura con maschera da uccello e mantello nero in bosco spettrale.

(Racconto 2 – Il Collezionista di Ombre)

“Alcuni templi non vengono mai consacrati.
Ma sono più sacri di qualunque cattedrale.”


A mezz’ora da Roma, su una collina che nessuna guida turistica osa menzionare, sorge ciò che resta del convento delle Clarisse di Santa Penitenza.
Bruciato nel 1884. Dimenticato.
Riaperto in segreto, solo la notte, sotto il nome di Corpus Dilectae.

Non servono biglietti. Solo una parola d’ordine.
Quella notte era Animae.
Io ero già lì, come sempre. Prima di tutti.
Nascosto in vista. Vestito di nero. Maschera bianca.

Entrò a mezzanotte.
Portava un abito da novizia. Bianco, senza mutandine. Croce al collo.
Occhi chiusi. Passi lenti. Labbra rosse come vino versato sull’altare.

Si faceva chiamare Maddalena.

Sul petto, un tatuaggio in latino: Libera me, Domine, de morte aeterna.
Sapeva cosa stava facendo.
Era una suora pentita, o forse solo una peccatrice in cerca di redenzione per vie più umide.

La guidai nei sotterranei.
Lì sotto, le celle delle monache erano state trasformate in confessionali della carne.

Lei si inginocchiò davanti a me.
Io le presi il mento. La guardai da dietro la maschera.
E sussurrai: “Non sei qui per espiare. Sei qui per incarnare.”

Lei rispose devota: “ Sarò la tua madonna troia”


La feci stendere sull’altare di pietra.
Le legai i polsi con un rosario.
Con sangue caldo le marchiai come inchiostro sulla schiena: ECCE LUX TENEBRARUM.

In questa messa nera a far da coro mantelli neri e versi evocativi, spettatori eccitati, in un coro osceno di voci e corpi febbricitanti in attesa della rinascita di questa vergine nera.

La penetrai.
Sacro e profano si confusero nel suo corpo che si apriva come un Vangelo profanato.
Ogni suo urlo sembrava una litania. Ogni scossa, una possessione.

Era la Vergine.
Non per il corpo, ma per l’anima.
E io gliel’ho tolta.
Delicatamente.

Quando venne, il suo viso si illuminò.
Per la prima volta, forse, con fede autentica.


“Le sante non nascono. Si costruiscono.
Con carne. Peccato. E oblio.”

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